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Le oasi inattese di Marrakech

META ELEGANTE ED ACCESSIBILE

Le oasi inattese di Marrakech

  • – di Sara Magro

Marrakech è per molti una meta bohémienne, quel posto dal clima mite, dai colori accesi, dal vivere dolce di cui si ha spesso nostalgia e bisogno. Da un lato è tranquillizzante con il souk che vende sempre le stesse scarpe, le lampade in ferro battuto, le ceramiche variopinte, dall'altra è una delle poche mete ancora hippy, dove gli occidentali si spogliano volentieri dei dress code e circolano pantofole e caftano.

Insomma Marrakech è una meta facile: vicina (tre ore e mezzo di volo diretto con Ryanair e Easyjet), esotica, accogliente, affascinante, ammaliante, elegantemente accessibile.

Ma se all'apparenza tutto sembra immutabile, nel labirinto della Medina si trovano scorci di modernità, dove la tradizione si evolve in una direzione naturale e consona. Com'è dunque un riad contemporaneo che usa però materiali locali? Come si ricrea un giardino moderno al posto di una baraccopoli? Come si passa dalle babouche ai mocassini che stanno benissimo a Milano, Parigi, Londra? Perché Yves Saint Laurent andava proprio lì per cercare ispirazione? Cercando risposte a queste domande si scopre una Marrakech fresca, in cambiamento, originale, fermi restando alcuni irrinunciabili refrain, come i Muezzin che chiamano i fedeli alla preghiera, e il risultato è un concerto a più voci che si ripete più volte al giorno.

Un hotel che lascia di stucco
Aperto lo scorso marzo nel cuore della Medina, Karmela Princesse è il terzo di una piccola collezione di riad di Joel Castrec, uno dei molti francesi conquistati da Marrakech. I primi due riad sono tradizionali, con la corte rigogliosa di piante e la fontana al centro, dove servono tè e dolcetti alle mandorle e fiori d'arancio (corne de gazelle). Il Princesse invece è il più lussuoso, con 10 camere ciascuna emblematica di un materiale e di un colore marocchino. Nell'eclettico spazio si esplora come i materiali, l'artigianato e lo stile marocchino si possono adattare a uno stile contemporaneo. Così la scacchiera casuale delle piastrelle abbina rosa, cotto e giallo; così la fontana diventa una piccola piscina nella lounge. Le tende sono scozzesi, i gradini che salgono alle camere sono di marmo, ma ogni gradino di un marmo diverso, gli stucchi abbondano a profusione come nella suite bianca Stuc Lunaire nel piccolo patio al piano terra. La terrazza sul tetto è un salotto in giallo, rosa e verde acqua, tra ulivi e rampicanti in vaso, lanterne appese, pareti rivestite in ferro battuto, pedane in legno per prendere il sole. Se trovate che le camere siano un po' buie, non è un difetto, ma una scelta strategica: sono spazi pensati per proteggersi dal sole e dalla luce che qui sono potenti e accendono ogni cosa, tranne le camere, appunto, che devono essere fresche e in ombra per garantire un buon riposo. Il ristorante, in tema con lo stile del boutique riad, propone cucina marocchina attualizzata. Quella tradizionale invece si mangia sulla terrazza del riad accanto.

Un'oasi invisibile
Le Jardin Secret
è in uno dei riad più antichi e più grandi della Medina. Risale alla seconda metà del Cinquecento, quando un sultano Sa'diano decise di costruire un complesso monumentale grandioso che includesse una moschea, una fontana (visibile ancora), una biblioteca, l'hammam. Le sue sorti recenti erano però diverse: nella grande corte, si erano trasferite a vivere 130 famiglie che avevano innalzato muri e costruito case fino a fagocitare l'impianto originario. Ed è stato l'imprenditore italiano Lauro Milan a ricostruire come un puzzle il complesso e riportarlo alla sua bellezza originale. Demolizione, eliminazione delle macerie, ristrutturazione, piantumazione, tutto è stato eseguito a mano. Si potevano usare solo muli e carri, e solo di notte, quando le strade non erano affollate. Riaperto al pubblico nel giugno del 2016, Le Jardin Secret è costituito da due riad e due giardini, uno esotico disegnato dal paesaggista inglese Tom Stuart-Smith con piante dai cinque continenti, e uno islamico diviso in quattro parti come il Paradiso nel Corano. Vi crescono fichi, ulivi, melograni in aiuole delimitate da siepi di rosmarino, di cui si prende un sacchetto (gratuito) all'uscita come ricordo. Dalla terrazza sul tetto del riad, si osserva l'antico sistema di irrigazione arabo ripristinato che convoglia l'acqua in canaline aperte pendenti che seguono il perimetro coltivato. È il posto ideale per una sosta con wifi libero, tra i profumi e l'ombra delle piante, sotto la pagoda o nel bar.

L'evoluzione delle pantofole
Abdelhakim ha 32 anni e di lavori ne ha fatti tanti prima di approdare alla lavorazione della pelle dove poi ha continuato. E ha aperto quattro negozi, tra cui Ethnic Chic dove non si trovano le solite babouche in pellami che poi, arrivati a casa, sprigionano un odore esagerato. Borse e scarpe sono modelli che disegna a suo gusto, sandali, mocassini, pochette in scamosciato e sacche morbide in pochi modelli attuali e in tutti i colori che fa, anche su misura in un paio di giorni al massimo al 115 di rue Mouassine.

Caftani e dintorni
A proposito di caftani, si fa sempre lo stesso errore: nel souk ti sembrano bellissimi, inevitabili, poi in città risultano rigidi e improbabili! Ma non quelli della stilista Norya Ayron che parte dai modelli superclassici, ma li fa leggermente più sagomati e in tessuti morbidi, leggeri, con fantasie inusuali: a pois, a fiorellini, optical. Sharon Stone ne ha fatto incetta quando li ha visti! Il negozio è in un riad delizioso tra cesti di frutta, banani e uccellini cinguettanti attorno ai tavoli del ristorante Le Jardin. Altri indirizzi di caftani rivisitati sono
Max & Jan e Maison du Kaftan: scelta ampissima, prezzi alti, contrattazione difficile (Rue Sidi el Yamani). Spesso non è facile muoversi e scovare le novità, e molto più che altrove, una guida europea a Marrakech è d'aiuto. Follow @RosenaCharmoy che abita lì da qualche anno e conosce ogni minuscola bottega che propone nei suoi tour di moda e design.

Alta cucina marocchina
Dimentichiamo per un attimo la tajine con lo stufato di carne, pesce o verdure. Anche i cuochi marocchini sperimentano nuove ricette, osano abbinamenti insoliti, presentano mise en plat artistiche, intraprendendo la via affascinante dell'alta cucina. Un esempio è il menu di Chef Salim al ristorante Mes'Lalla del Mandarin Oriental: antipasto detox con barbabietole in varie consistenze, pollo allevato a terra di Sidi Bouatmane, pere di Asni cristallizzate con zafferano di Taliouine, tutti prodotti della regione di Marrakech.

Tra graffiti e vicoli stretti in side-car
Un modo alternativo di visitare la città è in sella ai vecchi side-car sovietici di Insiders Experience. Sembrerebbe poco filologico, invece negli anni Cinquanta le bizzarre motorette con passeggero al traino erano usate dalla polizia locale. Sono mezzi antiquati, ma arrivano dappertutto, nei vicoli più stretti e nelle zone meno turistiche della città, dove si scoprono per esempio i 14 murales del graffitaro Jace. Il progetto è stato realizzato nel luglio 2017 con il supporto della Foundation Montresso, residenza per artisti e galleria d'arte contemporanea un po' fuori citta, che è anche l'ultima tappa del tour in side-car. Contemplato anche un passaggio attraverso il visionario paesaggio della Palmeraie.

Mondo YSL
Yves Saint Laurent e Pierre Bergé sono arrivati a Marrakech nel 1966 ed è stato subito amore. Vi hanno comprato casa, poi una villa, poi il giardino Majorelle salvandolo dalla demolizione e facendone il monumento più visitato di tutto il Marocco. Hanno creato una specie di quartier generale YSL riservato però allo svago, al relax e alle nuove ispirazioni dopo le snervanti settimane della moda parigine. L'ultimo sogno dello stilista francese era però avere anche un museo, e l'ultima mission di Bergé è stata realizzarne ben due: uno a Parigi e l'altro a Marrakech; uno sulla creatività, l'altro sull'ispirazione; uno aperto 3 ottobre 2017, l'altro il 19.
A Marrakech la mostra inaugurale contempla 50 capi che ripercorrono il lavoro di Saint Laurent dal 1962 al 2002, dalla prima all'ultima sfilata. Più che un museo, il nuovo spazio è un centro culturale con un auditorium, spazi per mostre temporanee, una boutique che vende soprattutto libri, una biblioteca a cui si ha accesso solo su appuntamento. Invece Villa Oasis, la casa di Yves e Pierre, non si può vedere se non con tour privati, come quello proposto dal Four Seasons Marrakech che dopo la visita alla residenza, al giardino e al museo prevede un pranzo in hotel con menu ispirato a YSL.

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