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contratti
14 settembre 2005
I medici verso nuovi scioperi

Ultimatum al Governo dai 135mila medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale: allo sciopero già in programma per il 17 ottobre se ne aggiungerà un altro di 48 ore il 14 e 15 novembre se il rinnovo contrattuale non sarà chiuso in fretta. E con l'ultimatum i sindacati hanno dettato le loro condizioni per allentare la morsa delle agitazioni.
Per evitare il sit in in programma il 4 ottobre davanti al ministero della Salute, i medici chiedono al Governo di approvare in Consiglio dei ministri entro quella data la pre intesa sul quadriennio normativo 2002 2005 e il primo biennio economico del nuovo contratto sottoscritta prima dell'estate e che potrebbe approdare a Palazzo Chigi già venerdì prossimo. Ma vogliono contemporaneamente anche il via libera all'atto di indirizzo del Comitato di settore sanitario per il secondo biennio economico 2004 2005, che dovrebbe essere messo a punto mercoledì 21 settembre.
Lo sciopero del 17 invece non si tocca, a meno che non siano avviate subito le trattative per il rinnovo dell'ultima parte del contratto.
Per evitare lo sciopero a novembre poi la richiesta è che entro i primi giorni dello stesso mese sia chiusa la prima parte del contratto già sottoscritta, compresi i passaggi alla Corte dei conti e ancora al Consiglio dei ministri, per far arrivare gli arretrati ( tra 10mila e quasi 17mila euro pro capite) in busta paga già a fine novembre.
« È il massimo della nostra disponibilità, con un contratto scaduto a fine 2001, 45 mesi fa, un nuovo testo già firmato e i passi indietro del Governo sulle risorse da lui stesso proposte » , ha affermato Serafino Zucchelli, segretario dell'Anaao, il maggior sindacato degli ospedalieri.
« Il ritardo non è più tollerabile. Ringraziamo il ministro della Salute, Storace ha detto Stefano Biasioli, presidente della Cimo per l'impegno sulla chiusura della trattativa ( si veda Il Sole 24 Ore dell' 11 settembre), ma ora vogliamo fatti e date concrete » .
« Tra Finanziaria e deficit di risorse per la Sanità i fondi contrattuali, che le Regioni hanno già rischiano di essere solo virtuali » , ha detto Massimo Cozza della Fp Cgil medici.
L'attacco dei sindacati è anche alla devolution: « È un lusso che l'Italia non può permettersi. La responsabilità delle Regioni è palese mentre l'Aran ormai è inadeguata al contratto » , ha aggiunto Giuseppe Garaffo, segretario della Cisl medici.
« Siamo costretti allo sciopero ha concluso Armando Masucci, segretario di Federazione Medici Uil Fpl e il problema non è solo economico: anche la nuova normativa che garantisce più tutele resta inapplicata » .
I medici chiedono anche che le Regioni siano più responsabili, in quanto " datori di lavoro" nel Ssn, delle scelte e della gestione sanitaria e che il Governo non tenti di scaricare sulla Sanità il giudizio di insostenibilità dei conti pubblici.