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Come scoprire cosa Google sa (e non sa) di me. Grazie a Google

privacy: prova sul campo

Come scoprire cosa Google sa (e non sa) di me. Grazie a Google

Ieri, chi scrive ha scoperto di avere circa una 30ina di interessi. Nel dettaglio, per citarne alcuni, «notizie di economia», «libri e letteratura», «viaggi aerei», «politica» e, con una certa sorpresa, pure nautica e jazz. Ad annotarli e ricordarli è stata Google, attraverso una pagina dedicata alla personalizzazione degli annunci pubblicitari. Big G si prende la briga di scremare gli «argomenti che ti interessano», scovando le inserzioni che toccano di più le corde degli utenti. Per ora i dati sono attinti solo da alcuni servizi , come i video cliccati su YouTube, ma niente paura: da Mountain View assicurano di essere sempre al lavoro per includere il più ampio numero possibile di indizi su quello che ti piace, non ti piace o lascia indifferente.

Con un po' di ingenuità, verrebbe da pensare di conoscersi meglio rispetto a un motore di ricerca, anche se interpellato in maniera ossessiva e su tutti i dispositivi maneggiati. Ma Google ci mette poco a dimostrare il contrario, visto che la mole di informazioni custodite offre una visuale enorme sulle nostre abitudini. Il quotidiano britannico Guardian ha elencato tutte le informazioni immagazzinate dal colosso californiano. La porta d'accesso su di sé e le tracce disseminate online non è altro che la pagina del proprio account personale, accessibile con la propria password e un clic.

Tutti i tuoi viaggi, o quasi
Ad esempio, grazie alla cronologia di Google Maps, Big G è in grado di ricostruire con una precisione millimetrica tutti gli spostamenti degli ultimi anni. Non si parla delle città visitate per lavoro o di vacanze documentate su Facebook, ma di una specie cronaca minuto per minuto delle proprie giornate. Digitando una data assolutamente casuale, il 15 luglio del 2016, chi scrive ha appreso (o meglio, ricordato) di aver viaggiato verso Como su un convoglio Trenord, con tanto di orario di partenza e di ritorno, chilometri percorsi e spostamento a piedi verso la stazione di Milano Cadorna. Se poi si parla di un soggiorno più lungo, Google è in grado di riepilogare spostamenti verso l'aeroporto, trasporto in taxi verso l'hotel, musei e ristoranti frequentati, sempre indicando il tempo speso negli uni e negli altri. È anche vero, però, che lungo interi periodi si crea un vuoto assoluto di informazioni, come se in quel frangente non fosse successo nulla di rilevante. In realtà, per fortuna, non era successo nulla di «rilevato»: quando ci si ricorda di negare l'accesso alla propria posizione, Google brancola nel buio e non riesce a registrare i tuoi itinerari. Ci sono viaggi aerei intercontinentali, trasferte in treno o semplici passeggiate scomparse dalla cronologia.

Tutte le tue ricerche. Anche su YouTube
Google ricorda tutte le ricerche svolte da quando hai attivato l'account. Il che non equivale solo a rintracciare le parole chiave digitate sul browser, ma a trovarsi di fronte a tutte le informazioni cercate con i propri device e i vari software collegati a Big G: gli ingressi su Whatsapp, le località cercate e raggiunte con Google Maps, i log-in sull'email aziendale. La memoria di Google si estende, ovviamente, anche ai video cliccati su Youtube. Pazienza? Sì, se non fosse che anche le più innocue clip sul “tubo” servono a profilare con più attenzione gusti, interessi, inclinazioni politiche e magari dati sensibili come problemi di salute.

Tutti i tuoi dati. Sì, proprio tutti
Le informazioni sparpagliate fra i vari prodotti di Google vengono conservate dall'azienda. Come succede anche nel caso di Facebook (leggi l'inchiesta del Sole 24 Ore), gli utenti possono tranquillamente scaricare un unico archivio di dati con una applicazione dal nome piuttosto evocativo: takeout.google.com, che letteralmente significa «tirare fuori». Quando si inizia il download, Google avverte che l'operazione potrebbe richiedere «forse alcuni giorni». Ma si sottovaluta, perché nel giro di qualche ora il link di accesso alle cartelle è già stato recapitato su Gmail. Cosa si trova, aprendo la scatola? In una parola, di tutto. Non è un'esagerazione, visto che i file sono il frutto della propria attività su un totale di 33 (trentatré) prodotti diversi, dalle chat di Hangout alle attività segnate in Calendario, passando per Google Play Libri e le cerchie di Google+. Il “peso” della cartella è di 14,5 gigabyte, divisa in tre archivi che possono essere scaricati in momenti diversi.

Nella prima si trovano tutti i dati divisi per prodotto, con cartelle dedicate variamente a Chrome, YouTube o Google Foto. Nella seconda sono archiviati tutti i «messaggi», vale a dire soprattutto le email inviate dal proprio indirizzo. La terza, più leggera, rimanda a una schermata riassuntiva, dove si può cliccare sui vari loghi (come quello di Chrome) e accedere alle informazioni contenute. L'effetto non è neppure così straniante, perché la familiarità di Google con le nostre informazioni è un do ut des accettato e conosciuto da anni. Però fa ancora un po' di impressione vedere la propria vita compressa in una cartella online, rivivendo giornate di anni prima con la mappatura doviziosa di strade, città, abitazioni frequentate. O almeno, la nostra vita da quando siamo controllati da Google. E abbiamo iniziato a considerarlo normale.

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