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Ecco Riot Civil Unrest il simulatore di rivolte. La verità la sa solo…

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Ecco Riot Civil Unrest il simulatore di rivolte. La verità la sa solo la piazza

Il video

Riot: Civil Unrest non è un simulatore di manifestazioni ma il tentativo di raccontare quello che accade sulla piazza, sulle strade, quanto qualcosa va storto o qualcuno vuole che qualcosa vada storto durante un corteo o una protesta. Da pochi giorni online su piattaforma Steam questo attesissimo gioco (4 anni) esce in ealy access vale a dire in una versione aperta ai giocatori ma lontana da essere quella definitiva. Il progetto è nato nel 2014 da una idea di Leonard Menchiari che ha conosciuto in prima persona la manifestazione e i tafferugli durante gli scontri per le proteste dei No Tav in Val di Susa.

Come funziona. Si può scegliere di giocare nei panni della polizia o dei manifestanti. Nel gioco sono presenti quattro diversi scenari, ognuno auto-conclusivo in termini di storia ed eventi raccontati. Ogni missione può essere poi portata a termine, con la vittoria della polizia o dei manifestanti (che devono raggiungere obiettivi diversi), sia pacificamente sia con la violenza, e le scelte di ogni missione hanno conseguenze sulle successive manifestazioni della campagna. Quattro le campagne quindi: la protesta NoTav in Val di Susa, la Primavera Araba in Egitto, la lotta degli Indignados contro le politiche di austerità spagnole e le proteste in Grecia, a Keratea, contro la costruzione di una discarica.

Come è il gioco? Il gioco chiaramente non è perfetto ma proprio per questo è realistico. Si ha spesso la sensazione di non avere il controllo su nulla. Ogni personaggio ha un suo carattere e una sua personalità. La simulazione forse troppo ambiziosa concettualmente sfocia nel caos. Tuttavia le musiche cupe e metalliche e i testi efficaci e senza retorica utilizzati rendono questo progetto un tentativo ansiogeno e intimo di descrivere la tensione che ha vissuto chi di noi si è trovato coinvolto in scontri di piazza. C'è la documentazione giornalistica, e il racconto distorto dei media, c'è la stupidità della violenza ma anche la razionalità che porta agli scontri. La pixel art più che una citazione di una generazione di videogiochi è forse un modo per consegnare questi fatti drammatici e incomprensibili a una dimensione artistica che li rende degni di essere giocati. E ricordati.

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