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Bruges, una passeggiata nel Medioevo tra beghine e maestri fiamminghi

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diario di viaggio

Bruges, una passeggiata nel Medioevo tra beghine e maestri fiamminghi

BRUGES - Un ponte e un arco, una stradina di ciottoli, l'invito al silenzio, un cortile di alberi lunghi e sottili ed erba da tagliare, una chiesa, attorno case bianche e basse con il tetto a punta e porte d'ingresso verdi con su scritto prive. Esistono citt che conservano antichi villaggi, sono poche quelle che hanno dentro s la memoria di donne che prima di Lutero e Calvino, prima e oltre codici religiosi, vivevano laiche e sole.

Il Begijnhof, l’antico villaggio delle beghine dentro Bruges

Quando si arriva a Bruges in treno, la tentazione di entrare nel Begijnhof, il villaggio delle beghine che si incontra per strada, pi forte di lasciare prima la valigia, ed una tentazione a cui cedere perch la mattina non si incontrano turisti n scolari; si sente distinto il silenzio e il vento fra gli alberi, si entra nella chiesa vuota e in una delle loro case. Casa seicentesca che si pu visitare ogni giorno, carit e austerit non significavano privazione, vi sono intatti mobili in legno scuro, un camino con ceramiche blu, una stanza da pranzo, oltre il piccolo chiostro la stanza da letto. Il beghinaggio ancora pi antico, un rispettabile compromesso del Duecento, se non sposata meglio beghina che suora, era l’austero e terreno calcolo, cos non bisognava privarsi dei propri beni; ed era il principe a garantire per quelle donne che vivevano laicamente insieme.

Questo modo di vivere ha superato otto secoli, l'ultima beghina morta nel 1925, vivono oggi nel villaggio pi convenzionali suore benedettine, le casette bianche sono ambite da donne povere senza marito n figli, c' una lista d'attesa, racconta la custode della casa, decide la madre badessa. C’ anche quell’interessante silenzio che sembra obbedire pi a un passato che a un credo.

Fuori, nei vicoli della citt medievale il cui nome viene dalla parola normanna imbarcadero memoria di una convivenza con l'acqua vecchia di secoli, dentro cortili intonsi in cui nulla si pu cambiare in obbedienza a vetuste e ancor vive regole di social housing, si trovano altri modelli di convivenza dettati dalla carit e in soccorso del bisogno, le Case di Dio o ospizi della carit dentro cui non arriva lo scalpiccio di cavalli e carrozze. Una storia della fede mai slegata da una pi pragmatica cura degli altri che porta al suggestivo Ospedale di San Giovanni, un tempo rifugio degli appestati con annessa farmacia, oggi museo con il trittico di Hans Memling.

Il secolo d’oro
da questo ospedale medievale tra i meglio conservati d’Europa che la passeggiata dello spirito si riempie del colore reinventato dai fiamminghi, Memling, Hieronymus Bosch con il suo nevrotico e affascinante trittico, Jan van Eyck e i due capolavori al museo Groeninge, la Madonna con il canonico van der Paele e il ritratto della moglie Margareta.

Arte da secolo d’oro, Quattrocento che accolse i Medici e artisti, mercanti - grazie a uno di loro, Jan Moscroen, Bruges conserva una Madonna di Michelangelo nella Chiesa di Nostra Signora - e banchieri fra cui la famiglia Van der Beurze che d il nome alle Borse del mondo e alla omonima casa. I mercati e la diplomazia, quindi non lontano la vecchia via con le case consolari dei vecchi stati di Genova, Firenze e Venezia. Ripasso di sei secoli di storia dell’arte anche nella piazza del Burg, dal romanico al neoclassico.

Nonostante si senta pi l’inglese che il francese e su tutto domini il difficile fiammingo, Bruges si scioglie in un certo candore da fumetto belga quando ti propone un fascio di patate fritte come pranzo per strada - e il museo della patata fritta che spiega il perch della devozione all’ortaggio; ti inonda di negozietti che promettono il miglior cioccolato in citt - competizione vinta dalla fama di The Chocolate Line, catena dell’eccentrico Dominique Persoone che ha piantagioni di cacao in Messico e ha inventato lo sniffatore di cioccolato per un compleanno dei Rolling Stones; ti offre di visitare lo storico birrificio artigianale dove si produce la Brugse Zot da cui parte un birradotto costruito due anni fa - la bionda scorre sottoterra per tre chilometri dalla fabbrica all’azienda che la imbottiglia.

La citt ti soprende anche con il piccolo museo di stampe di Salvador Dal nella centrale piazza del Markt, salto temporale senza dubbio ma non irrazionale.

La Triennale d’estate
Se si rif la stessa passeggiata in una fortunata giornata di sole di questo maggio, si scoprir infatti la strana voglia di ripensarsi di Bruges. Fino al 16 settembre la citt ospita nei suoi cortili e nei suoi canali la seconda edizione della Triennale, dopo la prima del 2015 la cui idea era l’invasione: si immagin che gli otto milioni di turisti all’anno rimanessero in citt tutti nello stesso momento, chiaro riferimento alla crisi dei migranti di quell’estate.

Anche nel 2018 si riflette su chiusura e apertura, la Triennale si intitola Liquid City, evidente richiamo alla definizione di Zygmunt Bauman. Citazione che nella sua facilit non deve scoraggiare, solo un pretesto per inserire in una quieta citt da cartolina opere di artisti e architetti con un buon curriculum, nessuna superstar, tutti lavori che sbucano nei vicoli e nei canali come ospiti pur provvisori. anche un modo di uscire dalla monocultura del cioccolato, proviamo ad aggiungere qualche pizzeria butt l Till-Holger Borchert, uno dei curatori nonch tedesco direttore del Groeninge.

La Balena, la Scuola e la Torre sull’acqua
Cos da qualche giorno una balena di dieci metri sbuca dal canale che una volta portava le navi fino dentro Bruges: il pescione incombe sulla statua di Jan van Eyck che comunque gli d le spalle. I due architetti americani di StudioKCA l’hanno pensata e composta con cinque tonnellate di plastica raccolte da due organizzazioni non profit sulle spiagge di Hawaii, Regno Unito, Messico e Cina: il pesce di nome Grattacielo (Skyscraper – the Bruges Whale, il titolo del progetto) fa ombra alla Jan van Eyckplein.

Skyscraper (the Bruges Whale), StudioKCA, piazza Jan van Eyck (VisitBruges | Jan D'hondt)

Non lontano dal Beghinaggio, sull’incantevole Lago dell'Amore (Minnewater), inizio dell’antico canale che collega Bruges a Gand, galleggia The Floating School che l’architetto nigeriano Kunl Adeyemi aveva gi mostrato alla Biennale di Venezia.

Come la Balena americana e la Scuola nigeriana ancheInfiniti, la Torre di legno belga dell’architetto di Bruges, Peter Van Driessche, nasce dalla consapevolezza dei cambiamenti climatici: anche Bruges ha paura di rimanere sommersa, racconta Van Driessche mentre mostra la mappa con mezza citt che si allaga. La sua Torre in legno composta da scatole su scatole, capsule in cui vivremo se avremo meno terra asciutta sotto i piedi.

Selgascano Pavillon (VisitBruges | Jan D'hondt)

Il dialogo con l’acqua amica e nemica continua con la fotogenica bolla rossa (Selgascano Pavillon) sul canale le cui chiuse vengono raramente aperte, con The Floating Island, piattaforma galleggiante di 100 metri quadrati dello studio coreano Obba e con Acheron I di Renato Nicolodi che sembra una diga, invece una porta fra passato e futuro, comunque brillantemente piazzata nel canale sotto un grazioso ponte di legno non lontano dalla molto barocca chiesa di Nostra Signora delle Potterie, il duecentesco ospizio e l’annesso museo.

Per info:
visitebruges.be

Triennale Brugge 2018

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