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Tutto quello che Twitter non sa della nostra felicità

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Tutto quello che Twitter non sa della nostra felicità

Mettiamola così: la misurazione delle felicità è uno dei passatempi più strategici per un politico. Il consenso passa da quelle parti. Per quantificare il benessere di una popolazione si usano tradizionalmente indicatori economici di flusso (e non) come il Pil, i consumi o gli indici di fiducia. I social consentono una misurazione in tempo reale più puntuale, più emotiva e senza una grammatica alla base ancora in grado di comprenderne i limiti. Per rispondere quindi alla domanda sulla felicità delle persone occorre quindi in primo luogo arrendersi all'evidenza che i social riguardano “solo” oltre 2 miliardi di persone che hanno smartphone o un pc, vivono in paesi con una connessione a internet e non vivono in condizioni di estrema povertà. Il che restringe in assoluto il senso della domanda sulla felicità.

Il Computational Story Lab , così come alcuni altri gruppi stanno lavorando per sviluppare un tale “hedonometer” – una misuratore di felicità in tempo reale che utilizza i dati di social media come un ingresso. Esistono studi che misurano correlazioni tra parole o frasi specifiche e l'obesità o la diffusione del diabete. I tweet che trasmettono emeozioni negative come ansia o aggressività sono correlati a indici di mortalità più alti legati alle malattie cardiache. Analisi di foto di Instagram su 166 individui hanno identificato marker legati alla depressione. I soggetti depressi tendevano a postare foto più blu o scure. Tutti questi studi hanno un limite di non poco conto. Analizzano le parole. Parole che sui social non sono pietre.

Sulle reti sociali, anche qui lo dimostrano svariati studi, siamo eccessivi nell'uso degli aggettivi e nel registro della comunicazione. Diciamo no per dire io, siamo leoni da tastiera e ci sentiamo più liberi e più aggressivi. Siamo eccessivamente seduttivi e siamo costretti ad affidarci ai software per indirizzare la nostra creatività espressiva. Questi limiti che poi sono la sintassi della comunicazione sui social vanno compresi. Serve un tara alla comunicazione digitale che ancora non è stata calcolata. Twitter così come altri social media rappresentano da un punto di vista sociologico una fetta precisa (e parziale) della popolazione. Inoltre in qualche modo deformano le rappresentazioni che diamo di noi stessi e di quello che ci circonda. Siamo sicuri che la pancia della rete sia in grado di raccontare quanto siamo felici?

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