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La pecora Dolly ci stupirà ancora
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| (Domenica, 16 gennaio 2005) |
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di Ian Wilmut
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Credo che sia possibile cambiare il fenotipo di cellule adulte, un'idea che mi viene dalla nascita di Dolly. È stata il primo adulto di qualunque specie mai clonato da un altro adulto. Prima di lei, i biologi pensavano che i meccanismi sottostanti alla formazione dei diversi tessuti adulti fossero così complessi da essere irreversibili. La sua nascita ha dimostrato che i meccanismi attivi nel nucleo di una cellula epiteliale di mammella, trasferito in un ovulo non fecondato, potevano essere invertiti da fattori sconosciuti interni all'ovulo. Consideriamo scontato il processo attraverso il quale, a partire dalla fecondazione di una sola cellula, l'embrione produce i molteplici tessuti di un adulto. Siccome quasi tutte le sue cellule contengono la stessa informazione genetica, i cambiamenti devono essere prodotti da differenze sequenziali nella funzione dei geni. Cominciamo a scoprire i fattori che producono tali cambiamenti, anche se ci resta molto da imparare. In particolare sappiamo poco sulla gerarchia che decide dell'influenza dei vari fattori di regolazione. Credo che quando ne sapremo di più, potremo ottenere che cellule di un dato tessuto ne formino un altro. Da tempo, siamo abituati a pensare che le cellule siano influenzate dall'ambiente esterno e a usare metodi specifici di coltura in vitro per controllarne la funzione. La nuova ricerca aggiunge una dimensione ulteriore. Per raggiungere i nostri fini, impareremo ad accrescere l'attività dei fattori intracellulari. (...) Ci resta molto da imparare sull'approccio ottimale alla "transdifferenziazione". Bisogna invertire il processo di differenziazione fino a uno stadio precoce rifacendo lo stesso percorso all'incontrario? O è possibile ottenere direttamente un cambiamento passando da un percorso a un altro? Forse la risposta varia da tessuto a tessuto. Le implicazioni per la medicina saranno profonde. C ellule specifiche di un certo tessuto, prelevate da pazienti, consentiranno di studiare differenze genetiche o eventuali terapie. Non per questo bisogna interrompere la ricerca sulle cellule staminali embrionali: le conoscenze che ne deriveranno saranno essenziali per sviluppare i nuovi approcci che ho in mente. Di converso, capire i meccanismi che riprogrammano le cellule creerà nuove e importanti opportunità per l'uso delle staminali embrionali. Al ricercatore e al clinico andrebbero lasciate tutte le scelte possibili. In ultima istanza, credo che questo approccio alla formazione tessutale sarà la grande eredità dell'esperimento Dolly e avrà ramificazioni ben più ampie della mera produzione di discendenti clonati.
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