Tempo libero e Cultura
archeologia
2 giugno 2006
Scoperto il sarcofago della moglie di Tutankamon
di Aristide Malnati

Stando a dichiarazioni provenienti dagli ambienti archeologici in Egitto l’équipe dell’Università di Memphis (Usa), che nello scorso febbraio localizzò una nuova tomba nella Valle dei Re (a pochi metri da quella celeberrima di Tut Ankh Amon), avrebbe identificato uno dei sette sarcofagi in essa presenti quale contenitore delle spoglie di Ankhesenamon, che di Tut fu fedele e inseparabile sposa.



Il sarcofago, in parte danneggiato da parassiti del legno, non è stato ancora completamente aperto, ma presenta - e sarebbe l’unico dei sette – elementi in grado di farne supporre un impiego reale; inoltre palesa un sigillo con inciso parte del nome proprio della regina consorte di Tut.
«A questo si aggiunga un piccolo sarcofago smaltato in rosa con funzioni ornamentali, trovato all’interno del contenitore più grande. Rappresenta un indizio ulteriore che ci indica la presenza di un personaggio di alto rango: insomma abbiamo almeno 70 possibilità su cento che la nuova tomba kv 63 contenga il sarcofago della regina Ankhesenamon», dichiara Mansur Boraik, archeologo del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto e stretto collaboratore di Otto Schaden, direttore del team dell’Università di Memphis.

Se la scoperta venisse confermata, ci sarebbero buone speranze di trovare all’interno del manufatto ligneo anche i resti mummificati della famosa sovrana; e l’eventuale mummia apporterebbe elementi sostanziali a un periodo centrale della storia egizia, che la bella Ankhesenamon ha attraversato in qualità di probabile sposa di almeno tre faraoni. Figlia più giovane tra le tre avute dalla coppia regale Akhenaton-Nefertiti, la futura moglie di Tut nacque e crebbe in pieno periodo amarniano, quando, sotto l’impulso di Akhenaton, in riva al Nilo si sviluppò la prima esperienza monoteista della storia, concentrata nell’adorazione del disco solare dell’Aton: proprio in onore di quest’unica divinità la giovane si chiamò Ankhesenpaaton, a richiamare anche nell’onomastico la fede monoteista di tutto un popolo.

Tragicamente tramontato il sogno di Akhenaton e restaurato il politeismo dai potenti sacerdoti tebani, Ankhesenpaaton, cambiato nome in Ankhesenamon, sposò il nuovo sovrano (e fratellastro) Tutankhamon, di 4 anni più giovane. La storia della giovane coppia fu effimera e fugace, interrotta dalla tragica e inaspettata dipartita del faraone-bambino (1325 a. C.); e fu anche turbata dalla disgrazia di due figli nati morti, i cui corpicini sono stati pietosamente seppelliti accanto alla salma del padre, nella famosa sepoltura (la kv 62) scoperta da Carter nel 1922.

Improvvisamente sola, la ancor giovane regina fu costretta ad unirsi in seconde nozze con il machiavellico Ay (più anziano di 40 anni), visir di Tut e ora nuovo sovrano. Due tavolette d’argilla trovate sul sito di Hattusa (Turchia), antica capitale degli hittiti, riportano una richiesta d’aiuto che la vedova egizia scrisse a Suppiluliuma, re di quel popolo: lo supplicava di inviarle in sposo un principe hittita, a cui avrebbe consegnato il trono d’Egitto; il principe partì con la delegazione, ma non arrivò mai a destinazione: la sorte di Ankhesenamon era segnata. Tuttavia l’ormai attempata regina sopravvisse ad Ay e diventò la sposa del nuovo faraone Horemheb, ex capo dell’esercito e sovrano finale della XVIII Dinastia: costui, di oscuri natali, si vide obbligato a prendere in moglie una regina per legittimare il suo nuovo ruolo di monarca assoluto.

Finì in uno dei primi anni del lungo regno di Horemheb l’avventurosa esistenza terrena di Ankhesenamon, che ora dopo più di tre millenni tornerebbe a rivelarsi agli egittologi; e, se l’appartenenza del sarcofago venisse confermata, sorgerebbe spontanea la domanda sulla reale funzione della sepoltura da poco esplorata: si tratterebbe di un laboratorio per la mummificazione o piuttosto di una ‘cachette’, un nascondiglio, dove i sacerdoti vollero nascondere personaggi importanti per sottrarli alla vendetta da parte di qualcuno?

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