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Viaggio in Albania? Sì, ma non per tutti

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Viaggio in Albania? Sì, ma non per tutti

  • –di Sara Magro

Se parli di Albania, fai bingo! Sembra che dalle spiagge dell'Adriatico, ci si sia accorti all'improvviso che esiste una costa di fronte, ad appena 45-55 miglia. La scoperta tardiva dell'Albania è un po' sorprendente ed è diventata improvvisamente questa estate un trending topic.

Io in Albania ci sono stata in vacanza tre anni fa, un po' prima che scoppiasse il presunto boom turistico. Con marito e figlia di 14 anni, abbiamo viaggiato lungo la costa da Scutari, poco oltre il confine con il Montenegro, a Butrinto quasi al confine con la Grecia, e cioè tutta la costa che oggi è da record di share e like. Mi riservo però qualche cautela davanti all'entusiasmo virtuale e (facile) sui social. È ovvio che ci sono città, natura e cultura. Ed è ovvio che, come d'altra parte quasi qualunque altro luogo del mondo, meriti di essere conosciuta. Sono solo un po' più cauta. Ecco perché.

Sebbene ci siano mille spunti per visitare l'Albania, a mio avviso comunque più culturali che marini, ci sono ragioni per cui non è ancora matura per il turismo di grandi numeri e di alto livello. In sintesi, e per giustizia, ho evidenziato tre punti positivi e tre negativi da valutare un viaggio nel Paese di fronte, che non solo abbiamo ignorato per decenni, ma ci faceva anche un po' paura.

Bella gente
Se c'è un lascito positivo dei regimi comunisti è l'istruzione e la cultura dei cittadini. Qualità che si avverte anche in Albania. Le persone sono di una gentilezza straordinaria, sorridono e parlano volentieri. Gli piace raccontare del loro vita e della loro storia, e gli piace farlo in italiano che molti conoscono bene. La tv, quanto riuscivano a sintonizzarla, prendeva soprattutto la RAI e il Festival di Sanremo insieme alle partite erano il massimo dell'intrattenimento per anni. Sono cose che accadevano fino a 15-20 anni fa, quando molti partivano a tutti i costi per l'Italia nella speranza di una vita migliore. Come è successo a Saimir Pirgu, che aveva studiato violino e canto alle elementari non tanto perché gli piacesse la musica, ma perché gli ispettori del Governo avevano intravisto in lui un talento. Comunque a furia di stivaletti sugli stinchi e bacchettate sulle mani, è diventato un bravissimo tenore e oggi canta da solista al Teatro di Verona e alla Scala. Questa è una delle tante storie.

Un'altra è quella di Cosetta che gestiva il campeggio sostenibile Eco Tourist, con le casette sulla montagna davanti a Porto Palermo, mentre in inverno insegna Letteratura all'Università. Durante la prima colazione, ti racconta del Comunismo, dei tempi della censura e del padre giornalista che l'aveva chiamata così perché amava Victor Hugo e non voleva che facesse la giornalista per paura di ritorsioni durante il regime. Di persone straordinarie e con una straordinaria voglia di di uscire dalla cattiva fama ed essere protagonisti della rinascita del loro Paese ce ne sono tantissime, soprattutto giovani. Conoscono e raccontano la loro storia con consapevolezza e precisione, hanno fatto tesoro delle loro esperienze da emigrati, e ora si mettono alla prova in patria.

Buon cibo
In Albania, in generale, si mangia bene. Molti piatti sono ispirati alla cucina italiana, e sono ancora preparati in modo artigianale. Non sono ancora sbarcati i concetti di nouvelle cuisine, mise en plat e mise en place, sicché il cibo conserva un aspetto genuino, quasi casalingo, e per fortuna anche i sapori. Senza intenzioni esageratamente ambientaliste, la cucina è naturale – banalmente non c'erano soldi per i pesticidi– e prevalentemente a chilometro zero, ovvero si usano i prodotti di piccoli agricoltori e allevatori che ancora contano nell'economia locale. Anche la sfoglia con ricotta e spinaci (burek) presa al volo in un take away di Durazzo è squisita. E buoni sono gli stufati di carne o verdure, la pizza, la trota cotta sulla tegola, tutti piatti semplici, ben cucinati, serviti su tovaglie a quadretti, come nelle nostre vecchie trattorie.

Prezzi convenienti
Una cena al ristorante più chic di Scutari, in una dimora ottomana del XVII secolo con corte e camere, costa 10 € a persona. Una birra costa 1.50 € al Millennium, il bar più di moda in Rruga Barleta, la strada allegra e piena di giovani a Milano all'happy hour! Nell'hotel più lussuoso della città, il Colosseo, cinque stelle relative, camera per tre 90 €. Una spesa costa in media 22 €, l'affitto di un trilocale in centro a Tirana costa 568 € e lo stipendio medio mensile è di 430 €. La vita costa molto meno ed è questa una delle ragioni per cui ben 19 mila italiani si sono trasferiti a vivere lì negli ultimi dieci anni, ed è senz'altro uno dei motivi della grande attrazione turistica. In sintesi, in Albania si mangia bene, si spende poco, si conoscono belle persone e si viaggia in sicurezza. E ci sono antiche fortezze (Rosafa), il borgo dalle mille finestre con l'Università a forma di Casa Bianca (Berat), siti archeologici protetti dall'Unesco (Butrinto, Agirokcastro e Saranda), montagne brulle vista mare, un mare da incanto.

Dunque cosa c'è che non va?

Panorami sui rifiuti
Tolte le spiagge delle grandi località, che ricordano il boom turistico degli anni Cinquanta, le spiagge che piacciono a noi italiani sono quelle meno affollate e di conseguenza un po' più difficili da raggiungere. Ma il punto è che per arrivare in questi lidi di acque limpide e sabbie solitarie si deve fare la gimcana tra pannolini, bottiglie, lattine, fazzoletti appallottolati e rifiuti organici di ogni tipo. Succede anche in Italia, è vero, ma un turista consapevole eviterà la meta invece di prenotarci le ferie allegramente. In Albania esiste un oggettivo e documentato problema della gestione dei rifiuti. Non sono ancora stati introdotti i cassonetti per la differenziata e si ricicla solo il 17% dei rifiuti. Il problema si fa più pesante quando ci si imbatte nelle discariche a cielo aperto che vengono bruciate senza tutela né per i passanti casuali né, cosa più grave per chi ci lavora, spesso famiglie rom con bambini, impiegati per raccogliere plastica, vetro, metallo e altri materiali da cui possono ricavare qualche Lek. Se poi si aggiungono i rifiuti che arrivano dall'Europa, il problema raggiunge proporzioni spaventose.

Viste sull’abuso edilizio
A dispetto di una natura bella e ancora selvaggia, con montagne deserte che si tuffano in un mare verde e blu, la costa da Shengjin a Ksamil è deturpata da schiere di condomini, ville, alberghi, ristoranti nuovi e disabitati che gli albanesi chiamano quartieri lavatrice riferendosi al riciclo di denaro sporco. Sono quartieri fantasma che sorgono dove finisce il centro cittadino, palazzi alti fino a dieci piani, con tanto tende parasole, che si allungano per chilometri sulla costa. Tale produzione edilizia giustificherebbe anche il numero di mobilifici che si susseguono sulle strade più importanti. Sembra tutto predisposto per una nuova popolazione, con nuovi gusti e nuovi stili di vita. Peccato però che né in quelli di Durazzo, né in quelli di Valona e Saranda abiti qualcuno. E anche se il premier Rama aveva iniziato un programma di abbattimento degli edifici abusivi nel 2013, l'opera da compiere risulta colossale, anche per lo smaltimento delle macerie.

Ricezione alberghiera, questa sconosciuta
A parte il Plaza, primo cinque stelle di Tirana aperto da qualche mese, non esiste uno standard alto di ospitalità in Albania ed è ancora difficile individuare un hotel rappresentativo di uno stile locale. Design e servizio non sono allineati a quelli che si trovano poco più in su in Croazia, o poco più in giù in Grecia. Anche la rete stradale è spesso sconnessa, e può capitare di viaggiare su una strada con buche, gobbe inattese e sterrati improvvisi. Ovviamente, nulla di tutto ciò è irrimediabile, ma ci vorrà un po' di tempo prima la costa diventi una meta di villeggiatura per famiglie felici, con il mare cristallino e i prezzi economici, come spesso viene proposta: ci sono chilometri di casermoni fantasma che scimmiottano la costa adriatica italiana, oppure pochissimo se non nulla. Nel primo caso manca il fascino, nel secondo mancano le strutture. Diversamente sarà necessario affrontare qualche scomodità ed esercitare il proprio spirito di scoperta nell'entroterra incontaminato dal turismo, dove gli alberghi sono ancora meno e le strade ancora più sconnesse. Ed è proprio questo, invece, il bello dell'Albania, e se si svilupperà nella corretta direzione, questo Paese potrebbe distinguersi dal resto d'Europa.

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