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Bologna a ritmo di MAMbo

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Bologna a ritmo di MAMbo

Bologna, Piazza Maggiore con la Fontana del Nettuno e Palazzo del Re Enzo (foto PjrTravel / Alamy)
Bologna, Piazza Maggiore con la Fontana del Nettuno e Palazzo del Re Enzo (foto PjrTravel / Alamy)

Bologna cambia la pelle ma non l'anima. Da sempre conservatore e trasformista, il capoluogo emiliano ha sottoposto piazze e strade a raffinati restyling, riscopre monumenti, inaugura ristoranti all'insegna del biologico, botteghe rétro, musei all'avanguardia e avvia inediti progetti culturali. Come il MAMbo, storico panificio trasformato in spazio espositivo aperto a design, musica, moda e teatro. O come Genus Bononiae - Musei nella Città, nuovo percorso attraverso il centro storico, che tocca otto edifici che nemmeno i bolognesi conoscevano, oggi diventati scenario di mostre ed eventi culturali.

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Lungo poco più di un chilometro, si snoda tra biblioteche, chiese e palazzi nobiliari fino a qualche anno fa quasi dimenticati e ora – dopo un restauro iniziato nel 2003 e costato 80 milioni di euro – tornati a nuova vita. In questo singolare museo diffuso urbano le strade cittadine sono diventate i corridoi, e i palazzi le sale di un gigantesco museo. Un itinerario breve che copre però un lungo arco temporale: dall'epoca paleocristiana ai primi del Novecento.
Da non perdere, in questo periodo, uno degli eventi più interessanti che animano la città, il Bologna Jazz Festival, dal 9 al 19 novembre: dieci giorni di concerti che si terranno non solo nei teatri, ma anche nei jazz club di Bologna e dintorni. Tra gli artisti che si esibiranno, The Manhattan Transfer, Pat Metheny in trio con Larry Grenadier e Bill Stewart, il Danish Trio, capitanato dal pianista Stefano Bollani.

GENUS BONONIAE, IL MUSEO DIFFUSO
Voluto da Fabio Roversi Monaco, presidente della Cassa di Risparmio di Bologna ed ex rettore dell'Università cittadina, e realizzato con la consulenza artistica di Philippe Daverio, Genus Bononiae (letteralmente, Stirpe Bolognese) ingloba chiese sconsacrate, cripte medievali, santuari barocchi ed ex residenze nobiliari rimasti inaccessibili al pubblico per moltissimo tempo. A cominciare dal Complesso di San Colombano (via Parigi 5), antichissimi edifici sacri quasi nascosti tra le case medievali. Grazie ai restauri, sono tornati alla luce una crocifissione parietale duecentesca, una cripta medievale e una sepoltura del XIII secolo. L'ex oratorio, che conserva splendidi affreschi di Francesco Albani, Lucio Massari, Domenichino, Francesco Brizio e Guido Reni, ora ospita la collezione di strumenti antichi del maestro Luigi Ferdinando Tagliavini: circa settanta pezzi tra clavicembali, spinette, pianoforti e clavicordi. Che, una volta al mese, vengono utilizzati trasformando San Colombano in una suggestiva sala da concerto.

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Poco distante, in via Nazario Sauro, la chiesa sconsacrata di San Giorgio in Poggiale è stata riconvertita nella Biblioteca d'Arte e Storia dove consultare libri antichi, incunaboli, manoscritti, quotidiani della fine del XVIII secolo e un archivio fotografico con immagini bolognesi d'epoca. A Palazzo Fava, uno dei simboli della cultura storico-artistica bolognese affrescato al piano nobile dai giovani Carracci e appena restaurato, si ammirano le opere dei grandi artisti italiani del Novecento, come Giacomo Balla, Giuseppe Boccioni, Giorgio De Chirico, Mario Sironi e Giorgio Morandi. In via Clavature, il vicino complesso barocco di Santa Maria della Vita custodisce il Compianto del Cristo morto di Niccolò dell'Arca, quattrocentesco gruppo scultoreo in terracotta. Sono ancora in corso invece i restauri di Palazzo Pepoli Vecchio, destinato a diventare un museo di oltre seimila metri quadri dedicato alla storia di Bologna, dalla Felsina etrusca fino ai giorni nostri. Altre tappe del percorso sono la Chiesa di Santa Cristina, palcoscenico di numerosi concerti e sede della più importante scuola italiana di canto gregoriano, e la Casa Saraceni, bell'esempio del Rinascimento cittadino che ospiterà mostre d'arte temporanee. Infine, San Michele in Bosco, antico convento con belvedere sulla città, dove si visitano il dormitorio, la biblioteca del 1517, il chiostro ottagonale e l'antico refettorio.

SALUMERIE, CHE PASSIONE!
Tra le stradine del nuovo museo diffuso non si celano solo musei e monumenti. Questo è anche il regno di storiche gastronomie, trattorie che utilizzano i prodotti del vicino mercato alimentare del Quadrilatero e nuovi ristoranti. Qui ha appena aperto Alce Nero Caffè Bio, negozio-ristorante e caffetteria dello storico marchio del biologico italiano. Cibi organici cucinati con ricette creative da gustare nel primo locale d'Italia a essere certificato a "spreco zero": qui si riciclano i rifiuti, si risparmia energia, si recuperano gli alimenti in eccedenza. Nuovissima anche La Gourmeria, a pochi passi dalle due Torri, un mix tra negozio di delikatessen, takeaway a cinque stelle e locale per buongustai. Da non perdere, la degustazione di tre tipi di ostriche con burro alle erbe, tabasco e salsa al pepe rosa, e il gran crudo di pesci e crostacei con soia e zenzero. Piatti della tradizione preparati con Presidi Slow Food e prodotti dop del mercato per Bistrò 18, frequentatissimo locale dello chef Marcello Leoni, che vanno dai classici tortellini in brodo di gallina e cappone alla gramigna con salsiccia e basilico.

Per acquisti golosi, tappa d'obbligo la Salumeria Simoni, dove si trovano formaggi locali, la mortadella artigianale e il salame rosa tipico di Bologna, tutti firmati da Pasquini, uno degli ultimi produttori della città. Alle spalle della storica salumeria si allarga piazza Maggiore, salotto di Bologna. Qui si affacciano il Palazzo del Podestà con la duecentesca Torre dell'Arengo, il trecentesco Palazzo dei Notai e quello Comunale che ingloba tre costruzioni – Palazzo delle Biade, del Senato, del Cardinale Legato –, la bronzea Fontana di Nettuno, realizzata da Giambologna nella seconda metà del Cinquecento. E sempre qui, nel Palazzo d'Accursio, c'è la Sala della Borsa, oggi trasformata in una fornitissima biblioteca multimediale dove si leggono testi elettronici guardando, sotto il pavimento di cristallo, i resti della città romana del II secolo a.C. Poco lontano svettano le due torri, degli Asinelli e la Garisenda, emblema della Bologna medievale. Un pezzo di città destinato a cambiare ancora, almeno stando al programma del comune di interventi sull'arredo urbano e sulla viabilità che prevede, entro quest'anno, la pedonalizzazione di via Zamboni, la trasformazione di via Orefici in un viale alberato e la valorizzazione dello straordinario sistema di portici – ben 38 chilometri che ne fanno il percorso urbano coperto più lungo del mondo – per il quale Bologna richiederà il riconoscimento dell'Unesco.

VINTAGE STYLE
Chi cerca oggetti dal sapore rétro, qui non ha che l'imbarazzo della scelta. Il capoluogo emiliano è il paradiso del vintage. Da Bàlevin si trovano occhiali da sole, borse e abiti dagli Anni 50 agli 80, pezzi d'arredo di modernariato, vecchie Polaroid e cimeli di tecnostalgia, dai computer datati ai giradischi. È il vintage restyling la specialità di Chiara e Sara, le stiliste che nel loro atelier-negozio in Via San Vitale, Sumo, trasformano tessuti e modelli datati in originalissimi capi. Bologna vanta anche uno dei più celebri mercati vintage d'Italia, quello della Montagnola: qui si possono trovare abiti da sera, maglioncini d'angora Anni 60, cappottini, cappelli, scialli Anni 70, stivali a punta tonda Anni 80 e storiche borsette Chanel. La zona intorno alla Montagnola è uno dei simboli della nuova Bologna. Un tempo qui si concentrava l'area industriale della città: opifici, manifatture, mattatoi oggi riconvertiti in spazi culturali. Così la vecchia manifattura Tabacchi e l'ex macello sono diventati la Manifattura delle Arti con la Cineteca, sale cinematografiche, laboratori e biblioteche; la cartiera dismessa ospita il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e l'ex Forno del Pane è diventato il MAMbo, Museo d'Arte Moderna con una collezione permanente che ripercorre la storia dell'arte italiana dagli Anni 50 a oggi.

24 ottobre 2011

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