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Cosa è e quando arriverà la «Gigabit society». Secondo…

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Cosa è e quando arriverà la «Gigabit society». Secondo Cisco

Chuck Robbins
Chuck Robbins

La rivoluzione digitale come ponte per cavalcare un'altra transizione tecnologica epocale, quella che in Cisco chiamano familiarmente “Gigabit society”, la società delle connessioni (e delle interconnessioni) ultraveloci, in cui il modo di produrre, di lavorare e di vivere sarà fortemente influenzato da intelligenza artificiale, realtà virtuale, oggetti connessi, robotica. Nel commentare l'annuncio, avvenuto durante il Mobile World Congress di Barcellona, del protocollo di intesa siglato con Tim per lo sviluppo e l'offerta di soluzioni per la trasformazione digitale di imprese grandi e piccole e pubblica amministrazione, il presidente e Ceo della multinazionale californiana, Chuck Robbins, ha enfatizzato un concetto. “Questa collaborazione mette davvero la rete al centro della digitalizzazione in Italia”, ha sottolineato in una nota ufficiale, confermando personalmente a Nòva come la collaborazione e la condivisione di competenze con un operatore telco sia “un fattore decisivo per portare in modo pervasivo l'innovazione tecnologica ovunque”. E il fatto che la partnership avviata in Italia sia vista dallo stesso Robbins come un modello da seguire in tutti i Paesi dove Cisco sta implementando un piano di accelerazione del digitale (in totale sono una ventina nel mondo) rafforza la valenza di programma di sviluppo condiviso che vuole valorizzare, da subito, le opportunità offerte dalle reti di quinta generazione.
Il paradigma della “Gigabit society”, nella visione di Cisco, è qualcosa di estremamente concreto. “Le tecnologie oggi disponibili – spiega ancora Robbins – sono realmente in grado di trasformare processi e applicazioni di qualsiasi settore e di qualsiasi industria verticale. L'automazione e la sicurezza integrata della rete è il punto di partenza per arrivare a reali economie di scala nel roll out dei network di nuova generazione, sia che si tratti di infrastrutture di rete fissa sia che si guardi alle tecnologie di accesso radio mobili”. Ridurre i costi della connettività, in altre parole, non è una chimera ma per farlo serve che carrier e service provider riorganizzino in modo adeguato (e intelligente) le loro infrastrutture e che i fornitori di apparati reinventino il modo di costruire le reti. Servizi 5G e fibra ottica devono andare quindi a braccetto, nel solco di una standardizzazione (già in corso d'opera) e di una maggiore apertura della componente radio. La rete, così facendo, diventa l'elemento di orchestrazione della trasformazione.
La strada da fare è comunque ancora lunga ed è ancora Robbins a ribadire come il networking “intent-based”, basato cioè sul concetto di rete intenzionale e intuitiva, con capacità sempre più spinte di intelligenza artificiale e di analisi dei dati, abbia ancora molta strada da fare, benché i primi prodotti che interpretano questa filosofia (lo switch Catalyst 9000, per esempio) siano già stati adottati da diverse migliaia di aziende clienti. Secondo uno studio di Mckinsey del 2016, la spesa delle aziende di classe enterprise per la gestione operativa delle proprie reti ammonta a 60 miliardi di dollari l'anno, una cifra tre volte superiore a quella investista per la tecnologia di rete stessa. Non solo, Lo stesso studio ha evidenziato come oltre l'85% delle modifiche apportate alla rete viene completato manualmente, con il conseguente rischio di errori. Da qui la necessità di fare un salto in avanti, puntando sulle tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning, per aiutare le imprese a difendere in modo dinamico tutta la loro architettura. Il passaggio alla “Gigabit society” non è dunque solo uno slogan attualizzato alle prestazioni delle nuove reti. Il salto in avanti, pur se “invisibile” agli occhi degli utilizzatori finali, è per alcuni aspetti quantico e poggia su diversi pilastri, a cominciare da quello delle infrastrutture e dei software open source, condizione necessaria per pensare e posizionare la rete al centro della trasformazione digitale. Elevandola, come osserva Robbins, al rango di “piattaforma abilitante per il data management”. E poi c'è il tema dell'innovazione aperta, un'altra componente essenziale del processo di trasformazione. Acquisizioni, partnership e investimenti in startup (Cisco in Italia è entrata a far parte dell'acceleratore TIM #WCAP) devono fare paio con le attività canoniche di R&D per traghettare le nuove tecnologie dal laboratorio al campo. Sempre più velocemente.

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