Tecnologia

Riscaldamento climatico. Ecco i nuovi studi (e le nuove…

ambiente

Riscaldamento climatico. Ecco i nuovi studi (e le nuove contromisure)

Reuters
Reuters

Il ritratto di una catastrofe dipinto dai ricercatori assume contorni meglio definiti. Il rischio di riscaldamento climatico sta fra 1,2 e 3 gradi in più, invece che tra 1,5 e 4,5 gradi. La rivista scientifica Nature ha pubblicato uno studio sulle previsioni del cambiamento climatico il quale dettaglia meglio l’inervallo previsto di innalzamento di temperatura dell’aria che avvolte il pianeta Terra.
Attenzione, mezzo grado in più o in meno a noi profani potrà sembrare una sciocchezza, ma una temperatura media appena più tiepida per tutta l’atmosfera del mondo significa quantità enormi di energia in più, e divari del modo di innalzarsi dei mari allo scioglimento dei ghiacci polari.

Una pennellata di mezzo grado in più o in meno può significare la condanna per un Paese intero come l’Italia a diventare un deserto di dune e cammelli, oppure un acquitrino di piogge senza fine. A titolo di esempio, si stima che con 3 gradi in più il pianeta perderà 260mila chilometri quadri di zone umide e di deserti aridi. Restringere l’intervallo di incertezza permette di attrezzare difese meglio adeguate.

L’Accordo di Parigi sul clima, dicembre 2015, fissava un obiettivo sotto i 2 gradi, meglio se non oltre 1,5 gradi. Circondati da incertezze sul futuro, anche i climatologi continuano a impegnare le meningi per sommare e mettere in interrelazione migliaia di variabili.

Nell’articolo Emergent constraint on equilibrium climate sensitivity from global temperature variability (clicca qui per leggere lo studio, in inglese)i ricercatori Peter M. Cox, ricercatore delle dinamiche dei sistemi climatici all'Università di Exeter, con Chris Huntingford e Mark S. Williamson sostiene di aver ridotto l’incertezza sul cambiamento climatico del 60%, restringendo un intervallo di potenziale riscaldamento da 3 ° C a 1,2 ° C, con conseguenze su come la comunità internazionale potrà raggiungere gli obiettivi climatici delineati a Parigi.

Gli anni più torridi secondo l’Onu

Il 2015, il 2016 e il 2017 sono i tre anni più caldi mai registrati, ha affermato l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) rilevando un chiaro segnale di cambiamento climatico continuo a lungo termine causato dalle crescenti concentrazioni atmosferiche di gas ad effetto serra.
«Il grado di riscaldamento nel corso degli ultimi tre anni è stato eccezionale», ha aggiunto l’Omm.
Il 2016 detiene ancora il record mondiale per le temperature, ma il 2017 è stato l’anno più caldo senza El Niño, fenomeno che può aumentare le temperature globali annuali, precisa l’Omm.

Enea con Barilla per salvare pasta, olio e vino dal cambiamento del clima

Un’alleanza tra scienziati e grandi imprese per preservare dall’impatto dei cambiamenti climatici la pasta, l’olio e il vino. Parte il progetto europeo di ricerca Med Gold1, Oro del Mediterraneo dedicato a vite, olivo e grano duro, coordinato dall’Enea con tre partner industriali leader mondiali: Barilla per la pasta, la spagnola DCoop per l’olio d’oliva e la portoghese Sogrape Vinhos per il vino. Con un finanziamento europeo di 5 milioni di euro, verranno realizzati servizi climatici specializzati per ognuna di queste colture, con indicazioni per ottimizzare le tecniche agricole in relazione all’impatto del riscaldamento globale. «Questa nuova tipologia di servizi climatici per l’agricoltura — spiega Alessandro dell’Aquila, ricercatore del laboratorio Modellistica climatica e impatti dell’Enea — consente di fornire informazioni su misura e di agire su un arco temporale anche pluridecennale, rispetto alle attuali previsioni meteo che non vanno oltre i 2-3 giorni».

Con Barilla si lavorerà per capire l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di grano duro e le ricadute in termini di qualità e prezzo.
Notevole l’impatto dell’innalzamento delle temperature anche sulle interazioni tra l’olivo e la mosca delle olive, alterando l’economia olivicola nonché la resa della coltura. Sapere in anticipo se la prossima stagione sarà molto calda e siccitosa o al contrario mite e umida consentirebbe a chi produce olio d’oliva di mettere in atto le contromisure necessarie, come la scelta dei momenti di coltura e di raccolto e l’uso della manodopera.

© Riproduzione riservata