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In crescita ma ancora immaturo: i nuovi numeri del mercato degli eSport

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In crescita ma ancora immaturo: i nuovi numeri del mercato degli eSport

“Per molte organizzazioni attorno a cui ruota l'economia degli esport, la profittabilità e il ritorno degli investimenti sono una sfida”.
Basterebbe questa frase di Peter Warman, ceo di Newzoo, per sintetizzare l'attualità del gaming competitivo.
Pubblicato ieri, il rapporto annuale sul mercato degli esport lo conferma: sebbene la crescita sia vertiginosa – con un fatturato globale che a fine 2018 potrebbe raggiungere i 906 milioni di dollari e un +38,2% anno su anno - la maturità del settore è ancora là da venire.
Intanto i numeri parlano chiaro: dopo due previsioni ritoccate al rialzo, nel 2017 gli esport hanno spostato 655 milioni di dollari, con un incremento del 33% rispetto ai 12 mesi precedenti. Dai 493 milioni del 2016, il giro d'affari globale potrebbe toccare il miliardo e 650 milioni nel 2021 (solo 6 mesi fa scavalcare il muro del miliardo e mezzo sembrava un azzardo).
È un tasso di crescita annuale composto del 27,4% nell'ultimo quinquennio. E riflette l'aumento costante del pubblico interessato: fra appassionati e spettatori occasionali, i 335 milioni di esport viewers dell'anno scorso (+19,3% rispetto al 2016) dovrebbero salire a 380 milioni entro dicembre e diventare 557 milioni in 36 mesi, un tasso di crescita annuale composto del 14,4%.
Quello in corso, continua Warman, sarà però l'anno cruciale per capire “con quale velocità l'esport diventerà un business maturo”.
Non è una questione secondaria se si considera che dei 655 milioni mossi l'anno scorso, 468 provengono dalla vendita dei diritti televisivi, dalla pubblicità e dalle sponsorizzazioni, con il settore automobilistico in testa. O che dei 906 che gireranno entro fine 2018, solo il 24% arriverà da biglietti o merchandise (95,5 milioni) e dal supporto diretto dei publisher (116,3 milioni), un investimento, quest'ultimo, la cui continuità è improbabile.
Potrebbero volerci altri 10 anni, sostengono gli addetti ai lavori; non più di 5 replicano agenzie e sponsor extrasettore, che coinvolti da un sondaggio effettuato sempre da Newzoo qualche mese fa non facevano che confermare la differenza fra l'atteggiamento conservativo dei protagonisti e le entusiastiche aspettative esterne.
Secondo Newzoo i fattori di consolidamento sono già evidenti, ma agiscono in maniera diversa a seconda dei contesti territoriali.
Fra i principali, spiccano i tentativi in corso da parte di editori come Riot Games e Blizzard di strutturare franchise sportivi sulla falsariga di Nba ed Nfl – rispetto ai quali è legittimo nutrire dubbi di esportabilità fuori dagli Stati Uniti -, fusioni e acquisizioni da parte di broadcaster e colossi telefonici, ambito che potrebbe vedere la Cina fra i suoi protagonisti più attivi (con Tencent a fare da apripista), la capacità di coinvolgere il pubblico in Paesi molto diversi per cultura e percezione del videogioco e la sostenibilità economica dei team, due elementi, questi ultimi, cruciali anche per l'Italia, dove sebbene in fermento gli esport non hanno ancora generato un ecosistema stabile.
Un futuro di grande incertezza, dunque? Non proprio; su un punto sostanziale Newzoo e la quasi totalità degli osservatori del mercato concordano: “l'esport diverrà un affare multimiliardario”.
La sfida sta nel capire come non rimetterci nel frattempo.

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