ENERGIA
27 maggio 2004
Da 35 nuove centrali 18mila megawatt

La sfida delle nuove centrali. I prezzi della Borsa elettrica - effetto però degli incerti del greggio - e le prospettive di un mercato energetico più aggressivo spingono molti degli investimenti in nuove centrali elettriche.
Molte aziende elettriche guardano con attenzione l'elenco delle 35 centrali già autorizzate dal 2002 a oggi. Dei numerosi progetti ancora sulla carta, alcuni sono sicuramente appetibili per un investimento.
C'è chi ha seguito la strada dei vari decreti "sblocca-centrali", dalla prima bozza dell'allora ministro dell'Industria Enrico Letta fino alle misure più strutturate del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. E chi - come ha fatto per esempio l'Eni - ha snobbato i percorsi più facili e ha conseguito le autorizzazioni secondo il più classico e consolidato iter procedurale irto di carte bollate.
Dopo anni senza più alcun grande progetto, oggi il sistema elettrico dispone di 17.767 megawatt in più. Megawatt in buona parte ancora cartacei. Molti però stanno diventando realtà. Nei giorni scorsi l'Eni Power - appena inaugurato l'impianto pavese di Ferrera Erbognone - ha cominciato a far girare le turbine della nuova centrale di Ravenna, l'Enel (che giorni fa ha dato il via all'impianto siracusano di Priolo) ha avviato il rodaggio dell'impianto siciliano di Termini Imerese, oggetto di una ristrutturazione profonda. E a giorni è attesa l'inaugurazione di una centrale dell'Edison in Calabria.
Insomma, forse l'allarme blackout per quest'estate sarà superato dalla corsa ai nuovi impianti. Una corsa che non convince alcuni produttori elettrici. Troppi megawatt in più potrebbero generare una sovraccapacità produttiva che - come in ogni mercato aperto - in qualche anno darebbe una mazzata ai prezzi del chilowattora, com'era accaduto anni fa in Gran Bretagna.
La sovraccapacità produttiva andrebbe a tutto beneficio dei consumatori, i quali sanno apprezzare la competizione sui prezzi, ma a svantaggio dei conti di alcune società elettriche e dei loro azionisti.
Tant'è che si stimano realizzazioni effettive di 12mila megawatt, ai quali aggiungere 4mila nuovi megawatt per il potenziamento delle centrali già esistenti.
Una quantità di chilowattora che basterà a riconquistare quel margine di riserva necessario a scongiurare i blackout, ma che resta poca cosa per un mercato assetato di corrente a basso prezzo.
Nel frattempo, sono in lista d'attesa una settantina di progetti di nuovi impianti, pari a 40.160 nuovi megawatt. Stando al censimento puntuale condotto ieri dal ministero delle Attività produttive, la regione con il maggior numero di progetti per i quali è in corso l'iter di autorizzazione è la Lombardia, con sedici dossier aperti per complessivi 7.750 nuovi megawatt.
Segue il Lazio, con undici progetti per nuovi 5.996 megawatt da costruire. E la Campania, con sette centrali per complessivi 3.861 megawatt. Progetti di grandi dimensioni (da 1.100 megawatt la richiesta presentata dalla svizzera Atel a Magliano, nel Cuneese) e di taglia contenuta (i 250 megawatt voluti dall'Italgen a Carrara); progetti dei colossi del chilowattora fino ad aziende in veste di "originatori" che poi, ottenute le firme dei sindaci e dei ministeri, venderanno il "pacchetto" chiavi in mano.
È accaduto per esempio a Teverola (Caserta), progetto avviato dalla Mpe del gruppo Merloni e ora acquisito dalla Rätia Energie, il gruppo svizzero di Poschiavo (Grigioni) che ha già realizzato un parco eolico in Basilicata di circa 10 megawatt, che detiene il 35% del trader elettrico milanese Dynameeting e che partecipa al progetto internazionale dell'elettrodotto San Fiorano-Robbia.
Ed è accaduto per esempio a Scandale, in Calabria, dove l'Endesa Italia, filiale della società elettrica spagnola, ha appena conseguito il parere della valutazione di impatto ambientale del ministero dell'Ambiente. E da tempo si ragiona sulle centrali della Mirant, la compagnia statunitense che si è ritirata dall'Italia lasciando però numerosi progetti già avviati.
Nuovi progetti sta attivando Energia Spa (la controllata da Cir e Verbund di cui si riferisce ampiamente nell'articolo a pagina 33), azienda che insieme alla centrale di Termoli ha in corso gli iter autorizzativi per Modugno (Bari), Aprilia (Latina), Pisticci (Matera), Bertonico-Turano Lodigiano (Lodi) e Cremona. Un cenno a una nuova iniziativa: domenica la Ste di Padova inaugurerà a Paullo (Milano) una centrale idroelettrica che adotta tecnologie finora mai sperimentate al mondo.