PARMALAT 31 marzo 2004Bondi accusa BankAmerica | | Enrico Bondi scende in campo contro Bank of America (BoA) scagliando accuse gravi all'indirizzo dell'istituto Usa coinvolto in alcune tra le più oscure operazioni finanziarie della Parmalat . In un esposto alle Procure di Parma e Milano e al ministero delle Attività produttive, il commissario straordinario di Collecchio denuncia la BoA per la «sistematica opera di occultamento di gran parte della contabilità e della documentazione di operazioni gravemente sospette e lesive dell'integrità patrimoniale del gruppo» e le imputa una condotta illecita per avere incamerato «rilevantissime somme detenute a titolo di collaterali soggetti a revocazione e ottenuti nella piena consapevolezza dello stato di difficoltà del gruppo». Il documento, datato 10 febbraio, emerge dai faldoni depositati presso la Procura di Milano per l'avviso di conclusione delle indagini condotte dai pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino. Due operazioni spiegano la reazione di Bondi: quella imperniata su Eurofood, la finanziaria irlandese della Parmalat di cui la BoA ha ottenuto dal Tribunale di Dublino la messa in liquidazione, e quella collegata a due misteriose entità societarie delle Isole Cayman, Food Holding e Dairies Holding. La regia, in entrambi i casi, è di Bank of America.
Da Dublino a Caracas. La vicenda Eurofood origina dal back to back da 180 milioni di dollari verso Parmalat del Venezuela e Parmalat del Brasile. Nell'esposto si fa riferimento alla sola operazione verso il Venezuela. La BoA aveva erogato alla consociata Parmalat di Caracas un credito di 80 milioni garantito da un deposito liquido di ammontare equivalente effettuato da Eurofood presso la filiale di Londra della banca. Il 23 dicembre, quando lo stato d'insolvenza della Parmalat e i falsi di Collecchio sono ormai di dominio pubblico, il debito residuo di Eurofood ammonta a 65 milioni. E, di fronte alla bancarotta conclamata, la BoA escute la garanzia, incamerando gli 80 milioni depositati su un suo conto. Il reato commesso dall'istituto non si esaurirebbe, secondo Bondi, «nell'ambito della bancarotta preferenziale», ma potrebbe sfociare nella «distrazione e/o ricettazione fallimentare». Da qui l'obiettivo della BoA di sottrarre Eurofood alla procedura concorsuale italiana, per evitare che Bondi possa recuperare «quanto dalla banca indebitamente incamerato».
Dalle Cayman al Brasile. Ancora più grave la vicenda imperniata su Food e Dairies Holding. Le due società delle Cayman emisero obbligazioni per 300 milioni di dollari collocate dalla BoA e col denaro acquistarono il 18,18% della consociata brasiliana della Parmalat. Nel contempo sottoscrissero un contratto di put verso Parmalat Capital Finance, che s'impegnò ad acquistare quel 18,18% di Parmalat Brasile per 423 milioni di dollari, un valore stratosferico, garantendo a Food e Dairies Holding 123 milioni di plusvalenza. L'operazione - sostiene Bondi nell'esposto - non era altro che un prestito della BoA a Parmalat Brasile, garantito dalla stessa Parmalat Brasile».
Libanesi e riciclaggio. Due rapporti della Digos, del 7 e del 13 febbraio 2004, a loro volta depositati presso la Procura di Milano, accendono i riflettori su un nuovo, inquietante capitolo della maxi-inchiesta Parmalat. «Dal 4 al 6 febbraio scorso è stata monitorata la presenza in Italia di due cittadini libanesi con passaporto canadese, sospettati di svolgere all'estero attività di riciclaggio con finalità di terrorismo», è scritto nella nota del 13 febbraio inviata a Greco. «Nel corso dei servizi di pedinamento - vi si legge - sono emersi legami dei due stranieri con soggetti legati al gruppo Parmalat, tuttora in fase d'identificazione». I libanesi messi sotto controllo, entrambi nati a Beirut, sono Naji Abi Khalil e John Shahin. Gli investigatori al lavoro fanno capo alla sezione antiterrorismo, sono stati attivati dalla direzione centrale polizia di prevenzione, con sede a Roma. E nel rapporto inviato alla magistratura milanese si legge che «l'attività investigativa è stata svolta su richiesta pervenuta dalle autorità americane», dall'ufficio Fbi di Little Rock, in Arkansas, che «ha da tempo in corso un'attività d'indagine su operazioni di trasporto illegale e riciclaggio di denaro posto in essere attraverso il confine tra Stati Uniti e Canada, attività che hanno come fine il finanziamento di non meglio specificati gruppi terroristici». Il 5 febbraio i due libanesi si sono recati a Collecchio, dove ha sede Parmalat, e hanno incontrato un uomo alla guida di un auto risultata intestata alla Parmalat spa, recandosi «all'interno di una palazzina attigua e comunicante con uno stabilimento del gruppo, tanto da considerarsi di sua pertinenza». Altri accertamenti sono in corso.
Fiorani sotto tiro. «Nell'acquisto dei terreni dell'area Polenghi Lombardo, e nella relativa operazione di finanziamento a favore di Calisto Tanzi, emerge chiaramente che la Popolare di Lodi ha agito di concerto con l'imprenditore in modo da creare le condizioni economico-finanziarie tali che, a fronte della concessione di una linea di credito personale a favore dello stesso Tanzi, se ne garantisse la restituzione tramite la costituzione di alcuni contratti di pegno collegati alla compravendita dei citati terreni, di proprietà di un altro soggetto giuridico appartenente al gruppo Parmalat». La citazione è nelle considerazioni finali del rapporto redatto dalla polizia tributaria di Milano, inviato alla magistratura di Milano l'8 febbraio 2004. L'argomento all'ordine del giorno era il ruolo svolto dalla Lodi successivamente all'acquisizione di Eurolat, ceduta dal gruppo Cragnotti alla Parmalat, con particolare riferimento alla compravendita dei terreni della Polenghi Lombardo. E il lavoro svolto dalla Guardia di Finanza rappresenta un problema in più, di non poco conto, per Fiorani.
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