Tecnologia

Ces 2018: a Las Vegas anche il nostro piccolo ecosistema di startup. Ma…

  • Abbonati
  • Accedi
Startup

Ces 2018: a Las Vegas anche il nostro piccolo ecosistema di startup. Ma conta davvero esserci?

Al Consumer electronic show di Las Vegas, il salone dell’elettronica di consumo più importante del mondo che apre le porte martedì prossimo le startup sono di casa. Sono sempre arrivate da tutto il mondo decine e decine di giovani imprenditori dell’hardware. Per trovare qualche coraggioso italiano bisognava però armarsi di santa pazienza e battere a piedi tutto il padiglione Eureka con la speranza di riconoscere, magari negli angoli meno illuminati, qualche nostro connazionale. Quest’anno non sarà così. Insieme alle oltre 900 startup provenienti da 42 Paesi del mondo ci sarà una corposa rappresentanza italiana. «Porteremo almeno 50 startup», gongola Michele Balbi, presidente di Tilt (Teorema Engineering e AREA Science Park) e uno dei principali promotori della missione tricolore a Las Vegas. Quest’anno si è mossa una sorta di dream team dell’ecosistema startupparo nostrano con il Mise (Ministero per lo sviluppo economico) e l’ce (Istituto per il Commercio Estero) tra i principali attori insieme a UniCredit StartLab, Italia Startup e-Novia e Industrio. La partecipazione italiana al Ces è stata ideata pensando ad aree tematiche “per industry”, con alcuni cluster che siano in grado di presentare la creatività dell’Italia. Fra questi cluster ci saranno sicuramente il FashionTech, l’AgroTech e il FoodTech, il BioTech e il MedTech, ma anche l’Industry 4.0, la Mobility e l’Automotive insieme allo Smart Transportation.

Chi ha messo più soldi di tutti però è Michele Balbi che, come ci ha raccontato, si definisce il “motore immobile” dell’iniziativa: «Ora mi sento Don Chisciotte, un guerriero delle cause perse. All’inizio mi aspettavo che l’ecosistema si sarebbe mobilitato con più vigore. Invece abbiamo fatto fatica a organizzare questa missione, che all’inizio non sembrava appassionare gli attori nostrani». In effetti qualche dubbio ci può stare. Fra tutti gli eventi e i palcoscenici per le startup perché andare fino al Las Vegas. In un settore peraltro come quello dell’elettronica di consumo dominata pochi e potentissimi gigante sull’asse che corre dalla California alla Cina. Negli ultimi anni, l’hardware tech che ha raccolto più di tre miliardi di dollari a livello globale ha anche conosciuto numerosi fallimenti da parte di aziende con anche importanti raccolte di finanziamenti come Jawbone, Pebble o Juicero. Fallimenti non tanto da imputare al settore delle tecnologie indossabile come nel caso dei braccialetti di Jawbone ma alle condizioni di competizione di un mercato molto veloce, altamente instabile e soggetto all’ingresso di economie di scala in grado di spazzare via i piccoli. Per dirla in altro modo, o una startup ha in mano un brevetto a prova di bomba o viene presto superata dalla concorrenza asiatico-californaniana.

Eppure, l’Europa che da sempre soffre la mancanza di attori di primo piano nell’elettronica di consumo è un ospite fisso al Ces di Las Vegas. L’anno scorso la Francia era presente con più di 200 startup, la Germania con un numero di poco inferiore. «Mancava all’appello l’Italia», ricorda Balbi che nel 1998 fonda a Trieste Teorema, un gruppo attivo nelle tecnologie digitali che oggi occupa circa 120 persone in Italia. L’interessa dell’imprenditore per le statup però pare disinteressato: «Se sono interessate ad acquisirle? Non lo so. Devo dire che in quest’ultimo anno di preparazione della missione mi sono imbattuto in tante belle idee ma confuse. Ho trovato pochi progetti di qualità e molti startupper di professione, nel senso di giovani capaci di vendere idee più che di realizzarle. Eppure, credo sinceramente che ci sia un spazio per i nostri giovani. Nei prossimi due-tre anni il mondo cambierà totalmente e deve cambiare totalmente anche il modo di presentarsi sui mercati. È solo restando collegati all’innovazione che si può pensare di avere una chance di salvezza». Dal 2012 le startup che si sono messe in vetrina al Ces hanno raccolto quasi 1,2 miliardi dollari. Diciamo, che se anche solo una delle nostre startup dovesse trovare un investitore o un round di finanziamento sarebbe un successo. Anzi, sarebbe come vincerere alla roulette.

© Riproduzione riservata