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Riparte la corsa al turismo spaziale tra Bezos e Branson. E c’è…

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business d’altezza

Riparte la corsa al turismo spaziale tra Bezos e Branson. E c’è anche un po’ d’Italia

I due mezzi in volo
I due mezzi in volo

Un’intervista alla Bbc Sir Richard Branson, il patron di Virgin, ha riacceso i riflettori sulla corsa al turismo spaziale, che secondo gli esperti vale parecchi miliardi. Secondo il vulcanico imprenditore inglese, finora riuscito in tutte le sue imprese, tranne proprio questa, lui e l'altro miliardario della New Economy Jeff Bezos, patron di Amazon, starebbero “sgomitando” per arrivare per primi a offrire il servizio turistico proposto.

Un po' defilato in questo momento se ne sta Elon Musk, che invece si gode i suoi contratti miliardari con Nasa per il servizio di carico e scarico con la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) e si prepara a portarci il prossimo anno quattro astronauti alla volta, passaggio fondamentale per mantenere il programma cui Musk ha votato il suo cuore: Marte. Portare nello spazio esseri umani è infatti tutt’altra cosa che lanciare satelliti o attrezzature, compiti che SpaceX compie oramai di routine e con ottimi guadagni.

Ma per tornare al turismo spaziale si tratta di portare a un’altezza fra gli 80 e i 100 chilometri un po’ di persone facoltose - i biglietti partono dai 200mila dollari - e poi letteralmente lasciarli cadere verso terra, con una traiettoria più o meno a parabolica a seconda del tempo di ricaduta desiderato. In questa piccola manciata di minuti i viaggiatori cosmici proverebbero quella che viene chiamata l'assenza di gravità, che vediamo spesso nei filmati che ritraggono gli astronauti della Iss “galleggiare” a mezz'aria.

Chi ha provato questa situazione dice che la spesa vale l’impresa: in effetti si può avere già oggi in misura molto minore e per periodi molto più brevi, nell’ordine del minuto, a prezzi assai più popolari, 5.000 euro, ma si tratta di aerei che volano solo fino a 10000 metri. Più sicuri comunque.

Jeff Bezos con alle spalle la capsula di Blue Origin e il razzo vettore per portare i turisti spaziali a 80 km dal suolo

In questo affare siamo da qualche settimana ingaggiati pure noi italiani, dato che è previsto un vero e proprio spazioporto a Taranto-Grottaglie. Niente rampe di lancio comunque, alla Cape Canaveral, o altro, dato che i mezzi di Virgin Galactic sono sostanzialmente aerei, anche se molto particolari, l'aeroporto esistente subirà un bell'ampiamento e questo è quanto, anche se Altec, l'impresa italiana che si prenderà cura dello spazioporto, e Asi, l'Agenzia spaziale italiana, prevedono che questa mossa possa far diventare Taranto un polo importante per l’economia spaziale, in piena crescita in tutto il mondo.

Il decollo del razzo di Blue Origin, con capsula, nell’ultimo test

Credere o non credere a Branson, ci si chiede comunque negli ambienti del turismo spaziale, perché l'imprenditore, fatto baronetto dalla Regina Elisabetta per i tanti quattrini che ha portato al Regno Unito, promette dal 2004 di portarci in questa bella avventura entro pochi mesi. C’è chi, crudelmente ma realisticamente, ha fatto i conti che questa è la quindicesima volta in 14 anni. Comunque lui ha venduto già centinaia di biglietti per il primo volo dell’aereo razzo, SpaceShipTwo che si stacca, a 15.000 metri di altezza, dall’aereo madre, il Cavaliere Bianco, che poi atterrerà nello spazioporto come un normale aereo.

Il "cavaliere bianco" di Branson

Bezos usa un metodo diverso per portarci nello spazio vicino, sotto i 100 chilometri, una comoda capsula che parte sulla sommità di un razzo che poi se ne ritorna a terra, per essere riusato e abbassare così i costi. Ottimi risultati per i test di Bezos che fanno pensare a un’effettiva partenza del servizio entro l'anno prossimo, come annunciato.

Per essere onesti, dopo il disastro del 2014 in cui Virgin perse il suo astronauta in una fase di collaudo del mezzo spaziale, ora i test sono di nuovo positivi: potrebbe essere la volta buona, insomma. Bezos per la verità guarda anche molto più in là sia nel tempo che nel modello di business: vuole pensare con Nasa, pubblico privato insomma, a una colonia lunare per i prossimi decenni, per estrarre minerali che sulla Terra iniziano a scarseggiare, in fondo il nostro satellite è un pezzo del nostro pianeta staccatosi qualche miliardo di anni fa.

Un campo, lo spazio, sempre più in fermento insomma, la mossa della amministrazione Obama di qualche anno fa, aprire ai privati e spezzare il monopolio delle gigantesche Lockheed Martin è stata una mossa decisamente vincente, e i frutti si iniziano a vedere. Dall’alto.

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