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Detroit: Become Human. L’umanità ritrovata in un videogioco

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Detroit: Become Human. L’umanità ritrovata in un videogioco

L'umanità è fragile, spaventata e meschina. L'intelligenza artificiale no, loro sono migliori.

Nel nuovo e attesissimo videogioco di David Cage (Quantic Dream) siete Markus, Connor e Kara, tre androidi in un futuro non tantissimo lontano dove la società sta sperimentando l'incubo dell'ingresso dell'automazione antropomorfa nel mondo del lavoro. Detroit: Become Human (in esclusiva per Playstation 4) è un racconto interattivo da sfogliare con cura e attenzione.

La società Cyberlife ha introdotto sul mercato macchine senzienti che con il passare del tempo hanno sostituito gli umani in numerosi ambienti lavorativi. Markus è stato disegnato per prendere coscienza. Per porsi delle domande. Per soffrire delle sue scelte. Diventerà il leader di una rivoluzione di androidi.

Kara, il secondo punto di vista che il giocatore potrà “indossare”, è invece un robot da compagnia, una baby sitter che si ritroverà a fare da balia a una bimba dal padre violento. Connor infine è un poliziotto, un cacciatore di devianti, progettato per assistere gli investigatori umani nelle indagini.

Il trailer

Quella costruita da David Cage, il più cinematografico dei game designer contemporanei, è una fantascienza familare, a tratti scontata dove però emerge forte l'urgenza di usare il videogioco come strumento di auto-analisi e comprensione attiva di una prospettiva storica. Da Heavy Rain al meno fortunato Beyond: Two Souls, Cage sta perfezionando una forma di racconto dove il giocatore si ritrova a compiere delle scelte e a esplorare le storie compiendo piccoli gesti, interagendo con le mani sul controller al solo scopo di accompagnare una emozione o dare forma a una curiosità. Ci ritroveremo a pulire la stanza, lavare i piatti assistendo sgomenti a pochi metri di distanza da noi all'incubo di una bambina costretta a vivere con il padre violento. Sperimenteremo cosa si prova a passeggiare per le strade e sentire l'odio di chi ha perso il lavoro a causa nostra. Proveremo a navigare nelle conseguenze (forse un po' troppo facili) di una società governata da una multinazionale dell'Ia. Dentro troverete Asimov e Raymond Kurzweil. Siamo in quel punto del futuro in cui gli avanzamenti tecnologici cominceranno ad avvicendarsi con tale rapidità, che gli esseri umani non riusciranno a tener il passo. Siamo alla resa dell'uomo sulla macchia, dell'umanità che diventa algoritmo cattivo per difendersi da chi nasce algoritmo.

Cosa ci è piaciuto. La struttura della narrazione procede per episodi che possono essere ripercorsi e rivissuti per capire cosa sarebbe successo prendendo decisioni diverse. Questo è il vero gioco. Entrare nella mente dello sceneggiatore per capire i gradi di libertà delle nostre azioni. Ci è piaciuta tanto anche la scrittura e la regia. Ma sopratutto il coraggio di alcune scene che rendono omaggio al cinema nella sua migliore espressione.

Cosa non ci è piaciuto. Senza grandi fughe in avanti o colpi di scena Quantic Dream mette in scena un racconto lineare. Dove il vero punto debole sono gli androidi. Che fin dall'inizio sono più umani dell'umano e poco raccontano sulla natura dell'automazione e dell'intelligenza artificiale. Cage forse sta un po' in superficie, gioca con la fantascienza di genere e si accontenta di renderci androidi illuminati. In cerca di illuminazione. Come gli umani.

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