evento
19 maggio 2006
Alla Galleria Borghese
il genio maturo di Raffaello

di Celestina Dominelli

Gli anni della piena maturità che rappresentano anche il momento più intenso e problematico della sua produzione.

Perché la monografica dedicata a Raffaello Sanzio, che si apre oggi alla Galleria Borghese, e che si concluderà il prossimo 27 agosto, è un viaggio alla scoperta del percorso che condusse il genio urbinate da Firenze a Roma. Un periodo che prende le mosse dallo "Sposalizio della Vergine" (1504), uno dei primi capolavori dell'artista rinascimentale, e che termina nella capitale quando il pontefice Giulio II lo chiamò nel 1508. È la fase che ruota attorno alla "Deposizione Baglioni", terminata da Raffaello nel 1507.
La città eterna rende così omaggio, per la prima volta, al "pittore romano" per eccellenza che proprio qui seppe dar vita a una iconografia rimasta immutata per secoli.
La mostra, curata dalla direttrice della Borghese, Anna Coliva, conduce fin dentro i meandri di quel linguaggio universale che Raffaello ha saputo ideare. E, tra le 24 tavole e i 26 disegni approdati a Roma nel tentativo di ricostituire momentaneamente l'antica collezione Borghese di opere dell'artista, la sensazione prevalente è di piacevole stordimento. Amplificato dalla possibilità di ammirare in unica rassegna i più celebri capolavori dell'urbinate, spesso custoditi fuori dai nostri confini, che hanno fatto salire il valore assicurativo della rassegna fino a un miliardo di euro.
Raffaello, "La Belle Jardinière", 1507, olio su tavola, 122 x 80 cm, Parigi, Museo del Louvre, 122 x 80 cmCosì il Louvre di Parigi ha lasciato partire per la prima volta "La Belle Jardinière", comprata a Siena per conto di Francesco I ed esposta assieme al cartone ad olio, proveniente dalla National Gallery of Art di Washington. Da Berlino, dallo Staatliche Museen, è giunta la "Madonna Colonna", mentre il Prado di Madrid ha concesso la "Sacra Famiglia con l'agnello", affiancata in sala da una tela di Fra' Bartolomeo, "L'Adorazione del bambino". Un accostamento che suggerisce, nei colori e nelle linee, straordinari parallelismi tra i due artisti. Dalla National Gallery di Londra sono invece arrivate la "Madonna Aldobrandini" col Bambino e San Giovannino, accompagnata da quattro studi che ne documentano il tormentato concepimento, e il "Sogno del cavaliere", l'unica rappresentazione profana di Raffaello insieme al suo pendant, "Le Tre Grazie", conservato al Museo Condé di Chantilly. E ancora la "Madonna dei Candelabri" (Walters Art Museum di Baltimora). Il primo di una consistente mole di ritratti in mostra nella capitale. Come "La gravida" della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, o la "Dama col liocorno", da molti considerata la risposta raffaelliana al capolavoro leonardesco de "La Gioconda".
Raffaello, "Madonna col Bambino" (Madonna Colonna), 1507, olio su tavola, 77,5 x 58,6 cm, Berlino, Staatliche MuseenMa è "la Deposizione" il fulcro della rassegna. L'opera è stata al centro di un complesso lavoro di recupero, guidato da Kristina Hermann Fiore, che ha proceduto all'eliminazione dell'ultima vernice, relativa all'intervento operato dall'Istituto Centrale per il restauro tra il 1966 e il 1972. Inamovibile per dimensioni e fragilità, la "Deposizione" costituisce, secondo il soprintendente del Polo museale romano, Claudio Strinati, "l'anello di congiunzione tra il periodo fiorentino e quello romano". Ma è anche la base per quel "rivoluzionario passaggio" dalla struttura compositiva tradizionale alla concezione dinamica dello spazio che troverà compiuta espressione negli affreschi delle "Stanze vaticane". La pala era l'elemento centrale di un grande "altare architettonico", ora ricostruito e formato nella parte superiore da un Dio Padre dipinto da Domenico Alfani su disegno di Raffaello e completato da due pannelli con grifoni e da una predella con le virtù teologali. Realizzata nel 1507 per Atalanta Baglioni, che la commissionò per commemorare l'uccisione del figlio e del marito, la pala fu poi trafugata da Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che la prelevò dalla Chiesa di San Francesco a Perugia per trasferirla nella collezione di famiglia. Per la grande rentrée romana del genio urbinate, la "Deposizione" è tornata però agli antichi splendori, restituita nella sua interezza agli sguardi rapiti ed emozionati dei visitatori.