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Il Venezuela lancia la sua criptovaluta: un Petro per un barile di petrolio

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Il Venezuela lancia la sua criptovaluta: un Petro per un barile di petrolio

Foto Reuters
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Nicolas Maduro l’aveva preannunciato e ora passa dalle parole ai fatti: il Venezuela lancia oggi la sua criptovaluta, il Petro, una moneta digitale garantita dal petrolio che nei fatti è uno strumento del regime chavista per cercare di aggirare le sanzioni occidentali. L’operazione prevede l’emissione di cento milioni di petro-token, ciascuno garantito da un barile di greggio, per un valore totale che nelle stime del Governo di Caracas sarà pari a 6 miliardi di dollari.

Ma i dubbi sull’operazione non mancano, a partire dalla reale copertura di greggio, che non sarebbe sufficiente e garantire l’emissione del Petro: si tratterebbe infatti di petrolio non ancora estratto dal pozzo Ayacucho 1 nell’Orinoco e per di più non nella completa disponibilità di Caracas, essendo estratto da una joint venture. L’opposizione ha contestato duramente l’utilizzo del petrolio per coprire il debito del Paese. Il Tesoro americano ha inoltre già messo in chiaro che qualsiasi acquisto di Petro sarà considerato alla stregua di una violazione delle sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa.

L’operazione nei dettagli
Il Petro sarà collocato da oggi al valore del barile di greggio, pari a 60,40 dollari sulla base della media delle quotazioni della scorsa settimana per un totale di poco superiore ai sei miliardi. L’emissione dovrebbe essere effettuata in due tranche, stando ai documenti di presentazione: un private placement di 38,4 milioni di unità dal valore facciale di 2,3 miliardi di dollari che saranno collocate con uno sconto fino al 60% e altri 44 milioni di monete offerte al pubblico. La restante quota rimarrà in mano al Governo.

Il valore totale sarà quindi inferiore ai sei miliardi auspicati da Caracas, dal momento che gli stesso consulenti del Governo per l’operazione si sono dimostrati scettici sul valore facciale della valuta.

Manovra contro le sanzioni
Nelle intenzioni le valute dovrebbero essere utilizzate per aggirare le sanzioni permettendo alle aziende di non utilizzare valuta estera e potranno essere usate per il pagamento delle imposte. Non potranno essere acquistate in bolivar, la valuta venezuelana il cui valore continua a deteriorarsi sotto i colpi dell’iperinflazione a tripla cifra e della crisi economica che sta attraversando il Paese sudamericano.

In realtà l’emissione sarà utilizzata per raccogliere valuta forte e coprire il debito venezuelano: l’isolamento economico che ha fatto seguito alla deriva autoritaria del regime di Maduro, erede di Hugo Chavez, blocca infatti la possibilità di finanziamento sui mercati internazionali e frena le vendite di petrolio, la vera ricchezza nazionale. Si tratterebbe quindi di una mossa della disperazione da parte di Caracas.

Per questo già un mese fa il Tesoro Usa ha messo in chiaro che l’investimento in Petro rappresenterebbe «un’estensione del credito» al Paese, andando quindi a violare le sanzioni occidentali ed esponendo «gli autori a rischi legali».

Anche Mosca ci pensa
Esistono anche dubbi che si tratti in effetti di una criptovaluta. Il deputato venezuelano Jorge Millan l’ha definita «una vendita forward di petrolio nazionale». Stando ai documenti di presentazione, la valuta sarà un token che utilizzerà la blockchain di Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione. A differenza dei Bitcoin, i Petro non saranno creati nel corso del tempo, ma sono emessi tutti in una volta, facendoli assomigliare a un’altra criptovaluta, il Ripple.

L’esempio venezuelano potrebbe essere seguito a breve da Mosca, che ha annunciato di avere allo studio un progetto di criptovaluta, un criptorublo da utilizzare per aggirare le sanzioni occidentali. Ma Vladimir Putin non ha ancora indicato una tempistica.

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