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Israele, viaggio nella storia con adolescente a seguito

ON THE ROAD

Israele, viaggio nella storia con adolescente a seguito

  • – di Sara Magro
Gerusalemme Davison Centre (foto di Maurizio Pancotti)
Gerusalemme Davison Centre (foto di Maurizio Pancotti)

La scommessa era fare un viaggio di famiglia in Israele con adolescente al seguito. Missione riuscita a metà, ma bisogna capire perché. Prima di tutto la meta va discussa in famiglia e approvata da tutti i membri, soprattutto quando in totale sono 3. Se uno non è d'accordo, significa il 33% di insoddisfazione a carico, con conseguente crollo dell'entusiasmo e del buon umore collettivo. Secondo, bisogna stabilire qual è il limite oltre il quale il giovane va lasciato a fare il suo percorso, quindi anche i suoi viaggi. La sedicenne in questione, predilige il mondo occidentale e urbanizzato; il padre è alla ricerca di natura, anche estrema, e cultura, anche estrema. Un viaggio in Israele poteva soddisfare entrambi, un po' ciascuno: nel programma ci sono il Mar Morto e la Galilea, ma c'è anche Tel Aviv e Gerusalemme. Ma un adolescente è una variabile troppo difficile da tenere a bada, tra sbalzi ormonali e pensieri oscuri, e non basta credere di soddisfarlo. Il risultato è comunque imprevedibile.

Comunque, noleggiamo un'auto e partiamo.

Nove giorni sono il minimo per un primo itinerario. Anzi sono pochi, perché in questo Stato più piccolo del Piemonte c'è un concentrato di storia internazionale come in nessun altro luogo. L'origine, le meraviglie e i conflitti di oggi. I primi giorni trascorrono tra il caldo inconcepibile e lo stupore.

Tiberiade sulle sponde del lago brucia. Ci saranno 45 gradi, e dalla terrazza dell'hotel il paesaggio è onirico, un po' sbiadito, mosso da un vento continuo e caldo. Bisogna aspettare il buio per immergersi nel suo vivo, cercare un ristorante e camminare sulla sponda insieme ai pochi israeliani in vacanza, coperti come se la temperatura esterna non facesse alcuna differenza per loro: calze, gonne, parrucche, cappello. Che ristorante scegliere? Il più vicino, per favore. E va di lusso perché il molo sul lago del Decks è leggermente più fresco; si mangia un ottimo hummus, dell'ottima carne e anguria fresca tra i pellegrini di tutto il mondo, festosi. I torpedoni ne sfornano a sciami. Vengono a visitare i luoghi dove predicava e faceva i miracoli Gesù, si fanno battezzare nelle stesse acque, discutono la Bibbia all'ombra degli alberi, unico riparo alla canicola. Noi invece cerchiamo un posto dove fare il bagno, e acclimatarci un po'. Lo troviamo a Ein Gev, un kibbutz fondato nel 1937, e oggi uno dei più floridi. Sembra che non ci sia nessuno. Certo, la gente “normale” sta all'aria condizionata alle due del pomeriggio. Ma il bagno è dopotutto rinfrescante, e al supermercato si trovano bevande ghiacciate e frutta dolce. Di kibbutz ce ne sono sparsi in tutto il Paese. Sono comunità rurali, la cui terra è concessa dal governo e il cui raccolto è equamente suddiviso tra i residenti. Durante il viaggio ricevo dritte dai miei “amici” su Facebook. Daniela consiglia di andare a Sasa, un altro kibbutz con vista fino al Libano. È un posto tranquillo, dove risiedevano molti italiani, tra cui una guida bravissima. A saperlo prima, e ad aver avuto tempo di incontrarlo, ci saremmo fatti indicare alcune cose da vedere. Sarà per un'altra volta, per il momento ci accontentiamo di una classica guida Touring.

Tanto un viaggio non basta, è chiaro fin dal primo momento che bisogna tornare.

Proseguiamo per Akko, porto antico che troviamo con difficoltà dopo aver seguito per un'ora Google Maps disorientato tra condomini e palazzoni in costruzione: nuove vie, nuove rotonde....il gps è impazzito e non trova più le strade consuete. Infatti, del borgo mezzo arabo resta solo un centro storico intricato e sporco, con auto parcheggiate sul molo e barche che vendono corse a tutto gas in mare come al luna park. Ecco qui invece non ci tornerei. Vista una volta e archiviata. Quello che stupisce sono tutte quelle case in costruzione. Non solo alla periferia di Akko, ovunque c'è bisogno di alloggi. Israele è un Paese in sviluppo, e la sua popolazione cresce. Le donne giovani sono spesso incinte e circondate da due, tre, quattro, cinque, anche più bambini. Ortodosse e non. C'è ottimismo nel guardare il futuro. E lo confermano Anna, russa di Samara che si è trasferita a Tel Aviv grazie alla Legge del rimpatrio degli ebrei, e Shouli che è partita dal Wisconsin per fare il suo gap year a Gerusalemme e ci è rimasta per sempre. Esther invece è fuggita da una Roma depressa e senza lavoro per fare la cameriera all'hotel Shalom, dove la incontro sorridente. «Che stavo a fare lì? Non è stato facile trasferirmi, perché la mia famiglia è scappata dalla Libia quando hanno chiuso agli italiani, e non avevo nemmeno il certificato di nascita. Avevo solo la buona parola del Rabbino di Roma, e alla fine ce l'ho fatta. Ora sono qui, e ci sono anche mia madre e mia sorella. Non tornerei mai indietro, il mio futuro è in Israele». Saul e sua moglie Daniela hanno fatto più o meno la stessa cosa, lui nato a Roma, lei a Monza. Lui fa lo psicologo infantile in un ospedale, lei fa la fotografa. Hanno tre figlie, due gemelle, attualmente in servizio militare, e una tredicenne che capisce l'italiano ma preferisce parlare israeliano. I rimpatriati arrivano da qualunque parte del mondo. Per strada si sente parlare a pari merito ebraico e inglese, oppure arabo.

Una cosa importante: per capire qualcosa ci vuole una guida.

È tutto molto complesso, e un interprete linguistico, storico e culturale è indispensabile. Almeno le prime volte. Oltretutto se non ci fosse stato Uri, come avremmo trovato nella confusione del mercato i falafel di fave più buoni di tutto il viaggio? E come avremmo visto in un solo giorno l'antica Yaffa, il quartiere della Bau Haus, il teatro, la vecchia stazione ferroviaria con i ristorantini, i cantieri della nuova Tel Aviv? Per non parlare di Gerusalemme, babilonia di spiritualità, interrotta da check point militari, disposta su inimmaginabili strati di storia e attraversata da immemorabili scorciatoie. Da solo puoi andare sulla spiaggia a prendere la tintarella, a ballare e bere all'Imperial o allo Sputnik tra la bella gioventù mondana di Tel Aviv. Da solo, e con un intero pomeriggio a disposizione, puoi andare al memoriale dell'olocausto Yad Veshem a Gerusalemme, o alla spianata del Tempio, che pur essendo il luogo dell'Holy of the Holiest per gli Ebrei, è a loro proibito, ed è una zona di confine culturale da varcare con cautela. Ma, se non sei ebreo, cosa puoi pensare davanti al muro dei pianto, quando vedi uomini in nero che sembrano usciti da due secoli fa o dalla prima all'opera con il frac, la tuba e il soprabito di raso di seta, quando prendono un mazzo di aromi, lo odorano e poi si dondolano in lamento davanti al muro costruito da Erode il Grande? Fanno così perché quello è il punto più vicino alla pietra di fondazione, il punto in cui Abramo avrebbe sacrificato Isacco se solo il sommo Padre non lo avesse fermato, avendo compreso la sua cieca fede.

Ed è lì che tutto è cominciato, come spiega Shouli, americana, 29 anni, due bambini e un terzo in arrivo. È lei che ci guida nei tunnel sotto il muro, dove ancora gli archeologi scavano per trovare altre prove di una storia profonda e sentita come poche altre al mondo. Shoulin fornisce i fatti storici, ma si congeda raccomandandosi di divulgare il suo racconto al mondo, e di tornare tante volte a Gerusalemme, perché c'è troppo da sapere per esaurirlo in una o due volte, ma anche tre, quattro...

La città di David, primo nucleo di Gerusalemme, il tempio di Erode il Grande, dove il martedì e il giovedì le famiglie festeggiano con tamburi e trombe, i bar mitzvah dei tredicenni che escono dall'infanzia. Uri ama sciorinare la Storia. Lui non è osservante, lavorava ai servizi segreti, ed è andato in pensione anticipata obbligatoria. Ora fa la guida nel suo italiano imparato sull'Almanacco di Topolino e dalla mamma napoletana. Non sbaglia un verbo né una parola. Ti risponde con la massima correttezza politica, e sai che da quella non si scosterà. Quindi è meglio non insistere, e assorbire tante più nozioni storiche e geografiche finché si riesce a mantenere l'attenzione a quel fiume infinito di parole.

Quando si passa alla parte cristiana, non illudetevi voi cristiani di trovare meno confusione e un ambiente più famigliare. Basta pensare alla chiesa del Santo Sepolcro: nello stesso luogo ci sono la prigione di Cristo, il Golgota, la pietra della deposizione, il sepolcro. E intorno sacerdoti di ogni fede: frati, preti, sacerdoti ortodossi e armeni...A un certo punto, vuoi solo prenderti una pausa in un luogo di quiete per viaggiatori europei scombussolati. All'American Colony, tra le sue alte mura, ci si sente in pace, quasi a casa. Si torna a uno stile di vita più consueto e a quella spensieratezza che in viaggio si desidera tanto.Una Coca Cola in giardino, un tuffo e wifi no limit, una pizza-miraggio, una libreria, l'unica a Gerusalemme dove i testi sono metà ebraici e metà palestinesi, comprese le ricette.

L'ultima tappa del viaggio è il Mar Morto, il lago galleggiante, che molti evitano perché troppo turistico. Ahinoi lo è, ma allo stesso tempo è onirico e mistico. Il turismo è barricato dentro gli albergoni da 300 camere, sorti intorno per sfruttare i fanghi e i sali che innegabilmente rendono la pelle stupenda e liscia al primo bagno. Il prezzo da pagare è una notte nei finti cinque stelle che lo circondano (non esistono alternative di charme) e sfruttare la comodità di posizione, i pasti abbondanti, l'aria condizionata e la spiaggia privata per immergersi nel lago a 430 metri sotto il livello del mare, il punto più basso della Terra che fa da confine con la Giordania.

Tolti i casermoni per villeggianti, il paesaggio è di una bellezza struggente, brullo, privo di verde, landa piatta e improvvisa altitudine. Bus ad alta velocità o silenzio assoluto. Ecomostri brulicanti o il grande nulla. Il relax totale o la salita all'alba fino a Masada. In un'oretta, lungo l'impervio Sentiero del Serpente, si arriva a un altipiano, a 400 metri sopra il Mar Morto, quasi sul livello del mare. Per chi è allenato è un percorso facile, per chi non lo è risulta più faticoso, ma certo è difficile immaginare come abbiano potuto costruire lassù una fortezza inespugnabile con 20 torri, soprattutto quando imperversa il caldo atroce dell'estate e raggiunge anche 50°C. Erode il Grande l'aveva voluta per avvistare i nemici da molto lontano, e oggi che i nemici si riconoscono con altri mezzi, ti affacci su un paesaggio atavico, perché quel niente non può poi essere troppo diverso dal niente di mille anni fa.

Una visione che non può lasciare sbalorditi e indifferenti.

Come nulla d'altra parte lascia indifferenti durante un viaggio in Israele, uno dei viaggi della vita, perché è come andare al nocciolo della nostra cultura, senza ignorare che si parte dallo stesso esatto punto per prendere traiettorie che, almeno cartesianamente, non si possono più incrociare. Ma spiritualmente senz'altro sì.

Anche se l'adolescente ha fatto la zavorra per nove giorni, tu genitore torni sereno, perché quei pochi istanti di partecipazione accorata al monumento dell'Olocausto o nella rinuncia coercitiva a short e canotta in cambio di gonnellone e maglietta a maniche lunghe resteranno senz'altro più impressi delle ore su un'amaca con la solita musica negli auricolari. E probabilmente quello sarà solo uno dei prossimi viaggi in Israele anche per lei.

PS: in Israele si può viaggiare in ogni periodo dell'anno. A luglio e agosto fa molto caldo, soprattutto nelle depressioni del Lago di Tiberiade e sul Mar Morto, dove la temperatura supera facilmente i 40 °C. Natale è un ottimo momento per il clima, Pasqua è alta stagione. Ricordate che Shabbat, il sabato, è la festa del riposo ed è rispettata: è tutto chiuso o fermo!

Ps2: sfatiamo alcuni miti. Le pratiche aeroportuali non sono più complicate o lunghe di quelle negli USA o a Londra. Gli aeroporti non sono più luoghi sicuri in generale, e il rigore dei controlli è cresciuto ovunque. Ma potrebbe andare liscia, e cavarsela fino all'uscita con poche domande. Per esempio, potrebbero chiedere alla prole il nome dei genitori e chi ha fatto loro la valigia (esperienza vissuta).

Ps3: Il modo migliore per girare il Paese è affittare un'auto. Ma ci vuole qualche cautela. Per esempio, non conviene inoltrarsi nelle aree palestinesi. Invece si può circolare a Ramallah e negli altri territori di influenza musulmana con le auto prese in affitto all'American Colony o nei territori palestinesi.

Ps4: Israele è un paese caro. Nulla è a buon mercato (1 € = 4 shekel più o meno).

Ps 5: nei luoghi sacri è richiesto un abbigliamento adeguato, che significa: pantaloni lunghi per gli uomini, gonna (preferibilmente) sotto il ginocchio e maglia con maniche lunghe per le donne (adolescenti comprese). Senza queste premesse, alcuni monumenti e siti non si possono visitare. Oppure si rimedia acquistando a caro prezzo un telo dagli ambulanti intorno all'ingresso.

Indirizzi Dormire a Gerusalemme
-American Colony - Villa Brown Hotel
Mangiare e bere a Gerusalemme
Machneyuda, divertente, di moda, superaffollato, da prenotare prima di partire
Mona Restaurant, uno dei ritrovi del momento
Adom, in un'ex stazione ferroviaria

Consiglio: i migliori hummus e felafel si mangiano nei micro ristoranti del mercato di Mahane Yehuda. Meglio andarci di sera quando, chiuse le bancarelle di frutta e verdura, il mercato diventa un festival dello street food e della street art: ogni serranda è un graffito.
Gatsby
, il bar più coolo del momento, stile speakeasy

Info Gerusalemme: https://www.itraveljerusalem.com/it/

Dormire a Tel Aviv -Shalom & Relax -Hotel Montefiore -Nordoy -The Vera Hotel, di prossima apertura. Stay tuned
Mangiare e bere a Tel Aviv Mizlala (Nahalat Binyamin St 57) Maganda, un ristorante kosher senza turisti Arte, la migliore gelateria della città, italiana of course (Nahalat Binyamin St 11) Sputnik Bar

Dormire a Tiberiade The Scots HotelEin Gev
Dormire sul Mar Morto Un resort vale l'altro. Si può anche andare in giornata a/r da Tel Aviv e da Gerusalemme evitando il soggiorno nei casermoni.

Informazioni sul Paese: https://new.goisrael.com/it

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