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Startup, la Cina insegue il primato degli Usa

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Dalla Silicon Valley ai nuovi hub

Startup, la Cina insegue il primato degli Usa

Avere un’idea innovativa a Londra non è come averla a San Francisco o a Pechino. Sebbene Londra sia l’hub europeo di maggior successo per le startup, negli Stati Uniti e in Cina si sta giocando un altro campionato. L’ecosistema americano fornisce agli startupper l’ambiente naturale dove germogliare e gli investitori hanno una maturità tale da creare una vera e propria rete di supporto per le neonate società innovative: non solo capitali, quindi, ma anche expertise, relazioni, opportunità di scalabilità del business e internazionalizzazione. Un sistema virtuoso che lo scorso anno ha portato l’industria a registrare il record di investimenti con 67 miliardi di dollari in 2.884 operazioni, secondo i dati riportati da Bloomberg. Un trend di crescita in accelerazione in questa prima metà dell’anno: nel primo trimestre nei soli Stati Uniti si sono registrate 1.298 deals per un ammontare complessivo investito di 21,9 miliardi di dollari, secondo il report trimestrale di Cb Insights.

Il primato americano, guidato dalla Silicon Valley, è insidiato da anni dal mercato cinese, che continua a tallonare sempre più da vicino i record a stelle e strisce. Nel 2017 Tech in Asia indica che gli investimenti nel Paese hanno raggiunto i 58,8 miliardi di dollari. Mercato che tiene nel primo trimestre di quest’anno con 19,1 miliardi per un totale di 912 operazioni. La peculiarità? Gli investitori cinesi puntano sulle startup locali e difficilmente fanno scouting all’estero. Mentre gli investitori internazionali hanno tutto l’interesse di entrare nei deal asiatici, come ha dimostrato la corsa a partecipare al round da 10 miliardi per Ant Financial, la controllata del gruppo Alibaba di Jack Ma attiva nei pagamenti online e valutata circa 150 miliardi di dollari. Tanto l’interesse che Ma si è potuto permettere di chiedere agli investitori l’esclusiva, cioè l’impegno a non investire in società direttamente concorrenti.

Tutt’altra storia in Europa dove il mercato resta ancora a un livello di maturazione intermedio, anche se nella classifica delle città maggiormente attive sul fronte startup compaiono tre capitali del Vecchio Continente fra le prime dieci. Al terzo posto naturalmente Londra, dopo San Francisco e New York, ma a grande distanza se si confrontano i ranking. A seguire quinto posto per Berlino, mentre Parigi chiude la top ten. Nessuna città italiana fra le prime 30 (mentre Barcellona riesce ad attestarsi al diciassettesimo posto). Per l’Europa, comunque, un anno positivo il 2017, che ha visto gli investimenti tornare ai livelli di due anni prima con 17,5 miliardi di dollari, secondo il Dow Jones VentureSource's 4Q'17 Europe Venture Capital. Livelli mantenuti nel primo trimestre 2018 con 4,8 miliardi investiti in 593 operazioni. Per dare un’ulteriore spinta all’industria dell’innovazione, lo scorso aprile l’Unione Europea ha annunciato un nuovo piano da 2,1 miliardi di euro per fondi di fondi di investimento, che dovrebbero generare, secondo le stime, investimenti a cascata nelle startup europee di 6,5 miliardi di euro. I capitali, però, non bastano. In Europa è necessario, però, che maturi un sistema di supporto alle idee innovative che permetta loro di andare ben oltre l’early stage.

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