mostra 24 marzo 2005Giorgio de Chirico, ritratto di un pittore-filosofodi Francesco Prisco | | Ritratto di un pittore inteso come filosofo. Potrebbe essere questo il sottotitolo di “Giorgio de Chirico, l’enigma e la gloria”, in programma a Catanzaro nel Complesso monumentale di San Giovanni, dal 25 marzo al 30 giugno, una personale che ripercorre l’intera carriera del Maestro nativo di Volos utilizzando come elemento di analisi le influenze della filosofia novecentesca sul suo lavoro. La mostra, curata da Claudio Crescentini e Tonino Sicoli in collaborazione con Maurizio Calvesi, è una vera e propria occasione di rilettura e riflessione critica sull’opera di de Chirico, nel tentativo di fare luce innanzitutto sul valore enigmatico della sua Metafisica, oltre alla valenza filosofica di chiaro stampo nietzscheano del proprio iter artistico. Da qui la scelta di assecondare, attraverso le ottanta opere esposte, non un percorso cronologico ma uno tematico, diviso in quattro sezioni. Si parte da “Et quid amabo nisi quod aenigma est?”, interamente incentrata sull’enigmaticità della produzione di de Chirico. C’è spazio per gli “Interni metafisici”, per i “Mobili nella valle”, ma anche per le “Muse”, i “Cavalli in riva al mare” ed i “Gladiatori”, tutti lavori che rimandano all’influenza che ebbe sul pittore la lettura de “La nascita della tragedia” di Nietzsche, con l’affermazione del dualismo tra le categorie dell’apollineo e del dionisiaco. La seconda sezione si intitola “La rivelazione della metafisica” ed è una delle proposte più interessanti dell’intera esposizione catanzarese. Vi sono infatti esposti numerosi disegni, degli anni Dieci e Venti, per lo più inediti o poco esposti, che trascinano lo spettatore in alcune delle ambientazioni predilette dal giovane de Chirico: quel “Viaggio” così intriso di atmosfera mitica da mettere il Maestro di Volos in diretta continuità con la grande tradizione pittorica italiana e quella svolta classicista così osteggiata dai surrealisti (siamo all’inizio degli anni Venti), con i suoi nudi antichi ricollocati in spazi astratti. Terza sezione è, invece, “L’enigma del museo” ed offre una suggestiva panoramica sulla straordinaria cultura pittorica di de Chirico. Ne emerge il profondo attaccamento all’arte di maestri del passato come Michelangelo, Tintoretto, Rubens, Franz Hals, Watteau, Tiziano, Verrocchio, Rembrandt, tutti ripresi e citati dal Grande Metafisico nelle opere che compongono questa sezione della mostra. Il percorso si chiude con “Nulla sine tragoedia gloria”, riflessione sull’influenza che de Chirico ha esercitato sulle successive generazioni di artisti. Ai suoi lavori vengono infatti abbinate alcune opere di importanti autori che, dagli anni Sessanta agli Ottanta, hanno costantemente fatto riferimento a segni e i simboli dechirichiani. Si va da Claudio Abate ad Ubaldo Bartolini ma anche a Mario Ceroli, Lucio Del Pezzo, Stefano Di Stasio, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Giuseppe Gallo, Renato Mambor, Carlo Maria Mariani, Gino Marotta, Fabio Mauri, Hidetoshi Nagasawa, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Luca Maria Patella, Vettor Pisani, Massimo Pulini, Alessandro Romano, Mimmo Rotella fino ai revival di Mario Schifano. In fatto di scelta delle opere, ma anche per i saggi che arricchiscono il catalogo, l’attenzione dei curatori si è concentrata sul recupero dell’evoluzione dechirichiana, senza rigide divisioni in periodi, stili e tecniche. Si è insomma rinunciato a quell’approccio che da sempre ha caratterizzato la vicenda critica dell’artista: non più una rassegna di “molteplici de Chirico” (metafisico, neobarocco, naturalista, renoiriano, realista e così via) ma l’analisi di un unico autore, cresciuto insieme con la sua visione filosofica del mondo e con la sua visione artistica della filosofia.
Giorgio de Chirico, “L’enigma e la gloria”, Catanzaro, Complesso Monumentale del San Giovanni Dal 25 marzo al 30 giugno Catalogo: Edizioni AR&S
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