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Dal Fisco alle fake news, tutte le volte in cui Zuckerberg è stato costretto a correggersi

Correggiti ancora, Mark. Il fondatore di Facebook ha inaugurato l’anno con il buon proposito di migliorare il suo social network, e non solo. L’ultima ammissione di colpa, in ordine di tempo, è quella legata al fisco: «La nostra decisione di pagare le tasse localmente - ha spiegato oggi a Bruxelles la n. 2 di Facebook, Sheryl Sandberg - è solamente uno dei cambiamenti che stiamo facendo per rispondere alle preoccupazioni» europee. Sheryl Sandberg ha sottolineato che a Menlo Park «abbiamo ascoltato il dibattito sulla tassazione in Europa e stiamo volontariamente cambiando il modo in cui operiamo». Questo per volere del ceo Zuckerberg, che «ogni anno si pone una nuova sfida: quest’anno è quella di correggere».

E, in effetti, guardando alle ultime mosse di Mark Zuckerberg, tante sono le correzioni, le scuse, i cambi di rotta. Solamente qualche settimana fa Facebook aveva infatti annunciato una grossa correzione nell’algoritmo: «Ci sentiamo responsabili nel garantire che i nostri servizi non siano solo divertenti da usare, ma anche utili per il benessere delle persone», aveva scritto Zuckerberg nella sua pagina per motivare la decisione di mostrare più contenuti generati da amici e conoscenti e meno post di aziende e siti di news. Oltre a dare più spazio ai contenuti degli amici, il nuovo algoritmo permetterà di ridurre la diffusione delle fake news, altro tema che Facebook ha recentemente affrontato in un post, riconoscendo le proprie responsabilità nella campagna elettorale americana del 2016 che ha portato all’elezione di Donald Trump, ammettendo di non essere riuscito a evitare che la sua piattaforma fosse sfruttata per la diffusione di notizie false con cui governi hanno cercato influenzare il voto americano.

“«La nostra piattaforma ha assunto utilizzi inattesi con ripercussioni sulla società che non avevamo previsto»”

Samidh Chakrabarti, Facebook producer manager 

In un blog post dal titolo “Social media e democrazia” firmato da Katie Harbath, che di Facebook è la global politics and government outreach director, e da Samidh Chakrabarti, Facebook product manager, si legge infatti che le elezioni presidenziali hanno spinto Facebook a porsi una «domanda scomoda» sul suo ruolo nella diffusione di informazioni false.

«Facebook è stato creato per mettere in contatto amici e familiari - scrive Chakrabarti - ma poiché le persone usano Facebook anche per parlare di politica, la nostra piattaforma ha assunto utilizzi inattesi con ripercussioni sulla società che non avevamo previsto. Nel 2016 siamo stati troppo lenti nel riconoscere l’attività di alcuni cattivi soggetti che hanno abusato della piattaforma. Stiamo lavorando diligentemente per neutralizzare questi rischi».

Quello delle fake news è un tema spinoso per Facebook, che è ormai diventato uno dei principali canali attraverso i quali le persone si informano. Anche per questo motivo un’ulteriore correzione voluta da Zuckerberg è quella che riguarda la possibilità per gli utenti di scegliere le fonti secondo loro attendibili.
Gli utenti, oltre due miliardi, oltre a diffondere, discutere e in alcuni casi produrre notizie, si troveranno nella posizione di gran giurì popolare, in grado di decidere quali testate siano credibili a quali no, cosa si potrà leggere e cosa no sul social network.

Si tratta in sostanza di raccogliere pareri e suggerimenti sul livello di fiducia nelle diverse fonti di informazione, creando quindi una sorta di ranking delle testate per autorevolezza e sulla base di questo deciderne la diffusione.
«La mia speranza - ha scritto Zuckerberg - è che questi aggiornamenti possano aiutare a migliorare il tempo che si passa su Facebook». La sperimentazione partirà negli Stati Uniti per poi essere estesa a livello internazionale, come conferma Adam Mosseri, capo del News feed di Facebook.

Fake news, Facebook: utenti decreteranno testate affidabili

Scusarsi e correggersi è una prassi a cui Zuckerberg si sta abituando: lo scorso ottobre aveva dovuto chiedere perdono agli utenti per aver trasmesso sul suo canale Facebook un live streaming dove un suo avatar girava per Porto Rico, l’isola caraibica devastata dal passaggio degli uragani Irma e Maria. Il video era in realtà un’occasione per illustrare le potenzialità di questa nuova tecnologia che prevede l’uso di un visore, ma ha ricevuto molte critiche visto che la situazione a Porto Rico è ancora drammatica e la popolazione sta vivendo una crisi umanitaria profonda. Zuckerberg si è quindi dovuto scusare con chi si è sentito offeso e ha donato per la ricostruzione di Porto Rico un milione e mezzo di dollari.

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