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Andare su Marte passando per Milano

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STORIA E FUTURO

Andare su Marte passando per Milano

Chi volesse fare un breve viaggio su Marte ha un'ottima occasione fino al 3 giugno prossimo, basta andare a Milano, al Museo di Scienza e Tecnologia, accanto a Sant'Ambrogio, una delle più belle chiese di Milano.

Al primo piano è allestita infatti la mostra “Marte. Incontri ravvicinati con il pianeta rosso”, curata da Viviana Panaccia, organizzata assieme a vari partner e sponsor istituzionali e industriali, da Leonardo a Thales Alenia Space, da National Geographic all' Agenzia Spaziale Europea e quella Italiana, all'Inaf e Mibact.

È da vedere perché è piacevole, oltre che istruttiva, specie per ragazzi o ragazze in età di scuola media o superiore. Per loro sarà una bella scoperta, anche per le tante iniziative dedicate, il cui calendario è nel sito del Museo. La mostra ha due chiavi di lettura che si svolgono facilmente nell'allestimento, elegante e pulito, che è stato premiato con l'inserimento nell'ADI Design Index 2017.

La prima è la storia della splendida ossessione dell'umanità per il Pianeta rosso, iniziata a fine Ottocento proprio a Milano grazie alle osservazioni e alla fantasia di Virgilio Schiaparelli, ottimo astronomo italiano di allora. Con il bellissimo telescopio Mertz, che si vede in mostra, 130 anni fa montato sui tetti del Palazzo napoleonico di Brera, sede dell'Osservatorio astronomico, pensò di vedere per primo i famosi canali marziani. Si tratta solo di gigantesche fratture sul suolo marziano, migliaia di chilometri, ma all'epoca non si potevano vedere più che tanto distintamente, neanche con quel telescopio, al top per l'epoca. Schiaparelli, serissimo scienziato, era però un socialista utopico, alla Proudhon, e gli piacque correre con la fantasia e pensare che una società buona e solidale avesse costruito quegli enormi canali per far scorrere l'acqua dei Poli sul pianeta. Iniziò così il mito dell'esistenza dei marziani, che pervase l'Italia e il mondo intero.

In mostra si può sentire la famosa trasmissione radio in Usa, alla CBS, del 30 ottobre 1938 interpretata dal grande Orson Welles, un capolavoro, a proposito di fake news: fu simulata abilmente la cronaca dell'arrivo improvviso di astronavi marziane e per varie ore il terrore si sparse in Usa. Da allora non si contano i romanzi sui marziani, compreso “Un marziano a Roma” del grande Flaiano, i film, alcuni famosissimi altri di cassetta, perfino i presunti avvistamenti. Durò quasi 100 anni e in fondo solo recentemente, negli anni 70 con i primi satelliti, si è visto che Marte non poteva ospitare nessuna civiltà e che i canali erano fratture geologiche. Oggi i “marziani” li cerchiamo nell'universo intero. Tutto questo è raccontato molto bene, con tanti materiali originali, dai meravigliosi disegni di Marte di mano di Schiaparelli ai vecchi numeri di riviste di fantascienza fino ai “cartelloni” di film anni '50, che ci raccontano di una insopprimibile e ingenua speranza di non essere soli nell'universo. La seconda chiave di lettura è svolta soprattutto con immagini affascinanti, prese dai tanti satelliti che ormai assediano Marte. Grandi, riportate in colori reali o aumentati catturano l'attenzione, piene di informazioni e basta soffermarsi a guardarle per perdersi nel pianeta rosso. Il corredo di testo dice esattamente tutto quello che c'è da sapere per il visitatore interessato.

Troviamo anche il modello del rover Curiosity di Nasa da anni sulla superfice di Marte e il modello di trapano, tutto italiano, che nel 2020 arriverà da quelle parte per cercare, a due metri di profondità record assoluto, tracce di vita. L'occasione della mostra è infatti anche preparare il pubblico per la missione europea Exomars 2020, in cui l'Italia ha un ruolo finanziario, tecnologico e industriale di primissimo piano. Il gran finale è rilassarsi, seduti al buio e pensare di essere su Marte guardando uno splendido filmato che mostra il sogno di tutte le agenzie spaziali: popolare quel pianeta coi nuovi esploratori umani.

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