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Economia e Lavoro
rapporto ocse
Un anziano seduto su una panchina (Fotogramma)
28 marzo 2006
L'italia invecchia e cala la produttività
M. Do.

Un calo della produttività e un invecchiamento della popolazione che entro 15 anni vedrà la quota di ultra 65enni superare il 50% degli occupati.

A ciò si aggiungono ritardi rispetto alla media sia sull'occupazione giovanile, sia su quella che riguarda le fasce di età più avanzate. Sono queste alcune delle caratteristiche dell’Italia che emergono da Fatcbook 2006 dell'Ocse, l'annuario statistico in cui l'organizzazione parigina riassume dati e cifre comparative dei sui Paesi membri.

Sulla media del triennio 2002-2004 in Italia, dice l'Ocse, la produttività per ora lavorata è calata, in controtendenza rispetto a tutti gli altri Paesi con l'unica eccezione del Portogallo. Nel frattempo le performance più elevate si sono registrate in Slovacchia, Corea del Sud e Repubblica Ceca. Guardando al caso italiano l'Ocse rileva che nel 2002 la produttività per ora lavorata è calata dell'1,28%, nel 2003 ha accusato un’ulteriore contrazione dello 0,38% e nel 2004 un parziale recupero pari allo 0,73%, mentre nei 15 Paesi dell’Unione europea cresceva dell'1,49 per cento.
Secondo l’organizzazione parigina, la necessità di rilanciare la produttività per gli anni a venire in Italia si accompagna alle difficoltà sul fronte demografico e alla notevole incidenza della popolazione anziana rispetto ai lavoratori attivi. Se nel 1980, rileva l’Ocse, in Italia gli ultra 65enni rappresentavano il 13,1% del totale, venticinque anni dopo, nel 2005, la loro quota è lievitata al 19,7%, e nel 2020 - secondo le stime dell'organizzazione - crescerà fino al 22,2 per cento. L'Italia, avverte l'Ocse, è uno dei quattro stati membri - assieme a Francia, Ungheria e Giappone - in cui l'incidenza degli ultra 65enni rispetto alla forza lavoro supererà il 50% entro il 2020: per la penisola la stima indica un incremento dal 41,9% del 2000 al 54,5% nel 2020.

Guardando all'impatto del crescente invecchiamento della popolazione rispetto alla forza lavoro, secondo l’Ocse, ulteriori problemi derivano da due caratteristiche negative del mercato occupazionale italiano: al lavoro ci sono pochi giovani e pochi ultra 55enni. Sull'occupazione giovanile – quella relativa alla fascia di età 15-24 anni - l'Italia è alla 26esima posizione sugli oltre 30 paesi elencati del Factbook 2006, con un tasso di occupazione del 27,2% nel 2004. Ancora peggiore è la situazione della fascia di età 55-64 anni, dove la penisola è 27 esima con un 30,5 per cento. Più in linea con la media, rileva l’Ocse, l'incidenza del part-time, dove l'Italia si conquista una posizione di metà graduatoria con il 14,9 per cento. Sempre sul fronte del lavoro, l'organizzazione parigina sottolinea un'altra peculiarità che contraddistingue il panorama occupazionale italiano, collocandolo in controtendenza rispetto alle economie con i maggiori
livelli di reddito pro capite. Molto elevato è il tasso dei lavoratori in proprio, tanto che con un 27,3% il Paese si colloca vicino ai vertici della graduatoria Ocse, dietro a Turchia (prima), Grecia, Messico e Corea. Ulteriore caratteristica tipica dell'Italia, rispetto alle altre economie più avanzate, è, infine, quella della forte percentuale di piccole imprese, tanto che la Penisola è terza assoluta nella classifica Ocse per incidenza delle aziende con meno di 20 addetti, dietro a Repubblica Ceca e Australia: in Italia rappresentano il 93,2% degli occupati totali.

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