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Agrigento, templi di vacanza

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Agrigento, templi di vacanza

Il Tempio della Concordia (Arco Images/Alamy)
Il Tempio della Concordia (Arco Images/Alamy)

La meritata fama della Valle dei Templi fa spesso ombra alle bellezze di Agrigento. Eppure il centro storico della città di Luigi Pirandello va visitato a sé, e non solo come antipasto del prelibato menu a base di templi greci.

TRA IL QUARTIERE ARABO E CHIESE GOTICHE Tra i vicoli del quartiere arabo del Rabbato sembra di essere in una medina del Maghreb, con scalinate, archi, stradine a vicolo cieco, dove è bello perdersi. Raggiunta la salita Seminario, ecco sbucare la svettante Cattedrale dedicata a San Gerlando con accanto l'incompiuto campanile quattrocentesco. Realizzata a partire dall'XI secolo, è il risultato della sovrapposizione di diversi stili, riconoscibili soprattutto all'interno: quello originario, arabo normanno, si vede nel transetto e nella torre dell'orologio; gotici chiaramontani sono i pilastri ottagonali all'inizio della chiesa sotto agli archi a sesto acuto; mentre rinascimentali sono i motivi della facciata.

Del Tesoro della Cattedrale fa parte un pezzo straordinario, il sarcofago marmoreo romano di Fedra, del III secolo d.C., con i bassorilievi che raffigurano alcuni episodi del mito di Fedra e Ippolito. Oggi custodito nella Chiesa di San Nicola, proprio sulla via che conduce alla Valle dei Templi. Prendendo la salita Sant'Alfonso si arriva fino a Santa Maria dei Greci, plastica raffigurazione del passaggio di consegne tra lo splendore architettonico della Magna Grecia e quello della cristianità medievale. La chiesa, infatti, è stata costruita a partire dal XII secolo sul basamento di un tempio dorico del V secolo a.C., probabilmente dedicato ad Athena, di cui nell'atrio si vedono alcuni frammenti. Dal portale in stile arabo normanno si accede a un interno a tre navate, con un soffitto ligneo e tracce di affreschi trecenteschi.



AGRIGENTO MEDIEVALE
Proseguendo la passeggiata oltre via Matteotti, si raggiunge la Chiesa di San Lorenzo o del Purgatorio, dall'elaborata facciata barocca con otto statue allegoriche che raffigurano la Fede e la Carità. Percorrendo quindi via Foderà si arriva all'Abbazia di Santo Spirito, magnifico monumento medievale del XIII secolo, costituito dalla chiesa e dal monastero cistercense. Dal portale della chiesa in stile chiaramontano si accede a un interno settecentesco, impreziosito dagli stucchi di Serpotta. Il capolavoro del complesso è però il chiostro quadrangolare del monastero, con diversi portali gotici.

E dopo aver passeggiato su e giù per le scalinate e lungo i vicoli di Agrigento è piacevole ritemprarsi in un ristorantino del centro. Come per esempio Ruga Reali, vicino al Teatro Pirandello, un locale che propone soprattutto piatti a base di pesce, incluso il cuscus, per continuare a sentire la vicinanza dell'altra sponda del Mediterraneo.

I TEMPLI NEL «BOSCO DI MANDORLI E ULIVI»
Prima di andare verso la Valle dei Templi è meglio dormirci sopra. Non solo per una questione di fatica, ma anche perché quella nel sito archeologico è una visita che richiede un'intera giornata. Già dall'alto la Valle appare come una sorta di compendio storico naturalistico del mondo mediterraneo. I templi sono immersi in quello che Luigi Pirandello chiamava «il bosco di mandorli e ulivi». Ma ci sono anche il carrubo, il mirto, la vite. Nel parco, i resti archeologici dell'antica città di Akragas, i più importanti della Magna Grecia, sono distribuiti in un territorio di 1300 ettari che arriva fino al mare. Del Tempio della Concordia, con le sue 34 colonne ancora in piedi, Goethe scrisse che sta ai templi di Paestum come l'immagine di un dio sta a quella di un gigante.

Realizzato in calcarenite locale fra il 440 e il 430 a.C., poggia su un basamento di 4 gradini e ha 6 colonne sui lati brevi e 13 su quelli lunghi: un tempo era rivestito di stucco bianco con decorazioni policrome. Poi, c'è il Tempio di Giunone, forse chiamato così a causa dell'erronea interpretazione del brano di un autore latino: costruito sulla parte più alta di Akragas, aveva lo stesso numero di colonne di quello della Concordia. Alcuni blocchi portano il segno di un antico incendio, opera, si narra, dei Cartaginesi nel 406 a.C. Il Tempio dorico di Giove era invece il più grande dell'Occidente con un basamento di 56 metri per 113 e le colonne erano alte circa 18 metri. Accanto ai suoi resti c'è la copia di uno dei Telamoni, le figure mitologiche maschili alte oltre 7 metri e mezzo che sostenevano la trabeazione. L'originale è stato posto in piedi nel Museo Archeologico del poggio di San Nicola. E tra gli altri reperti conservati al museo, oltre ai bellissimi vasi, anche l'Efebo in marmo del V secolo a.C. E Akragas riprende vita.

Aggiornato il 4 luglio 2012

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