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Ricavi al raddoppio per la startup dei matrimoni Martha's Cottage

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Ricavi al raddoppio per la startup dei matrimoni Martha's Cottage

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Il suo biglietto da visita parla di un catalogo online di oltre 1.500 prodotti e accessori per la cerimonia e la festa di nozze e di circa 18mila sposi serviti nei primi dieci mesi dell'anno. Spulciando la sua carta di identità si scopre che questa startup è nata, a Siracusa, nel 2014 e ha raccolto due round di finanziamento, il primo da 300mila euro e sottoscritto da Investimento Capital B!, Withfounders e alcuni investitori privati e il secondo di 500mila euro che ha sancito il percorso di internalizzazione della società.
Non è un caso quindi che Martha's Cottage abbia festeggiato a fine agosto un importante traguardo, e cioè il raggiungimento – in anticipo sulle tempistiche previste - del primo milione di euro di fatturato. Rispetto ai 600mila euro di ricavi contabilizzati nell'esercizio 2016, il salto in avanti è considerevole e premia lo sforzo di guardare ai mercati esteri (Francia, Germania e Spagna), che oggi contribuiscono al 15% del totale delle entrate.
Fare strada nell'e-commerce è quindi una missione possibile, anche al cospetto di presenza ingombranti come quella di Amazon, ma servono idee chiare. E quelle che animano Salvatore Cobuzio, Ceo e founder della startup al fianco di Simona Canto (la moglie), Laura Bevelacqua e Tiziana Mendolia, sembrano essere chiarissime. “Siamo l'azienda che contribuisce ad organizzare più matrimoni in Europa e questo è un risultato figlio di un'intuizione, quella di presidiare un mercato ancora inesplorato e quindi con grandissime opportunità di crescita come la vendita di oggettistica online per matrimoni, un mercato che vale a livello globale 17 miliardi di euro”. L'idea è ovviamente quella di crescere sfruttando margini che Cobuzio definisce “ampissimi” e le ambizioni sono decisamente forti: “Martha'S Cottage ha la possibilità di essere una storia di successo italiana nell'e-commerce e uno dei pochissimi e-commerce italiani leader nel mondo nel nostro settore di riferimento”. L'azienda, intanto, opera da sempre in profitto ed è già un grande risultato.
Per concretizzare l'obiettivo futuro, il canale online giocherà un ruolo fondamentale, perché sarà il ponte attraverso il quale “raggiungere potenzialmente tutti i Paesi dell'Occidente” e sviluppare ulteriormente la strategia di internazionalizzazione. Al resto dovranno pensarci la nuova struttura da oltre 2.000 metri quadrati (di cui la metà dedicati a un magazzino completamente automatizzato), appena inaugurata a Siracusa e pensata come luogo di aggregazione e condivisione di nuove idee per gli startupper del Sud e gli investitori e incubatori provenienti da tutta Italia, e le 23 persone attualmente in organico, che dovrebbero aumentare di almeno dieci unità entro la fine del 2018.
Martha'S Cottage non ha un segreto per essere un'azienda in grado di ritagliarsi spazi di crescita importanti in un universo dominato dai grandi retailer. Ma nell'essere, come la definisce il suo fondatore, “una startup dell'e-commerce anomala”, una ricetta specifica ce l'ha. “Non siamo nati con l'idea di essere una startup – spiega ancora Cobuzio – ma abbiamo soddisfatto un'esigenza di mercato, che abbiamo vissuto personalmente, e cioè la ricerca di prodotti unici e difficilmente reperibili altrove per rendere il matrimonio diverso e originale. Quasi tutti i settori ormai sono digitali e anche noi, così come fece Amazon quando iniziò a vendere libri o Zalando con le scarpe, abbiamo intercettato la trasformazione di un business tradizionale. Non temiamo Amazon e i giganti dello shopping online perché, oltre ad essere molto verticali, non siamo solo un e-commerce. Siamo degli influencer, e il nostro è un business dove non esistono i brand dei produttori ma solo i prodotti”.
Idee chiare, dunque. Anche per quanto riguarda il ruolo dei venture capital e la capacità, per una piccola startup come Martha'S Cottage, di intercettare i finanziamenti degli investitori istituzionali. “In Italia si fatica molto”, dice in proposito Cabuzio. “Per quella che è la nostra esperienza, il problema sta nel fatto che tutti sono in cerca dell'unicorno e, soprattutto, che si inseguono le mode, prima il food, poi il delivery e altri. Anziché investire sperando che una startup su dieci ce la faccia, sarebbe più opportuno puntare su aziende che creano valore sul territorio, posti di lavoro e garantiscono un ritorno agli investimenti”.

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