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Un brevetto italiano per treni a levitazione magnetica (ma sui binari…

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Un brevetto italiano per treni a levitazione magnetica (ma sui binari attuali)

La strage di Pioltello ha posto nuovi e pesanti interrogativi sullo stato delle infrastrutture ferroviarie italiane. E ha posto l'accento sull'innovazione, con i treni a levitazione magnetica che potrebbero risolvere numerosi problemi. Proprio in questi giorni, tre ingegneri italiani, dopo una collaborazione con Hyperloop, il progetto di treno superveloce ideato da Elon Musk, hanno presentato il loro brevetto. Si chiama IronLev ed è basato proprio su tecnologia di levitazione magnetica.

La vera differenza, però, sta nel fatto che è stata ideata per funzionare sui comuni binari d'acciaio, senza dover ridisegnare i convogli, né tantomeno installare nuove rotaie. E senza sprechi di energia.
Un approccio, quello di Ironbox Srl, del tutto innovativo. L'obiettivo è quello di continuare a usare e valorizzare gli oltre 1,5 milioni di km di ferrovie già installati nel mondo, trasformando le ruote dei vagoni in pattini a levitazione magnetica, con risparmi in termini di costi di manutenzione delle rotaie, derivanti dall'abbattimento degli attriti. Ma anche di energia.

IronLev è il risultato della joint venture tra due aziende Italiane: Girotto Brevetti, azienda di R&D in ambito meccatronico di Treviso e Ales Tech, startup pisana già attivissima nell'ecosistema Hyperloop.
Il primo prototipo di IronLev è stato presentato nelle scorse ore a Spresiano, in provincia di Treviso, con il carrello posizionato sui binari che è stato mosso grazie a una forza equivalente a quella che serve per sollevare un piccolo zaino. Il vero interrogativo rimane sugli scambi di binario: si sta ancora studiando un metodo efficace per gestirli.

«Grazie alle caratteristiche della nostra tecnologia e ai bassissimi attriti possiamo spostare un vagone di 10 tonnellate con la stessa forza necessaria a sollevare uno zaino di 10 chilogrammi» ha detto il presidente di Ales Tech, Luca Cesaretti. E si parla già di deadline: «È realistico pensare che, se tutto andrà bene, potremo vedere il sistema in funzione nelle nostre città già dal 2020» fanno sapere gli ideatori.

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