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risultati trimestrali

Big tecnologiche, perché il pieno di utili non convince gli investitori

Con i risultati trimestrali di Alphabet, pubblicati nella serata di lunedì, è entrata nel vivo la stagione delle trimestrali delle grandi società tecnologiche. Oggi sarà il turno di Facebook e del colosso dei pagamenti digitali Visa; domani sarà la volta di Intel, Amazon, Microsoft e Samsung; il primo maggio toccherà ad Apple mentre per le uniche due società non americane nella top ten della tecnologica, ossia le cinesi Alibaba e Tencent, l’appuntamento è rispettivamente per il 4 e il 16 di maggio.

Le attese degli analisti sono per un’altra crescita importante degli utili: il monte profitti delle 10 maggiori società tecnologiche al mondo per capitalizzazione dovrebbe superare i 44 miliardi di dollari. Il 15% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

L’importanza sistemica

Le trimestrali delle big tech sono diventate un appuntamento chiave per gli investitori, alla luce dell’importanza che che questo settore ha assunto con la rivoluzione tecnologica. Un evento epocale che ha stravolto le abitudini di consumatori e imprese in tutto il mondo e che ha modificato in maniera radicale gli equilibri del mercato azionario globale con l’ascesa di quelle aziende capofila di questa rivoluzione. Messe insieme le 10 big tecnologiche globali capitalizzano qualcosa come 4.600 miliardi di dollari. Più del doppio di una piazza finanziaria come Francoforte, per dare un termine di paragone. Il settore tecnologico è quello che ha corso di più in questi anni ed è anche per questo ruolo di traino, soprattutto per Wall Street, che sapere in quale direzione va il business di queste società è cruciale per capire in che direzione si muoverà il mercato azionario nel suo complesso. Specialmente oggi che gli investitori stanno iniziando a mettere in discussione la capacità delle big tecnologiche di proseguire nella loro inarrestabile crescita, come hanno fatto finora.

IL CONFRONTO
Previsioni sull'andamento dell'utile netto nel primo trimestre delle 10 maggiori società tecnologiche per capitalizzazione. (*stima; ** dato reale)

Il polso degli investitori

Lo scandalo Cambridge Analytica che ha colpito Facebook provocando un dietrofront in Borsa dei colossi della tecnologia ha raffreddato gli entusiasmi degli investitori. Secondo i grandi gestori che hanno partecipato all’ultimo sondaggio condotto da Bank of America Merrill Lynch la tecnologia resta un settore su cui puntare. Tuttavia, se a marzo il 20% degli intervistati dichiarava di voler aumentare il peso dell’hi-tech in portafoglio, oggi questa quota si è ridotta al 14 per cento. L’ottimismo sulle prospettive di crescita del settore tecnologico - segnalano gli analisti di BofA Merrill Lynch - è ai minimi da febbraio 2013.

Non solo. Il 33% degli intervistati si è detto convinto che il mercato sia oggi sovraesposto sui big americani e cinesi del settore come Facebook, Alphabet, Apple, Netflix, Baidu e Tencent.

Lo scivolone di Alphabet

Le valutazioni dei big tecnologici sono a premio rispetto al resto della Borsa perché il mercato sconta una crescita sostenuta di utili e fatturato. Le attese degli analisti sui conti del primo trimestre vanno in questa direzione. Tuttavia è possibile che, più che alla scontata crescita di profitti e giro d’affari, i mercati prestino attenzione ad altri dettagli. Come successo ieri ad Alphabet.

La società che controlla Google ha archiviato il primo trimestre con un dato sui ricavi molto positivo: 31,14 miliardi contro i 30,2 messi in conto dagli analisti e un tasso di crescita del giro d’affari che non si vedeva da quattro anni. Il titolo tuttavia ha reagito male, arrivando a perdere quasi il 5%, per via della decisione dell’azienda di raddoppiare la spesa per investimenti al fine di sviluppare nuovi servizi e diversificare le fonti di ricavo dal core-business della pubblicità. Ciò è andato a scapito della marginalità, che è scesa dal 27 al 22 per cento. Gli analisti hanno abbassato le stime sul titolo contribuendo allo scivolone in Borsa, che ha contagiato anche gli altri big come Facebook, Amazon, Apple e Microsoft.

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