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Negli scavi di Pompei sulle tracce di Gilmour e dei Pink Floyd

Pellegrinaggi rock

Negli scavi di Pompei sulle tracce di Gilmour e dei Pink Floyd

  • – di Francesco Prisco

È di nuovo Live at Pompeii. Dal 13 al 15 settembre arriva nei cinema David Gilmour con l’adattamento per il grande schermo dei due concerti, tenuti il 7 e l’8 luglio 2016, nell’anfiteatro di Pompei. Un ritorno in grande stile, per il chitarrista e cantante dei Pink Floyd, nel luogo in cui la band di Cambridge fu protagonista dell’omonimo rockumentary diretto da Adrian Maben, girato nel 1971 e uscito nelle sale un anno più tardi.
Che, alla faccia del tempo trascorso, è ancora oggetto di culto, sino a rendere l’area archeologica meglio conosciuta del mondo meta di pellegrinaggio da parte di fan provenienti da tutto il mondo. Cosa inserire in un ideale tour floydiano della città degli scavi? Ecco a voi una guida minima per chi vuole godersi Pompei e l’area vesuviana seguendo le coordinate di Roger Waters e soci.

L’«arena» dell’anfiteatro
Il vostro giro non può non partire dall’anfiteatro. È qui che Maben ambienta il concerto dei quattro nell’ottobre del 1971, mentre a poche centinaia di metri di distanza la città nuova celebrava il rituale religioso della Supplica alla Madonna di Pompei.

In una giornata di sole, senza troppa fatica il visitatore riesce a rivedere il fantasma di Gilmour che, capelli al vento, esegue pezzi imprescindibili del periodo psichedelico della band come A saucerful of secrets o quello di Nick Mason che a occhi chiusi si dà da fare sui tamburi per One of theese Days. Sempre qui, l’anno scorso, Gilmour ha tenuto quelle che probabilmente sono state le date più suggestive del Rattle That Lock Tour. Tanto suggestive da portarle appunto nei cinema.

La mostra di Maben
Il percorso per accedere all’arena è già un trip floydiano: le gallerie che si attraversano, infatti, ospitano ancora oggi la mostra fotografica Pink Floyd Live at Pompeii - The Exhibition, a cura dello stesso Maben. Foto e materiali esposti - alcuni dei quali davvero degni di nota - vengono dall’archivio personale del regista britannico.

La solfatara di Pozzuoli
Un pellegrinaggio floydiano in Campania non può prescindere da una puntata alla solfatara di Pozzuoli, poco più di 40 chilometri a Nordovest dal sito di Pompei. La solfatara è soltanto uno dei quaranta vulcani che compongono i Campi Flegrei, l’unico attivo sebbene quiescente: tra fumarole di anidride solforosa e il fango che ribolle, riecco di nuovo gli spettri di Roger, David, Rick e Nick che passeggiano sulle note dell’intermezzo strumentale di Echoes.

Dall’Albergo del Rosario a Palazzo De Fusco
Ma cosa sappiamo della permanenza a Pompei dei Pink Floyd nell’ottobre del ’71? Soggiornarono all’inizio di via Roma, nell’Albergo del Rosario, all’epoca il più capiente esercizio ricettivo della città degli scavi. Che sorgeva in un bene immobile di proprietà del Santuario di Pompei. Dopo decenni di chiusura, l’edificio di stile neo-vanvitelliano è adesso oggetto di lavori di riqualificazione per tornare ad accogliere turisti.

I floydiani più accaniti non disdegneranno di passarci davanti per un rapido, simbolico saluto. Stesso discorso vale per Palazzo De Fusco, l’edificio di piazza Bartolo Longo che ospita il comune di Pompei: lì dentro il 6 luglio 2016, alla vigilia dei concerti del ritorno organizzati da D’Alessandro & Galli, David Gilmour è diventato cittadino onorario della città degli scavi, operazione nella quale ha avuto un ruolo centrale Matteo Apuzzo, presidente dell’associazione Live at Pompeii. Circostanza che già da sola legittima il pellegrinaggio rock.

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