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iPhone rallentati, ora anche gli USA indagano Apple

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il caso batterie

iPhone rallentati, ora anche gli USA indagano Apple

(Ap)
(Ap)

La sostituzione delle batterie a prezzi agevolati non basta. La storia degli iPhone rallentati appositamente da Apple non è chiusa, e una nuova inchiesta si abbatte sulla società di Cupertino. Stavolta, dopo le azioni delle autorità francesi che stanno indagando sull'ipotesi di obsolescenza programmata, entrano in campo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e la Securities and Exchange Commission. I due enti hanno avviato un'indagine sulla società di Cupertino. Il punto è capire se Apple, con l'aggiornamento incriminato (il 10.2.1) che rallentò gli iPhone, abbia violato o meno alcune normative in materia di titoli finanziari.

Apple, del resto, è una società quotata in borsa, ed è anche quella con la capitalizzazione di mercato più alta al mondo (costantemente sopra i 800 miliardi da qualche mese). L'intento degli enti statunitensi è quello di capire se con il rallentamento volontario degli iPhone, la società di Tim Cook abbia in qualche modo infranto regole che abbiano a che fare col mercato azionario.

L'aggiornamento sotto inchiesta
Tutto era iniziato col rilascio della versione 10.2.1 di iOS, avvenuto il 23 gennaio 2017. Dopo l'upgrade del sistema operativo, molti utenti iPhone riscontrarono un brusco rallentamento delle performance dei loro smartphone. E le cose sono ulteriormente peggiorate dopo il rilascio di iOS 11.2. Tanto che l'argomento è diventato tema caldo su Reddit. Un tam tam in rete che, a dicembre 2017, ha costretto Apple ad uscire allo scoperto con una nota ufficiale nella quale ha chiesto scusa ai suoi clienti e ha confermato, in parte, la relazione fra le performance rallentate e le nuove gestioni energetiche. Una sorta di ammissione di colpa che ha dato vita a una serie di azioni legali, oltre che a numerose critiche nei confronti della società di Cupertino.

La soluzione delle batterie sostituite
Le mosse di Apple per uscire da questa storiaccia di fine anno sono state due: la prima ha riguardato il taglio dei prezzi della sostituzione della batteria. Tutti gli utenti con un iPhone 6 o successivo con batteria compromessa sono stati messi nelle condizioni di sostituire la batteria stessa ad un costo di 29 euro anziché 89, con uno “sconto” dunque di 60 euro. La seconda riguarda un aggiornamento di sistema, iOS 11.3, che consentirà agli utenti di decidere se attivare o meno la limitazione energetica. Due passi necessari «per rispondere alle preoccupazioni dei nostri clienti, per riconoscerne la lealtà e riconquistare la fiducia di chiunque possa aver messo in dubbio le intenzioni di Apple», hanno scritto nella lettera della casa di Cupertino diffusa il 29 dicembre scorso.

Ma non è finita
Le soluzioni messe in campo da Apple non hanno evitato che si aprisse questo nuovo capitolo giudiziario. L'indagine aperta dal Dipartimento di Giustizia e dal SEC hanno fatto perdere l'1% al titolo del produttore di iPhone che, intanto, attraverso una dichiarazione affidata all'agenzia Blooomberg, ha confermato di essere stata contattata da funzionari governativi. «Abbiamo ricevuto domande da alcune agenzie governative e stiamo rispondendo alle loro domande», ha detto una portavoce Apple, ribadendo un concetto già detto: «Non abbiamo mai, e non faremmo mai, nulla per abbreviare intenzionalmente la vita di qualsiasi prodotto Apple, o degradare l'esperienza dell'utente»

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