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SuperShe Island, in vacanza sull’isola vietata agli uomini

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IN FINLANDIA

SuperShe Island, in vacanza sull’isola vietata agli uomini

(Agf creative)
(Agf creative)

Se la lotta femminista è una guerra, allora quest'isola finlandese è il campo di addestramento delle sue truppe d'élite. La si potrebbe quasi paragonare a un centro di formazione di Navy Seals (forze speciali della Marina degli Usa, NdT) femministe, con l'aggiunta di qualche materassino yoga e hygge, lusso e confort.

Sbirciando tra i rami dei pini argentati dell'isola, si vedono truppe fuoriclasse impegnate a lavorare sodo per migliorare il fisico e la mente per lottare per l'uguaglianza. Sono in prima fila. Attente ad ascoltare conferenze. Intente a nuotare in mare. E, non a caso, non si imbattono in nessun uomo. SuperShe Island, infatti, è un'isola del tutto priva di uomini. Non ce n'è neanche uno. Inaugurata alla fine del mese scorso, quest'isola è una creazione di Kristina Roth, un'americana di origini tedesche che nel 2016 ha venduto una sua società di consulenze con sede a Seattle.

Questo luogo appartato di 3,4 ettari nel Golfo di Finlandia ha tutto ciò che un'oculata femminista possa desiderare: acque incontaminate per nuotare, saune, yoga, massaggi e così via, a meno che non si desideri un cromosoma Y. In quel caso, non si sarebbe fortunate, perché su quest'isola tutti – ma proprio tutti, dalla chef alle addette alle pulizie, a chi consegna il pesce – sono di sesso femminile.

Arrivo alla banchina di Sandnäs Udd nel tardo pomeriggio di un giorno estivo e trovo Kristina Roth ad accogliermi. Probabilmente avrete in mente un'immagine ben precisa di donna che dà vita a un'isola per sole donne e, forse, tale immagine include un paio di scarpe basse larghe e comode. Ebbene, vi sbagliate. Kristina Roth indossa un abito di chiffon a fiori e guida un piccolo motoscafo da competizione color argento metallizzato. È la tipica bellezza nordeuropea dagli zigomi larghi e dal naso affusolato. Emana quella specie di aura di chi è sano, conduce una vita sana ed è nel pieno delle forze tanto che, se non si stesse rivolgendo a me in un inglese impeccabile, potrebbe benissimo mettersi gli sci ai piedi e proseguire a tallone libero fino a Trondheim. Mi tende una mano e mi aiuta a salire in barca.

Mentre planiamo sulla cresta delle onde, mi spiega che di solito accompagna i visitatori all'isola lungo un “percorso panoramico” con imbarco a Höstnäs. Evidentemente, il nostro tragitto è meno scenografico, ma non per questo meno mozzafiato: mare e pini e silenzio a perdita d'occhio. Questa è la Finlandia che si vede pressoché ovunque, da Sibelius ai Mumin (i personaggi creati dalla scrittrice e illustratrice Tove Jansson, NdT): deserta, ultraterrena, serena. Mentre ci avviciniamo al molo, ci supera scivolando sull'acqua una famiglia di cigni. Più tardi verrò a sapere che ne fa parte anche un maschio: Kristina Roth dice che controllare il sesso dell'animale “distoglierebbe l'attenzione dalla nostra visione principale”. * Una volta sbarcata sull'isola, mi porgono una ghirlanda di foglie (meno imbarazzante di quello che potrebbe sembrare) e ci avviamo a piedi al mio alloggio percorrendo alcuni sentieri sinuosi.

Gli chalete la comunità al femminileselezionata e internazionale
Quattro eleganti chalet sparsi sull'isola possono accogliere fino a un massimo di otto ospiti, e sono sempre al completo. Con i suoi sentieri serpeggianti e le sue alture ondulate ricoperte di muschio, SuperShe assomiglia un po' alla Terra di Mezzo, ma con iurte. Gli chalet, in ogni caso, sono in puro stile hygge scandinavo: pareti bianche, lenzuola bianche immacolate, e soffici tappeti in vello di pecora che fanno venire immediatamente voglia di camminare a piedi nudi per sgranchirsi le dita dei piedi. Ma adesso non c'è tempo per una cosa del genere: stanno per servire la cena in spiaggia. Tutti i pasti sono consumati insieme, con l'obiettivo di fare conversazione e rilassarsi. A tavola mi presentano alle altre “SuperShe”.

Per riuscire a essere ammesse in questo posto si deve presentare una domanda vera e propria e l'intero iter di selezione, unitamente alle possibilità effettive di essere scelte, al confronto fa sembrare una bazzecola l'ammissione in un'università dell'Ivy League. Quest'estate per un centinaio di posti sono arrivate candidature da ottomila donne, perlopiù la settimana scorsa. Tra le mie commensali SuperShe di questa sera ci sono un'attivista israeliana e Katayoun Khosrowyar, la straordinaria allenatrice della squadra femminile iraniana di calcio under 19. Ci accomodiamo a un elegante tavolo bianco sistemato sulla battigia e a servirci al crepuscolo è Camilla Kaarla-Haverinen, la chef. Ogni cosa è romantica al massimo. L'insalata è decorata da fiori di campo locali (tutti gli alimenti consumati qui arrivano da un raggio di 40 chilometri al massimo), ogni alimento è integrale e salutare in modo quasi eccessivo, a basso contenuto di carboidrati, senza latticini e senza alcolici.

Chiacchierando con Camilla le riferisco che alcuni hanno deriso la loro isola, definendola un posto per ricche signore che praticano yoga in calzoncini corti e mangiano bacche di goji. Lei, quasi scandalizzata, risponde: “Non ci sono bacche di goji qui: non sono finlandesi”. Come non ci sono bevande alcoliche e bacche di goji, così non ci sono gerarchie sociali. Tutte coloro che lavorano sull'isola, dalla chef alle addette alla pulizia, siedono assieme alle ospiti. E tutte chiacchierano senza distinzioni. La conversazione inizia quando la brezza si insinua tra gli alberi, e prosegue per tutta la sera, spaziando su tutto, dalla velocità con la quale una nave si decompone nell'acqua salmastra al fare affari in Iran se si è donne, alle sensazioni che si provano al riguardo del proprio fisico dopo aver partorito.

Tutto è estremamente piacevole. In ogni caso, gli ambienti esclusivamente femminili godono di rado di buone recensioni sulla stampa, e anche questo posto ha i suoi denigratori. Molti hanno chiesto a Kristina Roth se si sia ispirata a Themyscira, la terra d'origine di Wonder Woman, un luogo bellissimo ma assai poco rilassante, visto che i visitatori corrono il rischio di essere infilzati da una lancia. Questi preconcetti sono vecchi di millenni, ormai: la stessa Wonder Woman si ispira alle amazzoni, guerriere così coraggiose che si dice che si amputassero un seno per poter usare meglio l'arco (da qui il nome, un tempo ritenuto di origine greca: “a” che significa “senza” e “mazos” che significa “seno”). Tuttavia, Kristina Roth smentisce categoricamente che questa isola sia anti-uomini. Non nega di aver subito discriminazioni nel corso della sua vita, come quasi tutte le donne. “Se considero la mia iniziativa nell'ottica del #MeToo? Certo, conosco centinaia di storie a questo proposito. Assolutamente”. In ogni caso, non ha interesse alcuno a ingaggiare discussioni o a lanciarsi in speculazioni. Questo progetto non mira a contrastare gli uomini, ma ad aiutare le donne. Se c'è una donna che presenta domanda di ammissione all'isola e dice di farlo perché odia gli uomini, finisce in fondo alla pila di domande.

Kristina Roth ha deciso di fondare SuperShe poco dopo aver venduto la sua società Matisia Consultants. Non rivela per quanto l'abbia venduta, perché dice che non le piace parlare di valore netto. Tuttavia, una cosa è certa: chi “non ama parlare di valore netto” tende a non fare la spesa da Lidl. Kristina Roth si rifiuta anche di rivelarmi la sua età, o di dirmi quanto abbia versato per acquistare quest'isola nel settembre scorso. “Non mi piace parlare di numeri… Preferisco mantenere una certa riservatezza sulle cifre e questo genere di cose. Preferirei quasi dirti quante volte ho fatto sesso questa settimana”. (Però, per inciso, non me lo dice.)

L'idea di fondo di Kristina Roth era creare un posto dove le donne potessero rilassarsi, fare il punto sulla loro vita e ritrovarsi, legare tra loro. Oppure, come si legge sul sito web, semplicemente “unire donne cazzute di tutto il mondo”. Adesso, dopo questa prima isola, Kristina Roth intende comprarne una seconda nell'arcipelago di Turks e Caicos e, se possibile, arrivare a dieci isole del genere. La motivazione dietro alla scelta di non ammettere uomini è che “gli uomini hanno una dinamica assai diversa quando sono in gruppo”. (Paradossalmente, Kristina Roth ha trovato quest'isola grazie a un uomo: i genitori del suo fidanzato vivono su un'isola qui vicino, da dove lei ha visto mettere in vendita questa e si è sentita incoraggiata ad acquistarla in quanto è raro trovarne.)

Coloro che criticano questo mondo moderno tutto al femminile si sono concentrati soprattutto sul suo paradosso intrinseco: SuperShe è un'isola creata per combattere la discriminazione, ma è essa stessa assai discriminatoria. Quando all'inizio di quest'anno ha iniziato a girare voce di quest'isola tutta al femminile, un denigratore ha detto alla Cnn che essa è la “creazione di una donna bianca ricca per altre donne bianche ricche identiche a lei”. L'ufficio del difensore civico finlandese per l'eguaglianza ha svolto un'indagine per verificare se si qualificasse per un caso di discriminazione illecita, ma così non è stato. “Sono assolutamente contraria a ogni forma di discriminazione” dice Kristina Roth. “Voglio offrire alle donne la fiducia e gli strumenti necessari a chiudere il divario con gli uomini”. Considerare il suo eremo femminile qualcosa di totalmente estraneo al quadro generale – la discriminazione femminile, il divario presente in tutto il mondo per ciò che concerne gli stipendi – secondo lei è del tutto ingiusto.

La differenza di genere in primo luogo colpisce le donne, quindi le soluzioni sono naturalmente indirizzate a loro. “Se i nostri workshop fossero sul ringiovanimento vaginale, in che modo discrimineremmo gli uomini non invitandoli a tali laboratori?” La sua risposta alle critiche riguardo alle spese (soggiornare una settimana su questa isola costa quattromila euro) è che creando un rifugio in mezzo al mare – con tanto di linee elettriche e tubi dell'acqua che passano sottacqua, e cibo e ospiti accompagnati sia all'andata sia al ritorno – i costi sono elevati per forza di cose. “Se potessi chiedere 9,99 dollari, lo farei”. * Dopo cena, le SuperShe e io andiamo nella sauna. L'atmosfera è cordiale e divertente. È un po' come stare tra sorelle. C'è chi discute su chi si metterà in topless e chi no, e le fazioni propendono in buona misura per determinate nazionalità. Alcune donne si spogliano immediatamente. Altre sono invitate a farlo prendendole un po' in giro (“metti in mostra le tette!”). Nello stare in una sauna sedute insieme ad altre donne a sudare c'è qualcosa di davvero molto rilassante.

Quando sulla Finlandia tramonta il sole, corriamo verso il mare per una corroborante nuotata nell'acqua che toglie il respiro. Questa, dice una, è “utopia”. Si tratta di una descrizione bella e desolante a uno stesso tempo. La parola deriva dal greco antico e non esprime ottimismo, essendo formata da “ou” che significa “no” e “topos” che significa “posto”. Nessun posto. Un posto così perfetto da non poter esistere. Al termine della nuotata, mi avvio a piedi da sola lungo il sentiero nel bosco per rientrare nello chalet comune. Come sa bene chiunque abbia visto un thriller scandinavo, camminare in una foresta di pini può essere un'esperienza agghiacciante. All'improvviso, invece, mi accorgo di provare una strana sensazione: mi trovo in una foresta buia e mi sento perfettamente a mio agio. Mi rendo conto anche del fatto di non essermi quasi mai sentita a disagio fino a questo momento. Ti accorgi dello sguardo maschile soltanto quando non c'è più. Più o meno come accade al sordo e costante brusio che fa il frigorifero.

Nel bagliore dello chalet, alcune donne sgranocchiano cereali e frutta secca, scambiando due chiacchiere con Camilla. Io parlo con Khosrowyar, l'allenatrice iraniana, e con Jennifer Lopez (non “quella”), una ballerina che vive a Madrid. Ce ne stiamo sedute a mangiucchiare cereali e frutta secca, parlando della vita in genere e di lavoro, di accudimento dei figli e di sensi di colpa. Lopez ha due bambini piccoli e dice che questa è “utopia”. È la seconda a parlarne nel giro di poco.

A mano a mano che la serata si prolunga, sono colpita da quanto sia raro tutto ciò. Non il fatto che le donne si trattengano a chiacchierare in cucina, ma che si siedano a chiacchierare in cucina. Ricordo che da bambina osservavo con curiosità la madre di una mia amica in casa sua: si spostava di qua, passava lo straccio di là, scompariva e riappariva, sempre lavando e pulendo. Perché, mi chiedevo, non si sedeva mai?

A ripensarci, col senno di poi, naturalmente so perché: aveva otto figli. Oggi sono stupita dal fatto che stesse ancora in piedi, più che dal fatto che non si sedesse mai. Sedersi a chiacchierare è una cosa che le donne – che ancora oggi si occupano della stragrande maggioranza dei lavori domestici non retribuiti – fanno assai di rado. È spossante. È qualcosa che esautora di ogni potere. Come puoi combattere una battaglia per l'uguaglianza se non vedi mai gli altri generali? Qui, però, lo si può fare. Chiacchieriamo, e ci scambiamo gli indirizzi di posta elettronica. La notte bianca è ormai agli sgoccioli. Stanotte dormirò il sonno profondo e silente delle foreste finlandesi. Domani praticheremo yoga. Stasera, invece, chiacchieriamo, standocene sedute. E siamo insieme, non sole.

Catherine Nixey ha pubblicato “The Darkening Age: The Christian Destruction of the Classical World”(Macmillan).

Informazioni: Catherine Nixey è stata ospite di SuperShe Island e Finnair.

SuperShe Island è aperta da giugno a metà settembre. Soggiornare sull'isola una settimana costa quattromila euro a persona, compresi trasferimenti in macchina e in barca dall'aeroporto. Il soggiorno di tre giorni costa duemila euro. Finnair ha cinque voli diretti da Londra a Helsinki al giorno, a partire da 97 sterline. Per maggiori informazioni visitate il sito VisitFinland.

Traduzione di Anna Bissanti © 2018 The Financial Times

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