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«Startup del Fintech? Serve più la finanza della…

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«Startup del Fintech? Serve più la finanza della tecnologia»

Con la sua startup, Soldo, è riuscito, lo scorso giugno, a segnare un record: è stato il primo italiano a ricevere un finanziamento – di ben 11 milioni – da uno dei più importanti venture capital mondiali, il fondo Accel. Un risultato che ha premiato la capacità della startup di Carlo Gualandri di portare innovazione in un settore ancora non presidiato: quello dei conti spese aziendali per trasferte o acquisti dei vari dipartimenti. «Abbiamo creato un sistema per delegare i pagamenti tramite carta di credito a persone o entità aziendali che consente di mantenere il controllo delle spese e tenere traccia delle ricevute», spiega Gualandri a margine dell’evento Scale It che si è tenuto il mese scorso a Milano e ha riunito alcuni dei più importanti fondi di investimento europei. . «In pratica – continua – abbiamo unito la parte tech, rappresentata dall’app e dalla tecnologia, a quella fin costituita dall’intuizione che mancava uno strumento per gestire le spese di tutti i giorni tramite carta di credito».

Il mondo delle startup fintech è ancora una galassia indistinta. Sono quelle società che, unendo servizi finanziari e tecnologia, dovrebbero essere in grado di rivoluzionare il mondo delle transazioni finanziarie, quello del lending e anche quello dell’asset management. Ma le cose stanno davvero così? Secondo Gualandri si tratta più spesso di parole che di fatti: «La maggior parte degli attori del mondo fintech pensano che basti la parte tecnologica per rivoluzionare il settore e sostituirsi, per esempio, alle banche, ma non è così. La parte tech non è, infatti, condizione sufficiente per cambiare un’industry». A suo parere, quindi, la maggior parte delle attuali startup fintech, più che rivoluzionare il settore, stanno creando un business a partire da nuovi modi di accedere a prodotti tradizionali. Un esempio? «Sostituendo l’advisor umano con un intermediario robotico più efficiente e meno costoso, la cui validità in situazioni di crisi dovrà però venire testata nel tempo», puntualizza il manager. Un ragionamento che, secondo lui, vale anche per il settore del lending dove le startup non sono riuscite a creare nuove forme di prestito – come il social lending o peer to peer - ma si sono piuttosto concentrate sull’efficientamento dei processi e sul miglioramento della capacità di valutazione del rischio. Chi invece secondo Gualandri sta rivoluzionando davvero il settore dei servizi finanziari è Amazon. Da alcuni anni, l’e-commerce fondato da Jeff Bezos ha aperto la propria piattaforma a soggetti terzi dando loro la possibilità di vendere, spedire, tenere la merce nei suoi magazzini e, in virtù di ciò, chiedere ad Amazon stessa prestiti per finanziare il proprio business. «Grazie a questa penetrazione nel business dei propri clienti, Amazon riesce a raccogliere una grande mole di informazioni su di loro – come per esempio quanto vendono, se i clienti sono soddisfatti, se ci sono resi - che le consentono di valutare se fargli credito oppure no». Solo per dare un’idea del giro d’affari, Amazon ha recentemente annunciato di aver superato i 3 milioni di dollari di prestiti, di cui 1 miliardo erogato solo nell’ultimo anno. A beneficiarne sono state oltre 20mila imprese, tra cui più della metà hanno chiesto un secondo prestito dopo aver estinto il primo. Si tratta, secondo Gualandri, di un sistema più innovativo di una semplice app per i prestiti online poiché si basa su dati che le banche non hanno e non possono avere, per lo meno a oggi. «Non è detto però che nel futuro – ipotizza il fondatore di Soldo - non nasca una startup capace di calcolare l’algoritmo necessario per capire, a partire dai movimenti bancari e dalle informazioni finanziarie contenute negli smartphone, quanto una persona è finanziariamente solida. Si tratterebbe di certo di un’innovazione che farebbe comodo a molte banche e che i venture capital sarebbero probabilmente disposti a finanziare». Le startup fintech alla ricerca di un business profittevole sono avvisate.

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