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Staramba, High Fidelity e Play2Live ovvero metti insieme blockchain, Vr…

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il metaverso delle celebrità-avatar

Staramba, High Fidelity e Play2Live ovvero metti insieme blockchain, Vr ed eSport

Sembrano usciti da uno di quei film tipo “S1m0ne” o “La donna perfetta”, in cui i sogni più o meno proibiti di qualcuno a un certo punto si materializzano. Solo che Staramba, High Fidelity e Play2Live nulla c'entrano con il cinema.

Sono piuttosto la sintesi di alcuni fra i trend tecnologici più chiacchierati degli ultimi mesi, il nirvana per chi pensi che il futuro parli una lingua in cui tecnologie immersive, blockchain ed esport si mischiano senza soluzione di continuità.
Fondata nel 2014 in Germania, Staramba punta a diventare “un mondo virtuale con tutto il meglio di quello reale”.

Forte di una tecnologia proprietaria per la scansione in 3d, oggi l'azienda ha costruito un metaverso popolato da 7mila avatar di celebrità internazionali: si va dai giocatori del Bayer, dell'Arsenal o della Juventus ai wrestler della WWE, fino, addirittura, a Papa Francesco.

In mezzo, l'opportunità per chi si munisca di un visore di interagire con i propri idoli, accompagnarne gli allenamenti, vederli o esibirsi con loro – ci sono anche i Linkin Park dello scomparso Chester Bennington, scelta che evoca anche orizzonti digitali post-mortem à la “Black Mirror”.

Attenzione a fraintendere: le esperienze disponibili e soprattutto le cifre in ballo hanno poco a che vedere con i sogni. Inaugurata a fine giugno la sua offerta di vendita al pubblico, Staramba ha già raccolto più di 21 milioni di dollari. Sono 15 in meno, per ora, rispetto a quelli incassati nel round di serie D da High Fidelity, la nuova piattaforma social vr di Philip Rosedale, già ideatore di “Second Life”, il mondo virtuale che debuttò nel giugno del 2003.

La piattaforma, che permette anche di scambiare beni digitali attraverso blockchain, segue la scia di chi vede il futuro delle tecnologie immersive solo nel loro utilizzo sociale e condiviso. È una tendenza confermata anche dal recente World VR Forum di Crans-Montana, il cui motto, a maggio, non a caso era “Being together”, e dove i protagonisti sono stati Altspace VR, altro metaverso accessibile anche con visori non avanzati, “Chorus”, l'esperienza musicale sviluppata da Tyler Hurd che impone a sei giocatori di collaborare per vincere, e il cosiddetto “Location Based Entertainment”, o Lbe, la nuova versione dei parchi tematici da godersi tutti insieme muovendosi con un headset sugli occhi.

Figurarsi se a questa convergenza tecnologica avrebbero potuto sottrarsi gli esport: il business crescente del gaming competitivo sembra adattarsi alla perfezione agli scambi in cripto valuta. Punta a dimostrarlo l'ecosistema Play2Live: lanciato nel 2017 con l'obbiettivo di fondere la tecnologia decentralizzata più chiacchierata del momento e lo streaming videoludico, specie quello dedicato a leghe e tornei competitivi, dopo aver raccolto 30 milioni di dollari lo scorso marzo, il 21 maggio Play2Live ha sottoscritto un accordo con Yobit, CoinBene e HitBTC, attualmente la quarta piattaforma per volume di scambio di cryptocurrency. La società promette agli streamer 11 modi diversi per monetizzare la loro attività, contro i quattro mediamente offerti dai concorrenti.
Gli orizzonti si espandono e i numeri sono in crescita. Rimane da capire quanti, di questi sogni virtuali à la “S1m0ne”, non svaniranno al risveglio.

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