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I geni dell'intelligenza
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| (Domenica, 16 gennaio 2005) |
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| di Steven Pinker
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Nel 1974, Marvin Minsky scrisse che «nell'anatomia e nella genetica del cervello c'è posto per un meccanismo ben più grande di quello che, oggi, chiunque sia disposto a ipotizzare». Oggi molti fautori della psicologia evoluzionista sono disposti a ipotizzare il ricco meccanismo che Minsky invocava trent'anni fa. Per esempio, credo che la mente sia organizzata in sistemi cognitivi specializzati per ragionare su oggetti, spazio, numeri, esseri viventi e altre menti; che siamo attrezzati con emozioni innescate d agli altri (empatia, colpevolezza, ira, gratitudine) e dal mondo fisico (paura, disgusto, meraviglia); che abbiamo modi diversi per pensare a — e provare sentimenti per — persone che hanno con noi rapporti diversi (genitori, frtelli, parenti, amici, marito o moglie, amanti, alleati, rivali, nemici); e vari driver periferici per comunicare con altri (linguaggio, gesti, espressione facciale). Quando dico che lo credo ma non posso dimostrarlo, non intendo dire che sia una questione di fede ingenua e nemmeno un'intuizione idiosincratica. Posso fornire motivi empirici e teorici della mia credenza, ma non la posso dimostrare. L'idea di una natura umana riccamente dotata non convince ancora gente ragionevole che cita spesso alcuni aspetti della neuroanatomia, della genetica e dell'evoluzione, i quali sembrano contraddirla. Credo, ma non posso dimostrare, che tali obiezioni saranno superate dal progresso delle scienze. Per quanto riguarda neuroanatomia e neurofisiologia, i critici citano l'apparente omogeneità della corteccia cerebrale e l'interscambiabilità del tessuto corticale in esperimenti in cui frammenti di corteccia sono stati ricollegati o trapiantati in animali. Credo che l'omogeneità sia un'illusione dovuta al fatto che il cervello è un sistema per elaborare informazioni. Così come tutti i libri sembrano uguali a chi non capisce la lingua in cui sono scritti e i Dvd di tutti i film appaiono uguali sotto il microscopio, la corteccia può sembrare omogenea. Contiene tuttavia diverse configurazioni di connettività e di preferenze sinaptiche che le permettono di computare funzioni molto diverse. Credo che tali differenze saranno rivelate da un'espressione genica diversa durante lo sviluppo della corteccia. Credo anche che l'apparente interscambiabilità della corteccia esista soltanto negli stadi iniziali di sistemi sensori con esigenze computazionali simili, per esempio quella di isolare le transizioni nette di un segnale nello spazio e nel tempo. Per quanto riguarda la genetica, i critici citano l'esiguo numero di geni umani (oggi ritenuti meno di 25mila) e la loro somiglianza con quelli di altri animali. Credo che i genetisti troveranno un vasto magazzino di informazioni nelle regioni non codificanti del genoma (nel cosiddetto Dna spazzatura) le cui dimensioni, disposizione spaziale e composizione potrebbero avere effetti notevoli sull'espressione genica. I geni stessi, cioè, possono codificare per la carne viva dell'organismo che è più o meno la stessa in tutte le specie, mentre la sua scultura in circuiti cerebrali può dipendere da un corpus molto più ampio di informazione genetica.
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