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Viaggiare per fari, dove la meta è l’orizzonte

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ESPERIENZE UNICHE

Viaggiare per fari, dove la meta è l’orizzonte

«Che bellezza!» esclama la signora Ramsay, uno dei personaggi principali del romanzo di Virginia Woolf «Al Faro», pubblicato nel 1927. «Dinanzi a lei - continua la scrittrice nella traduzione di Giulia Celenza per Garzanti - era il vasto vassoio d’acqua turchina; e il Faro canuto in distanza, austero, fasciato di caligine; e a destra, fin dove l’occhio poteva arrivare, le verdi sabbiose dune fluenti e sempre in apparenza di sfuggire verso qualche contrada lunare, ignota agli umani».

Il faro, nel corso dei secoli, ha attirato diversi tipi di sguardi: da quello affascinato della signora Ramsay - che mai vi approderà, di fatto - a quello rassicurato dei naviganti prossimi alla meta o, terrorizzato, dei marinai in balia delle onde in tempesta. Oggi, invece, è trasformato in un punto di osservazione per viaggiatori affamati di esperienze uniche, come può essere quella offerta da un luogo al confine tra terra e mare, in cui la presenza umana è da sempre distillata con parsimonia. Luoghi dove il contatto con la natura è immersivo e lo sguardo all’orizzonte infinito, rasserenante, carico di promesse.

Con i suoi 7.400 chilometri di coste (ai quali si devono aggiungere quelli delle isole), l’Italia è uno dei Paesi europei con la superficie costiera più estesa. Solo di recente, tuttavia, alcuni dei fari italiani, strutture spesso costruite alla fine dell’Ottocento dalla Marina, e oggi di proprietà del ministero della Difesa oppure del Demanio, sono stati dati in concessione a privati con l’obiettivo di trasformarli in hotel, resort, ristoranti e guesthouse esclusive in termini di servizi e senza dubbio di spazi e di contesto. Il primo bando Valore-Paese risale alla fine del 2015 (con i vincitori proclamati nel giugno 2016) mentre il quarto bando dovrebbe essere annunciato entro la fine del mese: le 29 strutture (tra fari ed edifici costieri) date in concessione a privati nel corso di questi ultimi due anni sono e saranno oggetto di una riqualificazione volta a esaltare l’eccezionalità della destinazione.

Sulle orme del custode.
Viaggiare per fari, oltre i confini del Bel Paese, è già una pratica comune. I naviganti di nuova generazione non arrivano in nave, ma spesso in auto (altre volte, perché no, in moto o in bicicletta), e più che di un segnale di orientamento sono alla ricerca di un’esperienza autentica. Condita, sempre più spesso, da dettagli ricercati, suggestioni storiche e servizi esclusivi.

Tra le mete più gettonate dagli amanti del genere c’è la Gran Bretagna: il faro cui è ispirato il romanzo già citato della Woolf, per esempio, si trova in Scozia, a Mull, una delle isole Ebridi. Trecento chilometri più a sud, a guardare la costa irlandese, c’è il Corsewall lighthouse che a metà degli anni Novanta è stato “automatizzato “ nel meccanismo ed è stato trasformato in un hotel. Iconico, in puro stile scozzese negli arredi (un design marinaro condito da dettagli a volte kitsch) e nelle atmosfere, con tanto di thé e scones serviti durante il giorno, è un hotel dalle tariffe accessibili che conta solo undici stanze, di cui cinque suite. Tra queste ultime, spicca la North Channel, una struttura separata dall’edificio principale, con una veranda da 30 metri quadrati affacciata proprio sul Canale che separa la Scozia dall’Irlanda. Obbligatorio lasciar correre lo sguardo a 360 gradi.

Spettacolare anche la vista dal Belle Tout Lighthouse, che si trova a Beachy Head, sulla costa meridionale della Gran Bretagna, a circa due chilometri dalle Seven Sisters e, come le celebri scogliere di gesso, affaccia sulla Manica. Il faro, costruito nel 1832, venne dismesso a causa di difficoltà di funzionamento connesse all’erosione della roccia e della nebbia, agli inizi del Novecento e negli anni Venti subì la prima trasformazione: sir James Purves- Steward ne fece una tea room che, tuttavia, fu chiusa e poi semi-distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 2010, dopo vari passaggi di proprietà, ha riaperto, completamente rinnovato, come un bed&breakfast con sei stanze. La più curiosa è senza dubbio la Lighthouse keeper’s bunk, un tempo occupata dal custode del faro. A pianta circolare, ospita un letto soppalcato e un camino: pur essendo stata ristrutturata mantiene intatto lo spirito originale, con i muri di mattoni rossi, il legno scuro, la porta con incastonato un oblò.

Un’esperienza per due.
A mantenere intatta l’atmosfera del faro, pur a fronte di una reintepretazione decisamente “design oriented” è il Vuutoren van Harlingen, ovvero il faro della cittadina di Harlingen sul Mare di Wadden, nell’Olanda settentrionale, costruito nel 1920 e dismesso nel 1998. L’alloggio, che si sviluppa in verticale, all’interno del faro stesso, è letteralmente per pochi: ospita solo due persone alla volta (e, infatti, da qui alla fine del 2018 è quasi tutto prenotato). Salite le rampe di scale - ovviamente circolari - si incontrano, nell’ordine e su tre livelli diversi: un bagno, con doccia a pianta rotonda, una stanza stanza con letto su misura circondato da vetrate, una sala da pranzo con un tavolo da due, ricavata nell’ex locale della lanterna, dalla quale si può avere accesso all’area esterna, un tempo destinata alla manutenzione e oggi punto di osservazione - e di selfie - al confine, questa volta, tra il mare e la città.

Atmosfera vittoriana.

Il classico faro a base circolare non è l’unico a d assicurare panorami inediti ed esperienze da ricordare. Su un’isoletta nella San Francisco Bay, a mezz’ora di barca dal caos della città californiana, c’è la East Brother Light Station . Costruita nel 1874 e inserita nel National Register of Historic Place, declina l’esperienza del soggiorno nel faro in una dimensione vittoriana. Quattro le camere, ciascuna delle quali prende nome proprio dalla vista che offre: l’Oakland bridge e lo skyline cittadino dalla San Francisco room, le Sister Islands dalla Two Sister room, dotata di un piccolo camino. Merita una menzione il quinto alloggio: Walter’s Quarters, ricavato all’interno della costruzione del segnale da nebbia e in passato adibito ad alloggio del guardiano.

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