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Tropico sardo: le nove spiagge gioiello

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Tropico sardo: le nove spiagge gioiello

Veduta di Stintino (foto Alamy/Milestone Media)
Veduta di Stintino (foto Alamy/Milestone Media)

Ventiquattro mila chilometri di foreste, campagne, coste immerse in un mare miracoloso. Per tutto questo la vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi». Lo disse una volta il cantautore-poeta Fabrizio De André. Secondo un'inchiesta di Expedia, il 75 per cento degli italiani programma una vacanza al mare nei prossimi mesi, il 64 vuole il relax al sole, il 61 lo cercherà in mete nuove (la media europea è del 39%). Che significa? Che siamo un popolo di intenditori, di gourmand delle coste. E che l'isola giusta è qui. Il problema è scegliere, in una terra che comprende un quarto delle coste italiane, oltre 1000 spiagge e, quest'anno, 6 Bandiere Blu, una più del 2011, con Palau aggiunta a Oristano, Castelsardo, Santa Teresa, la Maddalena e il Poetto di Quartu. Ecco i suggerimenti dei Viaggi del Sole, con un occhio alla location – acque azzurre e pulite, sabbia perfetta, forme suggestive – e l'altro ai servizi, contro il mito di cale segrete riservate solo agli avventurosi del freeclimb­ing da scoglio in infradito. La vecchia casa di De André, per dire, l'Agnata (vai al sito), a mezz'ora dal mare gallurese, oggi è un agriturismo wi-fi, che offre visite guidate a boschi e nuraghi, mentre il ristorante è curato dal celebre chef Salvatore di Meo e dallo staff della Cucina del Sole di Porto Cervo. Tanto per inquadrare un'isola ancora autentica, senza rinunciare al comfort.

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A NORD: L'ACQUA, LA ROCCIA E IL VENTO
Nell'estremo lembo settentrionale dell'isola, Santa Teresa Gallura guarda le Bocche di Bonifacio, ventose, al centro di una costa agitata. D'obbligo un giro rilassante in via Carlo Alberto tra i negozietti di souvenir – anche se la spesa di oggetti locali, come i tipici cesti e la Cerasarda, è meglio rimandarla, in zona, a Castelsardo, e al suo padiglione dell'Artigianato (vai al sito) – per poi puntare a Capo Testa. La strada che vi arriva, su una striscia di terra in mezzo al mare, divide due spiagge che sono un ottimo rifugio nei giorni di maltempo: almeno una delle due è praticabile anche col peggior maestrale. Con il vento, però, è imperdibile un giro alla punta estrema del Capo con un buon k-way, per lo spettacolo delle onde che si frangono sulla scogliera. L'edificio bianco del faro occupa la sommità del promontorio, sotto, le rocce granitiche inventano canyon e piccoli arenili. Tutto il comprensorio di Capo Testa, i cui molti sentieri sono stati appena sistemati, porta traccia dei trascorsi di età romana e di quella medievale, tra moli d'approdo sommersi e cave di pietra. Viene da qui la roccia usata nel Duomo di Pisa e nel Pantheon di Roma. A est del faro, i fondali smeraldo di Li Petri Taddati e di Cala Spinosa sono circondati da rocce scultoree. La seconda soprattutto è perfetta per la tintarella, specie il mattino e il pomeriggio inoltrato, grazie a una forma che la protegge da vento e onde. Antiche colonne romane sono adagiate sulla spiaggia e sui bassi fondali, insieme a qualche relitto appena al largo. Vi porterà a vederli Freddi Cardi, che con il suo Blu Dive Center organizza discese guidate anche per subacquei con il primo livello. Tanti facili e piccoli sentieri si scoprono tra i cespugli di elicriso a lato del faro che guida i naviganti tra Corsica e Sardegna. Scoscesi ma facili, i percorsi si insinuano tra i varchi naturali di granito, a raggiungere in pochi minuti decine di minuscole insenature come Cala Francesa. A Cala Grande capita invece di incontrare qualche nostalgico figlio dei fiori. Negli Anni 70 le comunità hippies ribattezzarono questo luogo Valle della Luna, e ne fecero lo scenario della loro Summer of Love. Attenzione, baracchini di bibite e chiringuitos qua non ce ne sono, solo al progetto di aprire un chiosco con due ombrelloni a Cala Spinosa sono insorti gli ambientalisti (la polemica era in corso a inizio dell'estate). Per un lido più "mondano" basta tornare a Santa Teresa, scendere per via Verdi e piazzarsi sulla spiaggia di Rena Bianca, con sabbia finissima e dorata, acque verdi e, in vista, la Torre di Longonsardo e l'isoletta della Municca. Qui non mancano ombrelloni in affitto e baretti, ma neanche un po' più di folla. L'aperitivo (o la cena) è con i grandi rossi e bianchi locali al Marlin Wine Bar, a un paio di isolati dalle sdraio. A Porto Pollo, pochi chilometri a Levante, nel comune di Palau, tutto cambia: le dune non sono bianche ma dorate, la baia, grazie al vento proverbiale, è una capitale del surf e del kitesurf, con l'atmosfera "californiana" che i cultori della tavola si portano sempre dietro. La scuola della spiaggia, lo Sporting Club, offre anche corsi base. A ovest del capo il paesaggio si fa invece aperto e orizzontale nel candore della spiaggia di Rena Majore, nel comune di Aglientu. Lì c'è posto per tutti, nella stagione estiva vengono allestiti due piccoli chioschi di ristoro con lettini e ombrelloni a nolo, ci sono calette più riparate per chi vuole arrivarci a nuoto e, nel vicino paese, il supermarket e grande disponibilità di appartamenti per l'estate (per info clicca qui). Alle spalle della spiaggia, la pineta di Vignola confina con dune che si estendono per un chilometro. I fondali sabbiosi e la risacca che segue le forti mareggiate richiama da tutta l'isola gli amanti del surf da onda. In zona, belle scelte per la cena. Sapori di campagna e cucina di terra regnano da Natalia e Gianmario che nella loro azienda agricola, a Saltara, producono la materia prima per grandi menu galluresi pastorali. Per chi invece preferisce godere sul mare i rossi tramonti del Nord c'è La Cala, a Cala Sarraina, dove una famiglia veneta serve su una serie di terrazzi di legno sulle dune ciò che arriva in giornata dai pescatori locali; tonni e spada guizzanti vengono spesso portati in corteo tra i tavoli la sera, prima di finire in una ricetta sardo-vicentina.

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Nell'estremo nordovest Stintino è uno dei borghi di mare meglio conservati, con una storia di pescatori oggi raccontata nel nuovo Museo della Tonnara vicino al porticciolo. Da qui partono tour in barca per l'Asinara e le spiagge di Punta Falcone e de La Pelosa. Questa può essere anche raggiunta con una passeggiata a piedi. E, forse, lo merita. Lasciato il paese, 3 chilometri a ovest, la Pelosa, dalle alture, è una macchia turchese tra la spiaggia e l'Isola Piana. La sabbia bianca illumina i fondali, e con la bassa marea all'isolotto della torre aragonese si arriva a piedi. Si tiene qui la Regata Vela Latina di fine estate (clicca qui per le info). Il campo di regata è di fronte alla spiaggia, con le barche tradizionali a basso pescaggio che sfiorano il bagnasciuga: per seguirla dal mare si può contattare l'Associazione Vela Latina Tradizionale AVeLa (vai al sito). Per chi cerca pace e silenzio l'agriturismo Cala Scoglietti è una buona soluzione per famiglie o gruppi: sono appartamenti nel verde uso cucina, a 4 chilometri da La Pelosa, con il vicino maneggio Li Nibari che offre una cavalcata verso il mare. Per i piatti tipici, dall'agliata di polpo fritto alla zuppa di patate e aragosta la sera si va alla Darsena, sul porto di Stintino.

A SUD: TINTARELLA DI LUNA
La ricerca della spiaggia sarda perfetta continua a sud. In quel far west isolano chiamato Penisola del Sinis. Lì una cornice di sponde sabbiose segue per 30 chilometri la costa, cambiando di tanto in tanto solo il nome. Is Arutas è composta da bianchi chicchi di quarzo grandi come riso. Vietato prelevarne anche uno: è patrimonio naturale protetto. D'obbligo gli occhiali da sole con una sabbia che riverbera come un ghiacciaio. Alle spalle della spiaggia il paesaggio è basso, verde di cespugli mediterranei e piante grasse, pini d'Aleppo e rosmarino. Da queste parti, oltre al celebre tonno di Cabras, merita l'olio locale, da cercare al Frantoio Oleario Muntoni. In quest'area protetta – così come la confinante oasi Wwf di Turre Seu e gli stagni dove vivono stabilmente numerose colonie di fenicotteri rosa – i più sedentari si godono il sole, gli spiriti irrequieti i sentieri naturali da fare in mountain bike alla ricerca di tratti di spiaggia sempre più solitari e silenziosi. Da un anno la Cooperativa Cultour (vai al sito) noleggia bici e canoe a 5 euro al giorno e cura tour all'interno o sul mare in tutta la costa di Cabras. Un'idea bella e sostenibile. Con lo stesso spirito, Chiara Suppa offre nel suo Maimoni Café non solo menu a chilometro zero a base di pesce locale e carciofi spinosi del Sinis, ma anche massaggi zen-shiatsu che lei stessa, professionista della disciplina, pratica a pochi metri dal mare. La sabbia non è più di quarzo, ma diventa finissima nelle dune di Porto Pino, un lembo di costa meridionale a sud dell'isola di Sant'Antioco. Superato l'abitato di Porto Pino, in frazione Sant'Anna Arresi la strada finisce in un immenso arenile diviso in tre parti da ruderi di vecchi moli. La prima zona di dune è la sola ad avere chioschi, piccoli stabilimenti balneari e, a Teulada, un buon ristorante, Da Gianni (vai al sito), per gustare una fregola ai granchi in un giardino sul mare. Ma il meglio arriva negli oltre tre chilometri di dune che, da Capo Teulada a Chia, fanno parte di una zona militare accessibile solo in luglio e agosto. Il modo migliore per vedere le sue spiaggette di bianche tra rocce e fitti cespugli verde scuro, assolutamente intatte, come Porto Zafferano e la Spiaggia degli Americani, è via mare con un operatore locale. Come la Goletta Milmar (vai al sito), che tocca le spiagge più belle e offre anche charter per tour personalizzati. Oppure, ci sono i tour a cavallo di Candido Deiana del maneggio Sulcis di Is Trottus, verso il mare attraverso i vigneti del Carignano. Chi ama la pesca può vivere un tour sui pescherecci locali. O dormire in una casa di pescatori in b&b. Con gli operatori dello stabilimento balneare l'Oasi Azzurra di Porto Pino.

22 giugno 2012

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