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Cosimo Spera: «Perché il blockchain è un’arma…

A COLLOQUIO CON COSIMO SPERA

Cosimo Spera: «Perché il blockchain è un’arma contro le fake news»

Dici blockchain e subito pensi a quel quasi per tutti incomprensibile meccanismo virtuale che governa il fenomeno Bitcoin. Ma c'è anche chi ritiene che potrebbe rivelarsi un'ottima arma contro le fake news. Cosimo Spera, uno degli imprenditori italiani più attivi dal 2001 nella Silicon Valley (in California era arrivato a Berkeley come professore di matematica applicata) ne è convinto e ne discuterà giovedì ospite del Politecnico di Milano a un evento dedicato proprio a questo tema (http://www.deib.polimi.it/ita/eventi/dettagli/1425).

Quindi blockchain come strumento anti fake news?
«Quando il fenomeno Bitcoin è esploso - sottolinea Spera - la vera novità che avrebbe cambiato il modo in cui operiamo nel futuro era la sottostante tecnologia a supporto, chiamata blockchain. Ho cominciato ad interessarmi di blockchain per eliminare il problema dei biglietti falsi per eventi sportivi, musicali…».

Sa che in Italia, ormai in piena fase preelettorale, siamo allo scontro politico sull'utilizzo delle fake news, alimentato dalle dichiarazioni dell'ex presidente Usa Joe Biden su presunti aiuti russi a Lega e M5S
«Sì lo so. Il problema principale è che oggi milioni di Italiani si fidano di cosa leggono su Facebook o su Twitter e questo è un dato accertato. Che poi queste informazioni vengano diffuse da “agenti stranieri” è anche questo un fatto. Tanto per farle un esempio, le elezioni presidenziali americane sono state condizionate dal risultato di tre Stati: Michigan, Wisconsin e Pennsylvania per una differenza totale di meno di centomila voti. Dato il costo basso dell'informazione molti attori avrebbero potuto impattare l'esito con un investimento di meno di 250mila dollari».

Qual è la “bufala” che l'ha colpita maggiormente?
«Quella che Papa Franceso avesse dato il suo “endorsement” a Donald Trump. La notizia ha raggiunto oltre un milione di utenti».

Scendendo nell'economia reale: lei ha lanciato tante start-up, l'ultima è beebell.com, ma non tutte sono andate bene come ha anche raccontato in passato. Cosa consiglierebbe di fare a giovani talenti con dei bei progetti ?
«Io l'ho sempre detto da tempo e lo ridico anche a costo di non essere popolare: buone idee hanno bisogno di soldi per realizzarsi. In Italia nel passato è stato creato un sistema regionale di finanziamento a progetti attraverso le varie startup cup. A mio parere un fondo di investimento nazionale focalizzato sui 10 progetti top all'anno darebbe di sicuro migliori risultati a lungo termine».

Quale potrebbe essere la nuova Silicon Valley?
«La Cina nell’area di Shanghai, c'è mercato, ma soprattutto ci sono competenze tecniche».

Ha dei Bitcoin?
«No, quando volevo investire avevano raggiunto un valore elevato».

Non le viene ogni tanto la voglia lanciare un'impresa in Italia?
«A volte ci penso, ma poi mi accorgo che il sistema è ancora immaturo».

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