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La multa arriva tardi, conquistati gli smartphone ora Google guarda alla…

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La multa arriva tardi, conquistati gli smartphone ora Google guarda alla casa

Persone in fila per assistere a un evento di Google al SFJAZZ Center di San Francisco (AFP)
Persone in fila per assistere a un evento di Google al SFJAZZ Center di San Francisco (AFP)

La multa della Commissione europea a Google per abuso di posizione dominante con Android, arriva in un momento in cui il sistema operativo open source è dominatore indiscusso nel mercato degli smartphone, con oltre l’80% del mercato in Europa. Il resto è di iOS di Apple. Il motore di ricerca ha una quota superiore al 90%. YouTube è leader nei video online. Le mappe di Google hanno cannibalizzato il mercato dei navigatori gps. Per questo è difficile immaginare un impatto rilevante, perlomeno nel breve e medio periodo: se mai dovessero nascere alternative ai principali servizi di Google, dal motore in giù, largamente preferiti dagli utenti, ci vorrebbero anni. Lo scenario era completamente diverso 7-8 anni fa.

Gli analisti di Gartner del 2010 sottolineavano la rapida ascesa dell’iPhone, un outsider, che era già arrivato al 14% del mercato. Il “neonato” Android invece era passato in un anno dallo 0,5% al 3,9% e le stime erano di crescita. Subiva invece una flessione Symbian, il sistema operativo dei Nokia, che per la prima volta scendeva sotto il 50%. Poi c’erano Windows, BlackBerry, persino Palm OS.

Google è stata l’unica azienda capace di fare un sistema operativo che potesse competere con Apple, che essendo open è arrivato su tutti gli smartphone. I produttori erano contenti perché era gratis: anzi, come rileva la Ue c’era anche un incentivo economico per spingere l’installazione di Google search. Certo capivano che Google si stava prendendo tutto il potenziale sviluppo della piattaforma. La pubblicità, la vendita delle app. Non a caso ancora oggi Apple fa miliardi di dollari con l’ecosistema mobile, mentre i competitor fanno i soldi con la parte hardware e lasciano il resto a Google.

Viene da chiedersi cosa sarebbe successo se la Commissione avesse sancito che alcune pratiche commerciali erano illegali già 7-8 anni fa.

Una cosa è certa: il business mobile di Google, business pubblicitario, vale oltre la metà del giro d’affari dunque è decisivo. Ma nel frattempo, e da anni, l’azienda californiana guarda oltre lo smartphone.

Il progetto Fuchsia oltre lo smartphone
Scrive Bloomberg che gli ingegneri di Google sono già al lavoro sull’erede di Android, progetto Fuchsia, che nasce proprio per andare oltre lo smartphone: è disegnato per usare al meglio le interazioni vocali e gli aggiornamenti di sicurezza tra un oggetto e l’altro, dal pc ai sensori agli oggetti connessi dentro casa, come gli smart speaker controllati con la voce. Google è già in una posizione forte nel settore degli assistenti virtuali. Il suo Google Assistant si sta espandendo ben oltre gli smartphone. È ovviamente dentro gli speaker di Google - Google Home - ma anche in quelli prodotti da terzi. È inoltre, al pari di Alexa di Amazon, sugli elettrodomestici intelligenti - frigoriferi, lavatrici - di aziende come Lg e Samsung, per quanto quest’ultima pare abbia piani di espansione del suo Bixby. E nelle auto. Altro settore su cui Google punta da anni con Android auto, anche se i produttori di automobili stanno scegliendo la via della compatibilità tra diversi sistemi: Android Auto, Carplay di Apple e sistemi sviluppati dalle varie Audi e Mercedes.

Tornando agli assistenti, il numero uno del settore resta Amazon con Alexa, e Amazon Echo come speaker (in Italia arriverà in autunno, preceduto di qualche mese da Google Home). Secondo Canalys gli Echo di Amazon a fine 2018 occuperanno il 50% del mercato, seguiti dai Google Home con il 30%. Ma, scrive in un report di giugno Adam Wright, analista Idc, «Google sta dando segnali di essere in grado di ridurre il gap rapidamente». La domotica in senso lato crescerà nel 2018 del 26,8% rispetto al 2017 secondo Idc. È un settore dove Google ha l’opportunità di ottenere una nuova mole di dati sulle abitudini degli utenti, da monetizzare con la pubblicità, ed espandere i suoi servizi (mappe, video di Youtube sullo schermo televisivo, musica, ricerca vocale e non). Mountain View vede oggi nella casa quello che nel 2008 ha visto negli smartphone.

Il curioso caso del wearable, dove Android fa concorrenza a Google
Un settore post smartphone in cui invece Google ha fatto fatica è quello del wearable: orologi e braccialetti intelligenti. Lì Samsung, forse proprio per evitare di dipendere nuovamente da Google, ha messo Tizen come sistema operativo per i suoi smartwatch. Il settore non è decollato, ma cresce (+8,2% nel 2018 per Idc). Anche se l’Apple Watch ha una posizione di leadership che sarà difficile da scalfire: oggi ha il 16,2% del mercato, la stima di Idc è che salirà al 17,3% nel 2022. E Google? È interessante notare che il competitor di Google non è soltanto Apple, ma Android. Wear OS, che ha le app di Google, ha il 5,4% e salirà al 9,8% nel 2022. Mentre Android - usato soprattutto da produttori cinesi nella sua versione pura e senza app di Google - ha oggi il 6,4%, nel 2022 l’8,7%. Tra gli “others” che valgono circa l’8% ci sono Tizen, Fitbit OS, Garmin Connected IQ.

Worldwide Wearables Forecast, Product Shipments, Market Share and CAGR, 2018 and 2022
Shipments in millions. (*) All figures represent forecast data.

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