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Nel boom del bike sharing gli Usa inseguono la Cina

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Nel boom del bike sharing gli Usa inseguono la Cina

L’ultimo botto, di assoluta rilevanza, porta la firma della cinese Ofo, una delle principali stelle nell’universo delle startup del bike sharing, sbarcata anche in vari nazioni europee, Italia compresa. L’azienda di Pechino ha chiuso il mese scorso una nuova tornata di finanziamenti, guidata dal colosso Alibaba tramite la sussidiaria Ant Financial, per un valore di circa 870 milioni di dollari e ha rilanciato la sfida alla grande rivale Mobike, cinese anch’essa (e anch’essa arrivata nella Penisola, nell’agosto scorso) e acquisita la scorsa settimana da Meituan Diaming per l’equivalente di 2,7 miliardi di dollari (cifra non ufficiale). L’operazione, di fatto la più importante per una nuova impresa tech in questo settore, segue quella portata a termine l’anno passato dalla stessa Ofo con un round Series E da 700 milioni, in risposta al colpo da 600 milioni messo a segno proprio da Mobike grazie al sostegno di un’altra big del Dragone come Tencent. È sicuramente una battaglia molto cinese, quella che da un paio d’anni a questa parte si è scatenata per intercettare una domanda di servizi (accessibili via app dallo smartphone e gestiti attraverso appositi software per il tracciamento delle flotte e il pagamento in mobilità) relativi alla viabilità nei contesti urbani. Ofo è stata fondata nel 2014 e vanta oggi circa 200 milioni di utenti, che generano qualcosa come 32 milioni di transazioni al giorno sulla propria piattaforma. La sua valutazione supera abbondantemente i due miliardi di dollari ma non nasconde i problemi di liquidità che la assillano nonostante abbia raccolto, come del resto Mobike (insieme detengono oltre il 90% del mercato cinese), oltre due miliardi di dollari di finanziamenti.

L’ecosistema arrivato a contare una sessantina di aziende ha iniziato a crollare l’anno passato, circa una decina le società che hanno chiuso, e fra le vittime illustri c’è un nome noto come Bluegogo, le cui attività sono state in parte rilevate da Didi Chuxing. Il boom bike sharing cinese, alimentato da fattori quali l’introduzione delle biciclette elettriche e l’affermazione del modello “dockless/free floating”, soffre dunque da crisi di crescita e guarda a Ovest, specchiandosi nelle startup che ne imitano le gesta. Negli Stati Uniti aziende come LimeBike e Jump Bikes (ex Social Bicycles e partner di Uber) stanno infatti implementando, a favore di università e città densamente trafficate, sistemi che non richiedono una stazione di appoggio per il ritiro e la riconsegna delle bici, lasciando l’utente libero di lasciare il mezzo dove preferisce (il blocco, lo sblocco e l’utilizzo è controllato tramite app mobile). Così facendo hanno raccolto milioni di dollari di finanziamenti dai venture capital, oltre 130 milioni la prima (californiana, fondata nel 2017), circa 15 milioni la seconda (newyorchese, in attività dal 2013); Bird Rides, nata quest’anno a Santa Monica, in California, e stata invece già capace di attirare investimenti per 115 milioni di dollari. Le startup Usa corrono, dunque, e hanno contribuito a far schizzare il totale dei finanziamenti raccolti nel corso del 2017 a 2,8 miliardi di dollari, rispetto ai 343 milioni registrati l’anno precedente (dati Cb Insights).

La sostenibilità del modello di business è la sfida da vincere, per tutti. L’esempio della cinese Gobee Bike, che ha deciso di abbandonare l’Italia e l’Europa per gli eccessivi costi imputabili alle troppe bici danneggiate o rubate (mediamente il 60% dell’intera flotta) è emblematico. Una strada percorribile è quella della quotazione in Borsa, opzione praticata nei mesi scorsi da un’altra realtà cinese, Youon Bike, arrivata fra varie oscillazioni del titolo a una capitalizzazione attuale di circa un miliardo di dollari. La mortalità che affligge le startup del bike sharing, secondo gli esperti, non dovrebbe però impedire al fenomeno di diventare una valida alternativa ai servizi di trasporto auto-centrici che dominano molte città. Americane e cinesi in primis, ma non solo.

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