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Un chatbot programmato per contrastare l’hate speech sui social

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Un chatbot programmato per contrastare l’hate speech sui social

Un chatbot programmato per contrastare l'hate speech e la diffusione delle fake news sui social network. E per aiutare le testate online nella gestione dei commenti dei lettori. Ecco Loudemy, l'ultima startup lanciata dall'imprenditrice sociale Selene Biffi.

Attivo su Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram, il bot si basa su diversi algoritmi realizzati da enti universitari e resi disponibili in licenza open source. Rilasciato da qualche settimana in versione beta, il programma è pensato per due tipologie differenti di utenti. La prima è rappresentata appunto dalle aziende editoriali. «Loudemy può operare sia sui social network che all'interno di blog, forum e sezioni di commenti», spiega Biffi. In pratica, il bot «si inserisce nelle conversazioni andando a smorzare insulti e toni negativi». Il tutto proponendo «commenti, concetti e dati che propongono una narrazione alternativa e un dialogo partecipato».

Una direzione opposta a quella intrapresa, ad esempio, dal New York Times. Che ha lanciato Moderator, un software sviluppato da Jigsaw, realtà della galassia Google. In pratica, un'intelligenza artificiale capace di riconoscere i commenti dei troll e di escluderli da quelli sottoposti ai 14 colleghi umani che devono decidere quali pubblicare. Velocizzando, così, il loro lavoro.

«Per quanto pratico, questo approccio può essere percepito come una minaccia alla libertà di espressione. Per questo con Loudemy vogliamo fare un passo in una direzione diversa». Invece di cancellare, «promuovere altri punti di vista supportati da dati ripresi da fonti aperte, neutrali e di qualità».

Fonti che, altro elemento importante per i media in un contesto di sfiducia crescente nei loro confronti, possono essere proprio le testate giornalistiche. Le stesse che possono essere utilizzate anche dai singoli utenti, la seconda categoria per cui è pensato il software. Il programma dà loro la possibilità di scegliere un argomento sul quale concentrare l'attenzione della macchina. Dalla politica al razzismo, dal cambiamento climatico alle tematiche legate alla salute. Quando il bot riconosce una fake news interviene in automatico. E lo fa suggerendo un link a siti istituzionali o appunto di testate giornalistiche, selezionate dall'utente, che smonti la bufala.

Dopo aver dato una prospettiva ai ragazzi afghani aprendo The Qessa Academy, scuola per cantastorie a Kabul, ora questa startupper brianzola lancia un progetto contro l'odio e le bufale in Rete. «Penso che uno strumento come Loudemy contribuisca a smorzare toni troppo accessi e a fornire un punto di vista alternativo all'interno delle conversazioni online», spiega Biffi, «tutto questo attraverso dati, statistiche e concetti presi da fonti di qualità. Non si tratta di far scoppiare filter bubbles, ma di presentare punti di vista alternativi per aggiungere valore ad una conversazione online, a prescindere dalle parti coinvolte o dalla tematica».

Per gli utenti singoli l'iscrizione e l'utilizzo sono gratuiti. Mentre le organizzazioni, a cominciare dalle aziende editoriali, dovranno invece sottoscrivere un abbonamento. E del resto sono per prime le testate giornalistiche ad essere interessate a combattere la diffusione delle fake news. Che la soluzione al problema possa essere Loudemy lo dirà il tempo. Biffi, però, è convinta del suo progetto: «in genere i chatbot vengono utilizzati a supporto del servizio clienti online, ma credo che possano fare molto di più, specialmente in un clima come quello attuale».

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