economia
30 agosto 2005
Mandelson: «Sul tessile soluzione entro settembre»

Appena rientrato dalle vacanze in Campania, Peter Mandelson si ritrova a fare i conti con l'impegnativo rompicapo generato dal blocco delle importazioni di sei categorie di prodotti tessili cinesi.
Entro la settimana il commissario Ue al Commercio intende sottoporre ai 25 Governi europei, e poi al Governo cinese, una bozza di soluzione, per alleviare i disagi provocati a importatori, distributori e dettaglianti dal blocco di circa 80 milioni di capi ( dai pullover, alle T-shirt ai reggiseni) in arrivo dalla Cina, fermi nei containers alle dogane europee. Obiettivo: sbloccare la situazione entro la metà di settembre.
Mandelson, apparendo ieri di fronte ai giornalisti, non ha voluto sbilanciarsi sulla via d'uscita in corso di elaborazione. « Non posso accettare che i distributori europei siano penalizzati » , ha precisato il commissario, specificando però che resta « l'obiettivo prioritario di preservare l'accordo generale sottoscritto a Shangai il 10 giugno tra la Commissione e il Governo cinese » .
Non facile trovare la quadratura del cerchio. Tuttavia, appare plausibile che Bruxelles proponga qualche forma di sanatoria che escluda dalle quote previste dall'intesa di giugno le merci che hanno ottenuto licenze in un limitato primo periodo successivo all'intesa. Non sono ampi però i margini di manovra per Mandelson, che dovrà coagulare una maggioranza qualificata di Governi Ue a favore. I Paesi europei restano però spaccati in un fronte ( comprendente i " produttori tessili" Italia, Francia Spagna e Portogallo) più attento all'esigenza di limitare la marea di importazioni cinesi e un altro schieramento nordico ( che include Germania, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia) più sensibile alle esigenze di rispettare le consegne dalla Cina previste da trader e commercianti.
Pechino preferisce restare alla finestra. E, dopo aver accettato meno di tre mesi fa di autolimitare l'export, fissando un tetto tra l' 8 e il 12% sulla crescita di nove categorie tessili, non ne vuole sapere ora di attingere a parte delle proprie quote spettanti nel 2006, per alleviare i disagi già emersi nel 2005.
Anche la possibilità di sfruttare le quote non utilizzate a beneficio di tipi di prodotti che hanno già raggiunto il tetto resta assai limitata visto che solo una categoria ( filati di cotone) è lontana dal limite, mentre in queste ore una settima categoria ( vestiti da donna) dovrebbe toccare la soglia.
In questa situazione intricata, Mandelson cerca di respingere le accuse di aver concepito male l'accordo. « La Commissione, gli Stati membri e la Cina hanno delle responsabilità, ma nessuno può essere criticato in particolare — si è difeso il commissario — in quanto ci troviamo di fronte a situazioni senza precedenti sul mercato tessile globale » . Minimizzato anche il rischio di trovare " scaffali vuoti" nei negozi europei. « La storie del terrore che preconizzano penuria di abbigliamento in Europa come durante l'ultima Guerra mondiale non sono giustificate » ha ironizzato Mandelson.
Grande ora l'attesa dei produttori tessili comunitari. « Ogni proposta che contemplasse costi aggiuntivi per l'industria tessile europea, dovrà anche prevedere un modo per compensarli » , specifica Francesco Marchi, direttore degli affari economici di Euratex, l'associazione europea di settore.
« Quanto esposto da Mandelson — ha commentato il viceministro alle Attività produttive, Adolfo Urso — rispecchia le richieste e le aspettative del governo italiano sul pieno mantenimento dell'accordo che tutela la produzione europea dalla concorrenza sleale » .
Di tutt'altro tono i commenti del ministro del welfare, Roberto Maroni, secondo il quale Mandelson « è inadeguato a fare il commissario » , dal momento che prospetta una sanatoria solo due mesi dopo aver siglato un accordo sulle quote con Pechino. « Mandelson dovrebbe dimettersi » , gli ha fatto eco il sottosegretario leghista alle Attività produttive, Roberto Cota.