Giovedí 05 Aprile 2007
Professori, è ora di mettersi in rete

DI ANTONIO CARLO LARIZZA
E LUIGI DELL'AGLIO
Si racconta che il filosofo greco Aristotele facesse lezione camminando: i suoi discepoli lo ascoltavano seguendolo in lunghe e affascinanti passeggiate, mattutine e serali. Ma più dissacrante di lui, per la didattica di allora, fu Socrate: il maestro di Platone discuteva di filosofia sporco e malvestito, vagando per l'Atene del V secolo a.C.
Nulla a che vedere con Pitagora. Il pensatore di Samo apparteneva a una generazione precedente. Aveva fondato a Crotone la sua scuola, dove trasmetteva il sapere - ispirato da Dio - nascosto dietro a una tenda. Nessuno poteva vedere né lui, né la sua gamba. Che la leggenda vuole d'oro.
Antonio Marsano e Alberto Pian non assomigliano a Socrate. Sono maestri puliti, ben vestiti, garbati. Ma hanno qualcosa in comune con l'irriverente filosofo: han dissacrato la didattica del loro tempo, squarciando il velo dei programmi scolastici. E come Socrate lo hanno fatto con semplicità disarmante: inventando nuovi usi per vecchi strumenti.
I vecchi strumenti sono le nuove tecnologie. Internet, la posta elettronica, ma anche il podcasting, la condivisione di video, foto e contenuti autoprodotti. Tecniche di trasmissione del sapere che sono entrati nella nostra pratica quotidiana, ma non in quella dell'apprendimento scolastico. Ecco la rivoluzione: utilizzare questi strumenti nelle aule, lì dove nessuno li ha mai impiegati. I frutti di Antonio e Alberto - ma anche di altri maestri e maestre illuminate - sono raccolti in queste pagine. Con la passione per i nuovi media hanno cambiato per sempre la vita dei loro allievi. Ma hanno anche ritrovato se stessi, superando lo stereotipo che l'insegnante ha dell'insegnante, scoprendosi educatori originali. Oggi che la conoscenza si produce e circola fuori dalla scuola, hanno fatto un favore anche a questo istituto. Che così potrà rinnovarsi senza crollare.
La sfida è incalzante: alimenta studi e preoccupate inchieste. Non si tratta solo di carenza di pc in classe. La causa della crisi è molto più profonda. «Una parte consistente degli insegnanti - spiega Roberto Maragliano, ordinario di Tecnologie dell'istruzione all'Università di Roma Tre e autore del Manuale di didattica multimediale - trova ancora notevoli difficoltà ad assumere l'atteggiamento mentale che le nuove tecnologie richiedono, e che i giovani hanno già maturato. Così - continua Marigliano - nella scuola, diversamente da quanto avviene nell'industria, l'innovazione è vista come un problema e non come una soluzione».
Bisogna spronare, nel modo giusto, il docente perché entri nella nuova dimensione. Intanto l'ostacolo verrà gradualmente superato dal turn over generazionale degli insegnanti. «Diffidenza e rifiuto caratterizzano quei maestri e professori che non avevano mai visto un pc e, trovandolo a scuola, lo hanno percepito come una complicazione», osserva Giuseppe Longo, ordinario di Scienza della comunicazione all'Università di Trieste, autore di Homo technologicus. Ora i ragazzi cominciano a vedere in cattedra trentenni cresciuti con il computer. «Forse - continua Longo - la fase culminante della crisi è già alle nostre spalle». Una sensazione che viene confermata anche dall'Osservatorio permanente dei contenuti digitali , che in occasione di Docet 2007 ha presentato il rapporto «Digital generation 2.0: i ragazzi, la scuola, le tecnologie». La maggior parte degli studenti tra i 13 e i 18 riconosce a internet «la capacità di allargare i confini» e «l'utilità ai fini della ricerca». Seppur con qualche incertezza, questa idea è condivisa anche dagli adulti.
Eppure, in classe si avverte incomunicabilità. Spesso, «per non disturbare le lezioni», il computer è collocato nel laboratorio, che è quasi sempre chiuso. «Il pc è considerato una macchina specialistica, e non la macchina generalista per eccellenza», sostiene Maragliano. Nelle aule, si continua ad applicare il metodo tradizionale di insegnamento, basato sul presupposto che i ragazzi possano apprendere solo in modo «ordinato, cioè lineare e sequenziale», come gli studenti di un lontano passato.
La diagnosi è certa, ora si attendono terapie efficaci da attuare con i mezzi disponibili. Non servono a molto i corsi di aggiornamento per gli insegnanti: «la rete deve entrare in casa del docente, avviare un cambiamento nella sua esistenza», spiega Maragliano. Il professore saprà condividere con gli alunni l'esperienza del computer quando anche per lui la rete occuperà un posto significativo nella vita quotidiana, quando la userà regolarmente per le proprie esigenze. In questo modo, il docente non perderà il proprio ruolo, lo riacquisterà. «Costruisca il sapere insieme con gli studenti, sia il loro interlocutore - sottolinea Maragliano - sia il primo a vivere la realtà del computer, trasformandosi in nodo di rete». Se l'insegnante non si mette in gioco, il mondo dei ragazzi gli apparirà sempre più una realtà aliena, fa notare Longo. Se, invece, nell'uso del computer si sviluppa l'empatia insegnanti-studenti, la scuola uscirà dalla crisi. «Naturalmente - aggiunge Longo - l'interazione primaria è tra docenti e ragazzi: quel teatro del sapere che solo il docente sa mettere in scena». La creatività degli studenti non nasce solo dall'uso di strumenti tecnologici. Questi aiutano la formazione. Ma non bastano. Come nell'Atene di Socrate, così nelle nostre scuole il sapere deve uscire da dietro la tenda. Fare rete. E mettersi in cammino.o