indagine ismea 26 luglio 2005Consumi alimentari in caduta | | ROMA. Consumi alimentari domestici in caduta libera. La crisi economica colpisce la tavola degli italiani: dal 2000 al 2004 la contrazione degli acquisti è risultata pari al 10%, con una variazione media annuale pari al - 2,6% e una sostanziale stabilità della spesa (+0,4 per cento). Lo segnala il “Rapporto sui consumi alimentari in Italia” dell’Ismea, presentato questa mattina a Roma al ministero delle Politiche agricole. «La riduzione significativa dei consumi domestici - spiega Arturo Semerari, presidente dell’Ismea - è legata da una parte alla dinamica dei prezzi, dall’altra alle modifiche della spesa nelle famiglie». Hanno molto inciso eventi traumatici che vanno dalla fluttuazione dei prezzi determinata dall’introduzione dell’euro alle situazioni climatiche avverse, da una rete di distribuzione carente all’influenza aviaria. «Il vero condizionamento, però - dice Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori - è il diminuito potere d’acquisto delle famiglie italiane”. In ogni caso l’incremento dei prezzi al consumo è risultato notevolmente superiore a quello alla produzione, dove c'è stato un sensibile aumento dei margini, che non può essere giustificato neppure dall'aumento dei costi legati al petrolio, come logistica e trasporti. «Questa situazione impone un intervento di monitoraggio continuo della catena del valore - sottolinea Ezio Castiglione, direttore generale dell'Ismea - per assicurare un'equa distribuzione della ricchezza prodotta all'interno delle filiere agroalimentari in relazione alla qualità e alla tipologia di servizi offerti». Si calcola che, in media, i ricarichi sui prodotti dal produttore al consumatore incidano fra il 300 e il 400%, con casi estremi. Un esempio per tutti: sulle carote si registrano rincari del 1000%, assolutamente insostenibili. «Dall’indagine emerge con chiarezza - dice Trefiletti - un quadro più che di preoccupazione di vera e propria drammaticità, in quanto il vistosissimo calo dei consumi riguarda un settore anelastico, nel quale variazioni importanti denunciano situazioni gravi». Secondo Federconsumatori è sceso anche il livello di qualità degli acquisti e ci si affida sempre più alle occasioni, al “pago due, prendo tre”, per risparmiare. «Questo alle lunghe rappresenterà un problema per le imprese - mette in guardia Trefiletti - che devono investire in innovazione tecnologica per migliorare la competitività».
I risultati dell’indagine
L’indagine Ismea, che ha esaminato i consumi in Italia negli ultimi 5 anni, ha evidenziato un calo generalizzato. I più colpiti sono i prodotti ortofrutticoli, che hanno registrato una contrazione degli acquisti domestici del 17%, con un volume in calo dai 6 milioni e mezzo di tonnellate del 2000 ai 5,4 milioni del 2004. Nell’arco dei 5 anni si è anche ridotto dell’11% il consumo di derivati dei cereali, dove le variazioni positive della pasta e dei prodotti per la prima colazione hanno compensato il calo di riso e panetteria. Si pasteggia meno con vino e spumante, che hanno registrato un calo dell’11%, a fronte di una crescita della spesa di circa il 5 per cento. I prezzi sono risultati in aumento del 17% rispetto al 2000. Si è ridotto il consumo di oli e grassi del 6,7%, mentre risulta in crescita del 16% la spesa (da 1,4 a 1,6 miliardi di euro). Flessione del 9% anche per i prodotti lattiero caseari e ittici e del 10% per carni, salumi e uova.
I prodotti trainanti e quelli in crisi
Tra i prodotti trainanti, che nonostante l’incremento dei prezzi non hanno registrato flessioni negli acquisti oli extravergini d’oliva, vini doc, yogurth, preparazioni surgelate e pasta fresca. In crisi, invece, carni avicole, burro, paste ripiene, ortaggi freschi e prosciutto cotto, che hanno fatto segnare una contrazione dei consumi nonostante un incremento dei prezzi inferiore alla media.
La “popolarità” dei prodotti
L’Ismea ha anche valutato la “popolarità” dei prodotti fra i consumatori. Pasta di semola, pane, formaggi e salumi sono i prodotti che negli ultimi cinque anni hanno registrato i più alti indici di penetrazione, anche se il pane, a quota 91%, ha registrato un calo di tre punti percentuali in termini di diffusione del consumo. L’’indicatore di pasta di semola e formaggi si avvicina al 100 per cento. Fra i salumi il primato spetta al prosciutto cotto, seguito dal crudo, dai salami e dalla mortadella. I tipi di frutta più diffusi sono mele e banane, seguite da arance, pere e pesche. Fra gli ortaggi in prima linea pomodori e insalate, seguite da zucchine e patate.
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