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«I vostri dati sono al sicuro». Il Ceo di Intel si difende e…

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«I vostri dati sono al sicuro». Il Ceo di Intel si difende e rilancia sullo sport in realtà virtuale

(Reuters)
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“I vostri dati sono al sicuro, ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna notizia di hacking”. Brian Kzranich, nella sua prima uscita pubblica dopo la scoperta della falla di sicurezza dei microprocessori non si tira indietro e va dritto al punto. “Entro la prossima settimana con le nostre patch risolveremo il 90% delle vulnerabilità dei nostri chip. Alla fine del mese raggiungeremo il 100%”. Difende la sua azienda, il più grande produttore di microprocessori per Pc, ma non dice nulla sull'accusa di essersi liberato di azioni Intel per un valore di 39 milioni di dollari prima dell'annuncio della vulnerabilità. Quella sul palco del Monte Carlo Park non sembra essere un momento di scuse. Fin dalle prime parole appare chiaro che la missione del Ceo del gigante di Santa Clara è quella di voler cambiare la percezione che il mercato ha di Intel. Di passare da una azienda pc-centrica a un gruppo che produce elaborazione di calcolo per i dati. Più moderna e legato a un business nuovo e facilmente scalabile. Il passaggio è ardito ma comprensibile. Intel è sempre stato una industria del Silicio che in passato ha legato la sua fortuna al suo connubio con Windows e con il mondo dei Pc. Alle fine degli anni Novanta quel mondo ha comunicato a entrare in crisi. Il mercato Pc da ormai dodici anni perde ogni anno quote di mercato. I dispositivi mobili e nuove architetture di processore hanno preso il centro della scena anche per merito di nuovi paradigmi dell'informatica come la mobilità e il cloud computing. Intel è stata presa in contropiedi. La prima reazione è stata quella di provare a entrare, senza grande fortuna, nel mondo dei maker legando i suoi chip a una nuova generazione di dispositivi nati per costruire oggetti e capaci di connettersi con il web e con i servizi interattivi. Nell'ultimo anno Intel come tutti i suoi principali competitor ha virato sull'intelligenza artificiale acquisendo startup specializzate nelle reti neurali. Ieri la scelta è stata quella di spingere su una frontiera, quella della realtà virtuale, che ha tenuto banco l'anno scorso al Ces ma sul mercato non ha ancora mantenuto le promesse generando il business sperato. Nonostante questo flop Intel ha annunciato una soluzione che mette insieme lo spettacolo degli eventi sportivi con questa tecnologia. Intel True Vr, una piattaforma che virtualizza lo spazio e consente di cambiare il punto di vista della telecamera nello spazio in tre dimensioni e in tempo reale. Il passaggio è dai pixel ai voxel, e quindi da un mondo in due a uno in tre dimensioni. Immaginate una partita di football americano e la possibilità di scomporre il terreno di gioco in singoli cubi che possono essere trattati come luoghi dove posizionare il punto di vista dello spettatore. In qualsiasi momento il pubblico potrebbe scegliere di vedere a 360 gradi quello che l'atleta sta facendo sul campo di gioco. Nella demo mostrata lo spettatore indossando un maschera di realtà virtuale è in grado di scegliere a bordo campo più punti vista per seguire meglio l'azione. Una tecnologia di questo tipo richiede una potenza di calcolo senza precedenti. Intel sarà anche partner delle prossime olimpiade invernali per offrire l'esperienza delle performance degli atleti attraverso tecniche di realtà virtuale. Sarò quindi possibile entrare nei caschi degli sciatori come anche osservare i gesti atleti dei pattinatori in tempo reale e direttamente dal ghiaccio di gara. Una secondo impiego di questa tecnologia è quello di potere raccontare i film cambiando il punto di vista virtuale all'interno della scena attraverso tecniche immersive ben conosciute nell mondo del videogioco dove i game designer possono decidere di gestire lo spazio in modo completamente libero.
Inevitabile, infine, l'accenno all'intelligenza artificiale e ai microprocessori in grado di simulare il funzionamento dei neuroni. Parliamo di chip in grado di essere influenzati dal processo di elaborazione del dato. Una frontiera su cui stanno lavorando non solo i big del silicio ma anche numerosissime startup. Loihi è un chip di ricerca annunciato ieri da Intel che vuole nel futuro influenzare il modo di “pensare” i prodotti e i servizi.
Lo speech è stato preceduto da una performance musicale che ha visto protagonisti Ella e Miles, entrambi musicisti artificiali che hanno improvvisato con due artisti in carne e ossa. Al di là della rappresentazione di sicuro effetto con i due avatar alti alcune decine di metri su un pannello al neon, capire il trucco non è stato complicatissimo. Distinguere dove inizia l'improvvisazione e dove comincia la programmazione non è semplice. Come nei migliori giochi di prestigio il trucco c'è ma non si vede. Esattamente come sta avvenendo per l'intelligenza artificiale nel business. La promessa di una nuova economia è percepibile. Non è chiaro quando e come si realizzerà.

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