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Pericolo valanghe, come sciare in sicurezza senza rischiare la vita

ISTRUZIONI PER l’USO

Pericolo valanghe, come sciare in sicurezza senza rischiare la vita

  • – di Riccardo Barlaam
Ghiacciaio Presena (Foto di: Caspar Diederik Storytravelers)
Ghiacciaio Presena (Foto di: Caspar Diederik Storytravelers)

Sciare sulla neve fresca anche a bordo pista può essere molto pericoloso. Spesso nei comprensori si vedono persone incoscienti che cercano di emulare quei video di sciatori estremi buttandosi sulla neve fresca. Azzardi che possono finire molto male. Soprattutto quando c'è tanta neve come ora, quando ha appena nevicato e il manto non si è ancora stabilizzato. Ma non tutti gli sciatori della domenica guardano i bollettini meteo e gli allerta sul livello di pericolosità della valanghe. Però, lo stesso, molti di loro si avventurano nel fuori pista per provare l'ebrezza di sciare sulla neve fresca, lasciare la scia dietro di sé sul bianco candido. Un'avventura che spesso finisce male.

E' capitato in passato con persone che conoscevo che all'ultima discesa, dopo un giorno sulle piste hanno deciso di fare l'ultima discesa fuori-pista. E sono rimasti sotto la neve, sepolti da una slavina. E' capitato pochi giorni fa a un gruppo di sciatori tedeschi che si sono spinti a sciare fuori dalle piste battute: qualcuno si è salvato, molti sono rimasti sotto, tra i quali una madre e una bambina di 11 anni. Quindi, godetevi la neve ma in sicurezza. Freerider, scialpinisti ma anche chi ama le ciaspole: fate molta attenzione. Non vale la pena rischiare la vita per una discesa di pochi minuti.

E' statisticamente provato che è molto difficile sopravvivere a una valanga.

Se si rimane sepolti dalla neve il tempo di sopravvivenza è di circa 15 minuti. Ammesso che si riescano a chiamare i soccorsi in caso di un incidente, è altamente improbabile che dalla valle i soccorsi riescano ad arrivare sul posto entro i 15 minuti. Se finisci sotto sei morto. L'unica chance di sopravvivenza in caso di valanga – e lo sanno bene le guide alpine che lo insegnano nei corsi di primo soccorso – è quella dell'autosoccorso: cioè se si è in gruppo, tutti hanno un Artva acceso, la sonda e la pala nello zaino. E se in caso di valanga qualcuno resta fuori, magari entro i 15 minuti si riesce ad individuare il ferito ma bisogna essere bravi, veloci, freddi, lucidi e saper utilizzare bene il dispositivo di ricerca, saper montare la sonda rapidamente, saper usare la pala per tirar fuori i feriti senza far male e rischiare a propria volta, stare in un punto con buona visibilità, sempre che la neve non abbia sepolto i feriti sotto metri e metri, ma ci sia uno stato non troppo spesso.

Insomma, capite basse che le probabilità di salvare delle vite in caso di valanga sono davvero molto basse, le variabili sono davvero troppe. Quindi: occhio. Usate sempre la testa poiché una situazione pericolosa può esserci anche vicino a una pista battuta. Non ne vale la pena.

La prevenzione degli incidenti in montagna parte dalla conoscenza e dalla preparazione delle uscite. Chi vuole proprio fare fuori pista deve essere cosciente che si spinge comunque su un terreno pieno di variabili molto delicate. Ha l'obbligo per se e per gli altri di consultare prima di partire le guide, la cartografia, di analizzare puntualmente i bollettini della neve e i bollettini meteo a caratterizzazione locale. Insomma non si improvvisa niente. Per chi volesse approfondire la sezione Cai di Milano ha preparato un'ottima guida per la sicurezza con gli sci in montagna. E poi se proprio non potete fare a meno di powder, di sciare sulla neve fresca, non andate mai da soli. Fate in modo se vi spingete così oltre di avere sempre tutti un equipaggiamento con l'Artva funzionante e ancorati al corpo, sonda e pala.

Oggi ci sono anche dei zaini airbag che si aprono in caso di valanga e il boccaglio Avalung per respirare sotto la neve. E l'app GeoResQ sul proprio smartphone per trasmettere in caso di incidente la richiesta di aiuto e le proprie coordinate al Soccorso Alpino.

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