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Biarritz, Danzica e Yerevan: tre città da scoprire nel 2018

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Biarritz, Danzica e Yerevan: tre città da scoprire nel 2018

  • – di Sara Magro
Biarritz
Biarritz

Ci sono mete trite e ritrite, dove si torna sempre volentieri; ma ce ne sono altre dove il viaggio è più viaggio perché poco se ne sente parlare e se ne sa. Oppure si conoscono, sì, ma poi non si considerano pensando alla prossima avventura nel mondo. Per esempio, molti sanno che Biarritz è la capitale francese del surf, ma quanti conoscono i paesini baschi intorno? Andando a nord invece, c'è Danzica, ex porto tedesco poi annesso alla Polonia, da dove sono partite le lotte sindacali di Solidarnosc e di lì il movimento anti sovietico che ha cambiato la politica europea e internazionale. E infine ci spostiamo a est, nelle steppe dell'Asia centrale, piena di misteri ancora irrisolti. Ecco tre viaggi per il 2018, insoliti, interessanti e facili anche da organizzare da soli.

Biarritz e i paesi baschi francesi
D'accordo, ci andavano i reali d'Europa, Stravinski ci faceva le sue prime controverse e Coco Chanel aprì un atelier e ci comprò casa. Senza perdere il fascino d'inizio Novecento e l'allure principesca, Biarritz è oggi capitale europea del surf, sport iniziato nel 1957 dall'americano Peter Viertel. Ed ecco rivelate le due anime di questa cittadina sulla costa dei Paesi Baschi francesi: da un lato i saloni storici dell'Hotel du Palais, il casinò, le architetture Art Dèco, dall'altro i negozi di tavole e mute colorate, i circoli sportivi, i ritrovi dell'aitante gioventù europea, come Le Caritz che è cafè, ristorante e b&b, aperto dalla colazione a notte fonda. Nei dintorni ci sono 10 campi da golf, tra villette che sembrano regge. L'ordine regna sovrano nella regione dove si vive rispettando le tradizioni con entusiasmo, non per distratta consuetudine. I giovani giocano alla pelota (non c'è paese che non abbia un campo), ballano in costume alle feste di paese, e coltivano la cultura del cibo. Consapevoli che non c'è miglior modo per tenere unita la comunità e alta la fama dei villaggi. Infatti, se il versante spagnolo dei Paesi Baschi, con San Sebastian per capitale, è già emblema dell'alta gastronomia europea, quello francese non è da meno con deliziosi villaggi e prodotti unici.

Le soste: Ainhoa per la charcuterie dell'allevatore-gentiluomo Pierre Oteiza, che nella Vallée de Aldudes cresce i suoi maiali Txerrikia, razza basca a rischio di estinzione, a castagne e massaggi; Espelette, che produce pecorino Ossau Iraty e peperoncino; il porticciolo di Saint Jean de Luz dove c'è l'antica pasticceria Maison Adam, del 1660, e il ristorante Txalupa, memorabile per un plateau royal a tre piani di frutti di mare e pesce freschissimo; Arcangues che è uno dei plus beaux villages du Pays Basque, con la chiesa, il cimitero basco (da vedere) e la piazza dove si balla in costume nei giorni di festa. Infine, Hendaye e Hondarribia, rispettivamente l'ultimo paese basco francese e il primo spagnolo, separati dal fiume Bidasoa. A Hendaye c'è il bar à-vin stellato Maison Eguiazabal, a Hondarribia, dopo una passeggiata tra i vicoli medievali, si prenota un tavolo all'Alameda, sempre con riconoscimento Michelin.

Danzica e le sue sorelle
Le chiamano Tricity, ovvero le tre città sul Mar Baltico: Gdynia e i suoi 4 porti, Sopot con le spiagge e i club di fine Ottocento e primi Novecento, e Danzica, nei cui cantieri navali sono iniziati gli scioperi di Solidarnosc che hanno cambiato il Paese e le sorti del blocco sovietico, fino al crollo del muro di Berlino nel 1989. Da fare, vedere, provare c'è tanto. Un giro tra i 58 murales di Zaspa, il quartiere dove abitava Lech Walesa, sindacalista e primo presidente della nuova Polonia. Una visita al Centro Europeo di Solidarność, splendida struttura in ferro e vetro, con biblioteca, caffè, giardino d'inverno e un museo che racconta e fa partecipare il visitatore alla storia politica del Paese negli ultimi 40 anni. Altro capitolo di storia contemporanea è trattato nel nuovo Muzeum 1939 (inaugurato il 23 marzo 2017), con 5mila metri quadrati di mostra sulla Seconda Guerra Mondiale, con oggetti, multimedia e interazioni. Passeggiando nel centro storico, distrutto e ricostruito al 90% dopo la seconda guerra mondiale, tra violinisti di strada, botteghe dell'ambra e bar bohemien, si arriva nella Danzica di oggi. L'ultima sosta è il ristorante Matamorfoza. Con la Danimarca di fronte, è evidente dove cerca ispirazione la nuova cucina polacca: Adrian e Matylda, chef e manager dell'innovativo locale affiliato ai Jeunes Restaurateurs d'Europe (JRE), hanno scelto di usare solo prodotti del territorio, quindi niente pepe né tanto meno cioccolato, una bella sfida. In futuro vogliono osare anche di più: produrre tutto da sé, formaggio, frutta, verdura...Sono coraggiosi: hanno un cuoco che si occupa a tempo pieno del foraging, e decorano le pietanze con le formiche. D'altra parte chi meglio di due giovani nati nel fatidico 1989 può far cadere vecchie barriere e interpretare la nuova Polonia?

Nelle steppe dell'Asia Centrale
Un viaggio nel colore: gialla la terra, rossa la roccia brulla, ocra i monasteri sperduti e, improvvisamente, verdi prati alpini e laghi azzurri. Questa è l'Armenia, un paese più piccolo della Lombardia disseminato di chiese medievali costruite in posti remoti, fortezze e caravanserragli della Via della Seta su un altopiano a 1000 metri, tra le montagne del Caucaso. Dalla capitale Yerevan, per chilometri e chilometri, si attraversano in taxi (che costa davvero poco) paesaggi misteriosi: la chiesa di Gheghard costruita svuotando la montagna, il tempio greco di Garni, l'osservatorio astronomico paleolitico di Zorats Karer, e sulla montagna, a piedi o in fuoristrada, si arriva a un sito con 20 mila petroglifi di cui non si conosce ancora l'origine. Sull'altopiano vivono anche alcune famiglie di Yazidi, pastori nomadi dagli occhi chiarissimi che venerano un pavone e osservano un testo sacro che nessuno, tranne loro, può leggere. Dicono che lì è scritta la loro provenienza: forse figli delle stelle, forse originari di Orione, sicuramente discendenti di Adamo. La sera si può tornare a Yerevan oppure a Gyumri, la seconda città del Paese, dove Antonio Montalto, console onorario italiano in Armenia, ha avviato il progetto di turismo sostenibile Family Care Armenia che comprende escursioni culturali, tre hotel di charme ricavati in ex ville russe e una biblioteca di libri in italiano per insegnare la lingua ai ragazzi del posto.

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