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Uber perde l’appello a Londra: gli autisti hanno diritto a…

LA CAUSA

Uber perde l’appello a Londra: gli autisti hanno diritto a straordinari e ferie

Gli ex driver di  Uber James Farrar e Yaseen Aslam dopo la sentenza (Afp)
Gli ex driver di Uber James Farrar e Yaseen Aslam dopo la sentenza (Afp)

Sconfitta per Uber di fronte al tribunale del lavoro britannico: secondo la Corte, la startup californiana deve garantire ai suoi autisti una serie di diritti, fra i quali salario minimo, ferie e i giorni di malattia pagati. Uber ha perso l'appello contro la decisione della corte in favore di due suoi driver, James Farrar e Yaseen Aslam, che avevano fatto causa per chiedere il riconoscimento del loro status di lavoratori dipendenti (e non di freelance, come Uber li classifica). Il sindacato Gmb esulta, parlando di vittoria dei lavoratori nella cosiddetta “gig economy”: l’economia dei lavoretti, basata su prestazioni professionali freelance e spesso nel mirino per accuse di sfruttamento della forza lavoro.

Uber non demorde e annuncia un nuovo ricorso per evitare di dover concedere i nuovi diritti ai suoi 50 mila autisti a Londra. Il servizio di auto con conducente si era già visto revocare la licenza nella capitale britannica e anche in questo caso ha fatto ricorso, ottenendo la possibilità di continuare ad operare nella metropoli. La prima udienza per risolvere questo altro contenzioso sarà il mese prossimo.

Possibile effetto domino sulla gig economy
Al di là della controversia in sé, il caso Uber si candida a diventare un precedente importante nell’intero sistema della gig economy. Il riconoscimento dello status di lavoratore dipendente potrebbe far emergere richieste analoghe anche in altre piattaforme contestate dai propri collaboratori, come la piattaforme di consegna di cibo Foodora. Da parte sua, la società ha respinto l’interpretazione della Corte: «La maggior parte dei tassisti e degli autisti di noleggio privato sono stati considerati, per decenni, lavoratori autonomi, molto prima che la nostra app esistesse». È il commento di Tom Elvidge, direttore generale di Uber Uk, alla sentenza del tribunale del lavoro britannico che ha dato ragione ai driver della società Usa che rivendicavano i diritti tipici dei lavoratori dipendenti.

«Il motivo principale per cui gli autisti utilizzano Uber - si legge ancora - è che la nostra app dà loro la libertà di scegliere se, quando e dove effettueranno il loro servizio, motivo per cui abbiamo intenzione di andare in appello». Per Elvidge, infine, nel corso degli ultimi anni la società ha migliorato la sua applicazione «per garantire agli autisti un maggior controllo» e «investito in coperture assicurative per malattia o infortunio».

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