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Sunny Valley, eco lodge a 3mila metri. Coccole in alta quota

Val di Rezzalo

Sunny Valley, eco lodge a 3mila metri. Coccole in alta quota

  • –di Riccardo Barlaam

Se amate le Alpi e la montagna c'è un posto dove almeno una volta nella vita bisogna andare. E magari tornare. Dove la luce si riflette nella neve in un altopiano a 3mila metri, un enorme catino circondato da monti che si apre su una valle incantevole come poche, E per niente conosciuta. Questo posto si chiama Val di Rezzalo. Comincia quando la strada si apre, tra la Valfurva e la salita che porta al Passo Gavia, nota agli appassionati di ciclismo per gli arrivi del Giro d'Italia. Ci sono stato, per caso, qualche anno fa. D'estate. E l'ho percorsa tutta con la mountain bike. Fino a ridiscendere alla Valtellina.

Ricordo la sensazione d'incanto per quei panorami, la natura selvaggia, senza nessuna costruzione a deturparne l'aspetto, i suoi silenzi, il verde e il cielo terso. Ci sono tornato d'inverno in quel catino ora coperto di bianco e splendente che è il Pian d'Alpe, che si apre poco più in alto all'inizio della Val di Rezzalo. Con un gruppo di giornalisti invitato per l'apertura di un resort tra le stelle. Un eco lodge super esclusivo. Poche camere, undici suite, una ventina di posti al massimo, tutte con il nome di una delle cime che si vedono dalle finestre. Coccole ad alta quota. A partire dalla cucina gourmet, alla spa nella neve, in perfetto stile finlandese, ma a tremila metri. Dove il lusso non è ostentazione. Ma riservatezza.

Silenzio, pace. Tempo che rallenta. E un panorama davvero unico che vale il viaggio. Con la certezza per me che ci sono stato che una volta ripartiti ci lascerete il cuore e, prima o poi, cercherete di tornarci. Questo posto si chiama Sunny Valley – nomen omen - ma per capirne l'anima bisogna conoscere Beppe Bonseri, il proprietario di questo resort in alta quota che lo ha tenacemente voluto e ci ha lavorato per una decina di anni per realizzare il suo sogno. Beppe ha girato il mondo dietro alla nazionale di sci alpino:  per una decina d'anni è stato lo skiman e il responsabile di tutti gli sci della discesa libera. Poi insieme a Brignone e Coppi ha fondato la Briko, azienda di caschi e maschere da sci. La loro fortuna è cominciata quando hanno deciso di sponsorizzare un giovane ragazzo emergente che si chiamava Alberto Tomba.

Beppe ha seguito Tomba e lo ha accompagnato in tutti i suoi anni da numero uno del circo bianco come marketing manager. Valtellinese, nei primi anni Duemila, forte della sua esperienza, ha guidato il team che ha organizzato i Campionati Mondiali di sci alpino del 2005 di Bormio e Santa Caterina. Poi ha attaccato gli sci al chiodo e ha smesso di girare il mondo come uno zingaro. E a cinquant'anni suonati si è buttato in questa nuova impegnativa avventura imprenditoriale. La società che gestisce gli impianti da sci di Santa Caterina gli ha dato la licenza per realizzare un rifugio all'arrivo della cabinovia con un punto ristoro. Lui ha accettato. Ma alle sue condizioni. Ha rifiutato il progetto architettonico già fatto dalla società degli impianti che prevedeva la costruzione di un edificio contemporaneo con il tetto spiovente e i muri in cemento.

Sognava per quel posto unico che è il Pian d'Alpe un lodge, tutto vetri e legno, come quelli che si vedono in certi boschi delle montagne canadesi e americane. Per costruirlo ha chiamato delle squadre di Sami finlandesi. Lapponi. Popolo del grande nord abituato a rispettare il bosco, fonte di vita. Il rifugio di Beppe è stato interamente costruito con la pietra locale e un legno arrivato anch'esso dalla Lapponia, il kelo. Un pino polare, legno molto caldo, perfetto per le basse temperature che nel Nord della Finlandia possono raggiungere anche i meno quaranta gradi. I tronchi di kelo vengono tagliati solo dopo che gli alberi hanno concluso il loro ciclo vitale che dura duecento anni. Beppe ha voluto quel legno e quella tecnica costruttiva.

Così squadre di carpentieri valtellinesi e finlandesi Sami, che costruiscono case in legno con matite e motoseghe, si sono trovati su questo pianoro nelle stagioni estive, per diversi anni, per realizzare il sogno di Beppe. Con i tronchi che arrivavano direttamente dalla Lapponia. Trasportati a tremila metri di quota.

Parlavano lingue diverse gli artigiani Sami e Valtellinesi. L'inglese non lo conoscevano né gli uni né gli altri. Ma dopo un po' si sono capiti con il linguaggio scarno della gente di montagna. Hanno lavorato assieme. E sono diventati sodali. Il risultato è sotto gli occhi: il Sunny Valley, un posto unico nelle Alpi per materiali, qualità architettoniche e tecniche costruttive. Niente cemento. Solo tronchi finlandesi incastrati tra loro e sigillati con una fibra naturale composta di roccia e legno. Pietra e vetro. Il profumo di legno vi insegue ovunque in questo posto. Così come i panorami e la luce delle montagne. Il sole benedice questa vallata fino a tarda sera.

Quando poi scende la notte sarete stupiti dalle stelle. Non ci sono luci, né costruzioni all'orizzonte. Niente. Solitudine e silenzio. Ricordo di aver visto un cielo così stellato solo in Australia, tanti anni fa, ad Uluru, Ayers Rock. Le luci di Santa Caterina sono lontane, oltre la montagna. Il cielo esplode di stelle.

Accanto al Sunny Valley c'è una sauna kelo, costruita in perfetto stile finlandese con i tronchi incrociati a vivo, gli aromi del legno e la neve dove buttarsi tra un giro e l'altro di sauna. E poi l'Igloo Bar, un vero Igloo che viene costruito a inizio di ogni stagione dove rifugiarsi per scaldarsi e bere qualcosa prima di cena (c'è anche la possibilità di dormire nell'igloo con letto e sacchi riscaldati) che a giugno scompare con il sole, come un cubetto di ghiaccio che si scioglie sotto l'acqua. Le camere sono vere e proprie suite arredate da un architetto dell'Alto Adige che utilizza solo legno e materiali eco, e ha curato ogni minimo dettaglio per un soggiorno davvero confortevole, nel segno del lusso non ostentato. Legno e materiali eco, ma sono camere modernissime, con tutti i confort che ci si può aspettare da un posto così esclusivo. Una chaise longue con una coperta-pelliccia vi aspetta davanti alla vetrata che dà sul Gran Zebrù. Con qualcosa di caldo da bere, il calore della compagnia e un buon libro da leggere si può aspettare la sera che viene.

Con davanti agli occhi lo spettacolo della natura.

Sognando l'indomani e le avventure da fare sulla neve (o d'estate in mountain bike o camminando). Prima che aprano gli impianti. Qui siete già in cima agli impianti. E al mattino con le piste ancora immacolate scendere fino a valle con gli sci, o risalire con le pelli e gli ski alp dalla mulattiera aperta dai gatti delle nevi o con le ciaspole perdersi camminando verso la Val di Rezzalo, con le montagne che vi accompagnano da un lato e dall'altro.

Un consiglio: lasciate il telefonino spento o magari in auto per un'esperienza davvero detox dalla frenesia della vita moderna se decidete di andarci per qualche giorno. Già perché per arrivare al Sunny Valley ci sono solo due modi: lasciare l'auto a Santa Caterina e salire con la cabinovia o, se si arriva in valle alla sera, chiedere un “passaggio-taxi” al gatto delle nevi.

Per l'inaugurazione del lodge e del ristorante gourmet d'alta quota, che non ha niente da invidiare agli stellati, con chef e brigata di cucina dedicati, è salito fin su al rifugio l'alpinista valtellinese Marco Confortola con la moglie Silvia, gli sci e lo zaino. Marco è un mito. Guida alpina, maestro di sci, è tra gli alpinisti di alta quota più forti al mondo. Ha conquistato finora dieci montagne sopra gli ottomila metri - nell’ordine: Everest, Shisha-Pangma, Annapurna, Cho-Oyu, Broad Peack, K2, Manaslu, Lhotse, Makalu, Dhaulagiri - e punta ad arrivare a quattordici ottomila. Con i quattro che ancora mancano ancora all’appello, che saranno le prossime sfide: Kanchenjunga, Nanga Parbat, Gasherbrum 1, Gasherbrum 2. Qualche anno fa durante una spedizione sfortunata sul K2, dove morirono undici alpinisti, a causa del freddo, Marco Confortola perse tutte le dieci dita dei piedi e parte dei piedi. Ci ha messo un anno per rialzarsi e re-imparare a camminare. Non so quanto tempo per decidere, dentro, di farlo. E di ripartire. E' passato dallo scarpone numero 43 al 35. Continua ancora, nonostante la disabilità e gli anni che avanzano, a scalare gli ottomila. Con l'obiettivo di scalarli tutti e quattordici. Un uomo grande. Che sta a dirci che tutto è possibile, anche quando ti crolla il mondo addosso.

Per onorare Beppe e la sua visionaria costruzione du un eco-lodge luxury «nel posto più bello della valle» Marco è salito su all'imbrunire con la cabinovia. Ci ha raccontato le sue avventure mentre gli chef ci offrivano cibi raffinati e vini della valle che sapevano di buono. Una serata di calore, in tutti i sensi. E poi a notte inoltrata, la frontale in testa, con la moglie Silvia ha inforcato gli sci ed è tornato giù a Santa Caterina. Con noi, unici ospiti, rimasti da soli in questo posto paradisiaco, sotto un cielo che esplodeva di stelle e i riflessi sulla neve. La città era davvero lontana.

L'autore dell'articolo è stato ospite del Sunny Valley Kelo Mountain Lodge di Santa Caterina Valfurva

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